(RegTech News) – ROMA, 12 MAR – L’intelligenza artificiale (IA) non è una rivoluzione immateriale, ma un’operazione infrastrutturale complessa che rischia di trasformarsi in una pesante perdita netta per il sistema Italia. Il Paese si trova dinanzi a un paradosso economico senza precedenti: un ecosistema dove i costi vivi e i rischi ambientali restano a carico del territorio nazionale, mentre i profitti e il controllo strategico emigrano sistematicamente oltreoceano. È questo il cuore del durissimo monito lanciato da Antonio Baldassarra, Amministratore Delegato di Seeweb, nel corso di un’articolata sessione tecnica Al convegno “IA ERA” presso il Senato della Repubblica. Secondo il top manager, l’Italia è chiamata a una scelta di campo immediata per governare le tre variabili che definiranno l’indipendenza del prossimo decennio: Dati, Watt e Sovranità.
Il primo, allarmante pilastro dell’analisi di Baldassarra riguarda i costi nascosti dell’IA, con particolare riferimento all’impatto energetico e alla resilienza delle reti. “Dobbiamo sfatare il mito della nuvola digitale: l’IA ha un corpo fisico fatto di server che consumano quantità enormi di risorse”, ha spiegato l’AD di Seeweb. I numeri presentati descrivono una voracità energetica quasi insostenibile: una singola interrogazione ai modelli di linguaggio generativi (LLM) richiede oggi circa 7 Wh, una cifra che appare astronomica se confrontata agli appena 0,34 Wh necessari per una ricerca web tradizionale. Questo divario di ordini di grandezza si sta già traducendo in una pressione senza precedenti sulla rete elettrica nazionale. Se oggi i data center italiani impegnano circa 0,5 GW di potenza, le richieste di nuovo allaccio già pervenute a Terna sono esplose fino a raggiungere l’incredibile quota di 53 GW. “Soddisfare una simile domanda richiederebbe decine di miliardi di euro di investimenti e uno stravolgimento radicale della topologia della rete nazionale, pensata originariamente per cittadini e imprese, non per alimentare immensi e isolati cluster di calcolo stranieri”, ha avvertito Baldassarra, sottolineando inoltre come l’ostinazione a investire su hardware tradizionale rischi di trasformare queste infrastrutture in “archeologia industriale” precoce di fronte all’emergere di architetture molto più efficienti.
L’analisi si è poi spostata sul piano macroeconomico, dove Baldassarra ha denunciato un modello di business che, contrariamente a ogni logica industriale classica, sembra peggiorare la propria efficienza man mano che scala verso l’alto. Sebbene le stime indichino che il valore della Data Economy italiana potrebbe crescere del 241% entro il 2030, l’incremento dei consumi energetici necessari per alimentare tale crescita è previsto nell’ordine del 796%. Il rischio concreto è che l’Italia finisca per svolgere il ruolo di mero fornitore di “commodity” — fornendo energia elettrica, suolo e acqua — mentre il reale valore aggiunto, la proprietà degli algoritmi e i margini di profitto rimangano saldamente nelle mani di player extra-europei. “Siamo di fronte a un modello estrattivo”, ha rincarato il manager, evidenziando come la crescita del volume d’affari non si traduca automaticamente in un beneficio per il PIL nazionale se il controllo dell’infrastruttura è delegato all’esterno.

Infine, Baldassarra ha sferrato l’affondo più politico e programmatico sul tema del procurement pubblico, indicandolo come la vera chiave per il recupero della sovranità digitale. “È un dato di fatto inaccettabile che il 70% della spesa IT della Pubblica Amministrazione europea finisca oggi direttamente nelle casse di soggetti extra-UE”, ha dichiarato con fermezza davanti alla platea senatoriale. Per l’AD di Seeweb, questa dinamica rappresenta un paradosso fiscale e strategico: il gettito dei contribuenti italiani ed europei viene utilizzato per finanziare e rafforzare proprio quei colossi tecnologici che rendono il continente dipendente e subordinato. La ricetta proposta è una riforma radicale delle gare d’appalto pubbliche che privilegi le infrastrutture di prossimità, la gestione territoriale del dato e le aziende che investono realmente nel tessuto produttivo europeo.
Per Baldassarra, il tempo delle analisi è finito e serve una “gestione patriottica” della tecnologia: “Dobbiamo guardare agli Stati Uniti non solo come fornitori, ma come modello: loro usano il procurement pubblico come leva di crescita per le proprie aziende nazionali. L’Italia deve fare lo stesso, blindando i propri asset digitali e puntando su una sostenibilità che non sia solo facciata, come l’abbandono del raffreddamento ad acqua che noi in Seeweb applichiamo già da dieci anni. Solo così potremo trasformare l’IA in una reale opportunità di sviluppo e non in un debito energetico e politico che graverà sulle generazioni future”.



