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Canone Unico Patrimoniale: l’appello di CFWA all’Esecutivo

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Di fronte al rischio di paralisi per la digitalizzazione e di fallimento per decine di piccoli provider locali, l’intero settore delle telecomunicazioni chiede al Governo un’unica misura risolutiva: esentare i rivenditori di servizi di connettività dal pagamento delle quote minime del tributo comunale, ancorando il prelievo al solo numero effettivo delle utenze attive.

L’ennesimo campanello d’allarme per il comparto è stato suonato dalla Coalizione del Cloud e Fixed Wireless Access. Per voce della sua presidente Sara Servili, l’associazione che raggruppa circa sessanta imprese dell’ecosistema FWA ha espresso profonda preoccupazione all’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del recente decreto legislativo sui tributi locali. Sebbene il provvedimento abbia riordinato la natura tributaria del Canone Unico Patrimoniale, ha infatti lasciato del tutto inascoltati i richiami giunti dalle Commissioni parlamentari e dagli operatori di rete, mantenendo irrisolta una controversia che sta soffocando il mercato.

Il nodo fondamentale risiede nell’errata e sproporzionata interpretazione che molti Comuni applicano al tributo, pretendendo la quota minima annuale di ottocento euro anche da quei soggetti che non possiedono alcuna infrastruttura fisica nel sottosuolo, ma si limitano ad affittare la rete dal proprietario per erogare la connessione ai clienti finali. Una distorsione che porta ad addebitare cifre insostenibili ai piccoli operatori territoriali anche per l’attivazione di un’unica linea in un singolo municipio, penalizzando proprio le realtà impegnate a portare internet nelle aree rurali o montane.

La posizione di CFWA si traduce quindi in un appello urgente all’Esecutivo affinché intervenga nel primo provvedimento utile con una norma di chiarezza.

La proposta dell’associazione punta a stabilire con nettezza che la soglia minima del canone debba gravare soltanto sui titolari delle concessioni e delle reti fisiche, mentre per tutti gli operatori commerciali che erogano i servizi appoggiandosi a infrastrutture terze il tributo vada calcolato esclusivamente in modo proporzionale ai clienti reali gestiti nel territorio comunale. Soltanto attraverso questa precisazione sarà possibile fermare la pioggia di contenziosi amministrativi, evitare la chiusura dei provider locali e garantire la sostenibilità degli investimenti digitali del Paese.