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Liguria digitale nell’agendina segreta di Alessio Butti: verso un cloud federato

Il Sottosegretario all’Innovazione traccia la rotta digitale del Paese dall’inaugurazione del nuovo SOC/NOC di Liguria Digitale: «Senza capacità computazionale autonoma c’è solo dipendenza». Spinta su nucleare, reti in-house e tecnologia satellitare.

GENOVA – La corsa dell’Italia verso l’autonomia strategica e la transizione digitale passa per i cavi sottomarini, i data center e la robotica di Genova. In occasione dell’inaugurazione del nuovo centro di controllo integrato per la sicurezza e le reti (SOC/NOC) di Liguria Digitale, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti, ha tracciato una vera e propria roadmap della sovranità tecnologica nazionale.

Secondo l’esponente del governo, il capoluogo ligure non rappresenta più solo uno snodo logistico marittimo, ma una piattaforma concreta in grado di integrare infrastrutture, competenze, intelligenza artificiale e calcolo ad alte prestazioni (HPC).

Analizziamo i punti chiave del discorso del Sottosegretario e le loro implicazioni strategiche per il sistema-Paese.

Il binomio tra calcolo quantistico e sovranità: «Senza autonomia c’è dipendenza»

Il primo pilastro del manifesto politico-tecnologico di Butti tocca il cuore geopolitico della transizione: la proprietà e il controllo dei dati e della potenza di calcolo. Il Sottosegretario ha acceso i riflettori sul quantum computing, la prossima frontiera tecnologica che ridefinirà la sicurezza e la capacità predittiva degli Stati.

«Il futuro della capacità computazionale passerà sempre più dall’integrazione tra intelligenza artificiale, HPC, quantum ed energia. L’Italia dispone di competenze straordinarie e di una nuova strategia nazionale che sta attirando l’interesse di investitori italiani e internazionali. Dobbiamo valorizzare queste energie e trasformarle in crescita. Senza capacità computazionale autonoma non c’è vera sovranità digitale: c’è dipendenza.»

L’avvertimento di Butti è netto. In un panorama globale dominato dai giganti statunitensi e cinesi, l’alleanza tra AI, supercalcolo (HPC) e tecnologie quantistiche è l’unico scudo contro la colonizzazione digitale. La “strategia nazionale” citata punta a fare dell’Italia un hub attrattivo, capitalizzando su centri di eccellenza già esistenti (come il Cineca o l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova) per non relegare il Paese a mero fruitore passivo di tecnologie altrui.

Le inhouse tornano al centro della scena e occupano uno spazio di rilievo nell’agenda di Governo.

Il nodo energetico: il nucleare nel mix strategico

L’espansione dei Data Center e l’addestramento dei modelli di Intelligenza Artificiale richiedono una quantità di energia senza precedenti. Butti affronta il problema alla radice, sdoganando un tema industriale cruciale per la sostenibilità a lungo termine delle infrastrutture digitali.

«Attrarre investimenti è importante, ma queste infrastrutture devono inserirsi in una visione strategica che tenga insieme cloud, AI, dati, sicurezza, servizi pubblici, industria e ricerca. Tutto questo richiede energia. Per sostenere la crescita delle nuove tecnologie serve una pianificazione stabile e di lungo periodo. Anche il nucleare, insieme alle altre fonti, deve essere parte della riflessione sul futuro energetico del Paese.»

Per la prima volta l’ecosistema digitale viene esplicitamente legato alla politica energetica pesante. I Data Center non possono essere considerati cattedrali nel deserto; necessitano di una rete elettrica stabile e potente. L’apertura al nucleare di nuova generazione riflette una presa di coscienza pragmatica: la transizione digitale non è “immateriale”, ma poggia su infrastrutture fisiche energivore che richiedono continuità di approvvigionamento.

Oltre il PNRR: la rete delle società “In-House” regionali

Guardando alla gestione pratica della Pubblica Amministrazione e alla messa a terra dei progetti, Butti propone una trasformazione strutturale del modello italiano, valorizzando i campioni digitali del territorio come Liguria Digitale, CSI (Piemonte), Lepida (Emilia-Romagna) e Aria (Lombardia).

«La seconda [direttrice] riguarda le in-house regionali. Liguria Digitale, CSI, Lepida, Aria e altre realtà pubbliche possono diventare nodi di una rete nazionale capace di accompagnare il Paese anche oltre il PNRR.»

È la risposta alla grande domanda che assilla gli osservatori: cosa succederà dopo la scadenza dei fondi europei del PNRR? L’idea del governo è quella di federare queste eccellenze regionali in-house (aziende a capitale interamente pubblico) per creare un network nazionale standardizzato. Questo eviterà la frammentazione dei servizi ai cittadini e garantirà che i progetti di sanità digitale e interoperabilità avviati non si arenino per mancanza di governance centralizzata.

“Modello Genova” come benchmark nazionale

In conclusione, l’intervento del Sottosegretario Butti promuove la Liguria a laboratorio ideale della digitalizzazione italiana, un’area dove la logistica portuale tradizionale si sposa con i cavi sottomarini che collegano l’Europa al resto del mondo.

Se la politica, le imprese e la ricerca sapranno muoversi con la stessa “ambizione” registrata a Genova, la sovranità tecnologica italiana smetterà di essere un manifesto programmatico per diventare un asset economico misurabile.