La sovranità digitale è la capacità di compiere scelte sovrane in un sistema interdipendente. Se l’Europa non tornerà a produrre e a unificare la propria sicurezza nazionale, il suo declino (dal 25% al 14% del PIL globale in 40 anni) diventerà irreversibile, lasciando il futuro nelle mani di chi possiede la scala e il controllo della pila tecnologica. La dipendenza dagli hyperscaler extra-europei espone lo Stato a rischi di ritorsione e le aziende a perdita di autonomia. Solamente nel 2024, i clienti europei hanno speso quasi 25 miliardi di dollari in servizi infrastrutturali forniti dalle cinque principali aziende cloud statunitensi, pari all’83% del mercato europeo totale. Un giorno non lontano basterebbe un Executive Order del Presidente a bloccare l’accesso dell’Unione Europea ai data center o ai software di posta elettronica americani di cui le nostre aziende e governi hanno bisogno per funzionare.
Le recenti proposte di “cloud sovrano” dei giganti americani come Amazon e Microsoft rappresentino soluzioni parziali che non risolvono il tema della proprietà del software e della giurisdizione extraterritoriale e della nostra dipendenza tecnologica. La proposta centrale consiste nell’utilizzare gli appalti digitali come leva strategica per finanziare e far crescere un ecosistema locale di PMI del Cloud e dell’IA europee native. Solo trasformando lo Stato nel “primo cliente” delle tecnologie nativamente europee sarà possibile costruire un “Airbus del digitale”, garantendo la sicurezza dei dati sensibili e la resilienza delle infrastrutture critiche nazionali di fronte alle nuove sfide geopolitiche.
Sommario
Scenari attuali: analisi di contesto europeo e italiano sulla Sovranità Digitale
Il dibattito contemporaneo sullo sviluppo economico e geopolitico dell’Unione Europea ruota attorno a un unico, cruciale baricentro: la necessità di riconquistare il controllo sulle infrastrutture materiali e immateriali che definiscono la società moderna. Il rischio concreto, infatti, è quello di scivolare verso una condizione di subalternità strutturale nei confronti dei grandi agglomerati industriali d’oltreoceano. Molti analisti concordano sul fatto che l’attuale assetto dei mercati rischi di trasformare i governi in soggetti passivi, incapaci di autodeterminarsi di fronte allo strapotere delle piattaforme globali. Questa preoccupazione di natura filosofica e politica è al centro delle riflessioni che denunciano come La sovranità che scivola via. Tra tecnomonarchi, subalternità europea e il coraggio delle idee imponga una reazione immediata e coraggiosa, fondata sulla costruzione di un’alternativa industriale autonoma che rimetta al centro i valori democratici del vecchio continente. L’allarme non è puramente teorico, ma trova riscontro pratico nei dati di settore raccolti dagli osservatori internazionali, i quali segnalano un progressivo impoverimento delle competenze ingegneristiche e produttive locali. Questa tendenza è confermata dai gridi d’allarme lanciati dalla comunità scientifica e industriale, preoccupata per il fatto che secondo molti esperti sulla Sovranità Digitale l’Europa sta perdendo la capacità di costruire tecnologia, un deficit cognitivo e operativo che mette a rischio il futuro economico delle prossime generazioni.
Per arginare questa deriva, le istituzioni di Bruxelles hanno messo in campo un impianto regolatorio senza precedenti, cercando di fare della norma giuridica uno scudo protettivo per il mercato unico. Il tentativo è quello di creare un ecosistema integrato in cui la tutela dei diritti dei cittadini coincida con lo stimolo alla concorrenza leale. L’efficacia di questa strategia complessiva viene analizzata esaminando la convergenza di testi fondamentali come l’AI Act, il Data Act e i regolamenti sui servizi digitali, tracciando una panoramica organica su come si articola la Sovranità digitale europea: AI Act, cloud e regolazione del mercato tecnologico. L’azione normativa ha trovato un momento di solenne formalizzazione politica in documenti programmatici condivisi, i cui contenuti sono stati oggetto di un esame critico per metterne in luce le potenzialità e le zone d’ombra, come avviene nel Commento analitico alla Dichiarazione per la Sovranità Digitale Europea. Questa architettura di regole deve tuttavia misurarsi con la realtà pragmatica dei mercati finanziari, dove la tentazione di accettare compromessi al ribasso in cambio di investimenti immediati rischia di vanificare gli sforzi dei legislatori. Questa ambiguità di approccio viene criticata da chi stigmatizza il fenomeno del “Baratto Digitale”, in cui la Sovranità Europea diventa negoziabile, indebolendo la posizione negoziale del continente di fronte ai colossi esteri.
Il fulcro operativo di questa battaglia per l’indipendenza tecnologica si gioca sul terreno dei servizi di calcolo e di memorizzazione remota, un comparto dominato da pochissimi attori globali. Rompere questa dipendenza strutturale richiede l’adozione di contromisure pratiche e di lungo periodo, capaci di orientare le scelte di aziende e amministrazioni. Le soluzioni per invertire la rotta sono strutturate all’interno di documenti programmatici aggiornati, come la Guida alla sovranità digitale europea 2026: oltre la dipendenza dal cloud americano, che offre una mappa stradale per diversificare i fornitori e proteggere i patrimoni informatici strategici. Il consolidamento di una filiera manifatturiera e infrastrutturale autonoma richiede anche alleanze industriali ad alto livello tecnologico, capaci di incidere sui nodi critici dell’hardware. In questa direzione si muovono le diplomazie comunitarie, impegnate in vertici strategici per ridefinire le politiche dei semiconduttori, tra cui spicca l’Incontro tra la Commissaria Virkkunen e Thales su sovranità tecnologica e Chips Act 2.0. Inoltre, la gestione dei grandi centri di calcolo apre frontiere inedite che collegano la transizione tecnologica a quella ecologica, imponendo una pianificazione coordinata delle risorse, un tema approfondito nella Guida alla Sovranità Digitale ed Energetica Europea, che evidenzia l’insostenibilità ambientale di un’infrastruttura non governata localmente.
In questo scenario, i player industriali europei e nazionali stanno unendo le forze per presentare proposte concrete ai governi, rivendicando il valore economico degli asset locali. La necessità di una politica industriale coordinata che valorizzi i data center e le reti nazionali è sostenuta con forza dai principali operatori del settore, i quali hanno delineato una strategia comune basata sulla Visione di Seeweb, Aruba e Dedagroup per una nuova politica industriale italiana fondata su Sovranità Tecnologica e Asset Digitali. La richiesta di un cambio di passo si traduce anche nel tentativo di aggregare la domanda pubblica e privata attorno a standard aperti e indipendenti, un obiettivo promosso attraverso la diffusione di manifesti programmatici, come quando EuroStack ha lanciato il manifesto per un’industria europea indipendente, esortando i governi a non finanziare indirettamente i fornitori monopolisti extra-UE.
La vera chiave di volta per tradurre questi principi in realtà economica è rappresentata dalla spesa pubblica e dal mercato dei contratti statali. Gli appalti pubblici non possono più essere considerati solo come una procedura di acquisto, ma devono diventare lo strumento principale per finanziare l’innovazione locale attraverso clausole di preferenza continentale. Questo cambio di paradigma viene teorizzato nei contributi dedicati all’intersezione tra Appalti Pubblici e Sovranità Tecnologica nella nuova politica industriale europea. L’urgenza di riformare i criteri di selezione del procurement pubblico viene ribadita dagli operatori sul campo, pronti a denunciare gli effetti distorsivi delle attuali prassi amministrative. Questo punto di vista emerge nell’analisi della Ricetta di Baldassarra di Seeweb contro i costi nascosti e il procurement pubblico extra-UE, in cui si evidenziano i pericoli economici e di sicurezza legati all’affidamento delle infrastrutture pubbliche a soggetti stranieri.
Parallelamente alle riforme strutturali, il settore dell’intelligenza artificiale rappresenta il nuovo fronte caldo della competizione globale, un ambito in cui l’Europa cerca modelli di sviluppo alternativi a quelli dei giganti statunitensi. Il successo di realtà innovative capaci di competere sui modelli linguistici dimostra che la via europea all’innovazione è possibile, come dimostrato dall’analisi del Playbook di Mistral AI per la sovranità europea su intelligenza artificiale. Sul piano interno italiano, questa scommessa geopolitica si riflette nelle iniziative istituzionali volte a creare un ecosistema nazionale dell’innovazione, valorizzando i progetti di calcolo sovrano. L’azione del governo si concentra sul sostegno a soluzioni industriali protette, un impegno evidente quando si esamina La scommessa di Alessio Butti sulla sovranità digitale e l’intelligenza artificiale.
Tra i progetti più significativi nati in questo clima di fermento tecnologico si collocano le iniziative industriali italiane volte a creare modelli di intelligenza artificiale integrati con il territorio e rispettosi delle normative sulla riservatezza. Le dinamiche geopolitiche che spingono verso queste soluzioni autonome sono analizzate nei contesti in cui si nota come Il “Sogno” Americano si incrina, mentre in Italia avanza Regolo.AI. I dettagli tecnici e le prospettive di sviluppo di questa piattaforma sono stati al centro di importanti momenti di confronto pubblico tra i massimi esperti del settore, come accaduto in occasione dell’incontro focalizzato su AI e Sovranità del dato con il team di Regolo.ai e Seeweb all’AI Salon di Roma.
L’applicazione pratica di questi modelli sovrani trova il suo sbocco naturale nell’ammodernamento dei servizi sociali dello Stato, dove la tutela dei dati sensibili dei cittadini assume un valore etico e democratico fondamentale. La gestione delle informazioni previdenziali e assistenziali richiede infatti infrastrutture pubbliche protette da qualsiasi ingerenza esterna. Questa necessità istituzionale è stata autorevolmente ribadita dai vertici delle principali amministrazioni pubbliche italiane, convinti che Serve un modello pubblico di IA per il welfare, poiché la sovranità sui dati è una responsabilità democratica. Questa responsabilità democratica si estende inevitabilmente alla protezione dei processi cognitivi e decisionali dei cittadini, minacciati dai modelli di business basati sulla monetizzazione dell’attenzione. In questo senso, le sfide tecnologiche si collegano a una visione più ampia di ecologia sociale, come ricordato negli interventi in cui si spiega perché la Sostenibilità Digitale e la Sovranità cognitiva sono le sfide del secolo. In conclusione, la riconquista della sovranità tecnologica europea richiede un’azione coordinata che unisca la rigidità delle tutele giuridiche alla lungimiranza degli investimenti infrastrutturali, trasformando la spesa pubblica nel motore primario di un’economia indipendente, sostenibile e democratica.
La differenza tra dipendenza digitale e autonomia strategica
Pensate ai vostri documenti più importanti: cartelle cliniche, conti in banca o dati del Comune. Oggi, la maggior parte di queste informazioni è conservata in una “nuvola” (il cloud) gestita da grandi aziende che hanno la base a migliaia di chilometri da noi, negli Stati Uniti. In un panorama segnato da una crescente volatilità commerciale e da tensioni geopolitiche sempre più accese tra le due sponde dell’Atlantico, il colosso Amazon Web Services (AWS) ha rotto gli indugi rendendo disponibile al pubblico il suo European Sovereign Cloud. Questa mossa non è isolata, ma si inserisce in una vera e propria corsa agli armamenti digitali che vede protagonisti i principali “hyperscaler” americani, pronti a tutto pur di non perdere il controllo del lucroso mercato europeo, stimato in oltre 1,4 trilioni di dollari. Amazon dichiara che questo nuovo cloud è un ecosistema interamente situato all’interno dell’Unione Europea, progettato per essere fisicamente e logicamente separato da qualsiasi altra regione AWS nel mondo. Fin dal suo debutto, offre circa 90 servizi avanzati, che spaziano dalla potenza di calcolo pura all’intelligenza artificiale, dai database alla sicurezza delle reti. La vera novità, però, risiede nella gestione: il sistema è governato in modo indipendente da personale residente nell’UE, obbligato per contratto e per legge a rispettare esclusivamente il diritto europeo. AWS garantisce che solo personale autorizzato potrà accedere a una replica del codice sorgente necessaria per la manutenzione, assicurando che i metadati critici, come le configurazioni di fatturazione e le identità degli utenti, non varchino mai i confini comunitari.
Ma basta questo per sentirsi davvero padroni dei propri dati? Il problema vero non è solo dove si trova il computer, ma chi ha in mano le “chiavi” del software. Anche se il custode è locale, la proprietà della tecnologia resta americana. Questo crea una forte dipendenza digitale: una volta che un’azienda o un ministero entra in questi sistemi, uscirne diventa quasi impossibile per via dei costi altissimi e della complessità tecnica. È un po’ come abitare in una casa dove il proprietario può cambiare la serratura quando vuole. In questo contesto di difesa della sovranità digitale, Microsoft non è rimasta a guardare, adottando una strategia speculare e per certi versi ancora più aggressiva sul piano legale. L’azienda di Redmond ha lanciato la sua “Microsoft Cloud for Sovereignty”, promettendo ai governi europei un controllo totale sui propri dati. Per rassicurare i CIO più scettici, Microsoft ha fatto una promessa senza precedenti: l’impegno a resistere in tribunale contro qualsiasi richiesta del governo degli Stati Uniti che miri ad ottenere l’accesso ai dati dei cittadini europei. Si tratta di una sfida diretta al CLOUD Act, la legge americana che teoricamente permette alle autorità USA di sequestrare dati digitali ovunque siano ospitati nel mondo. Microsoft sta puntando tutto sulla “trasparenza totale”, offrendo ai clienti la possibilità di utilizzare chiavi di crittografia gestite direttamente da loro, rendendo i dati illeggibili persino per gli ingegneri Microsoft.
La sfida per l’Europa è titanica: il mercato è ancora dominato per il 70% da attori statunitensi. Nonostante le rassicurazioni tecniche, come il sistema Nitro di AWS che impedisce l’accesso umano ai dati in esecuzione, o i centri di eccellenza di Microsoft in Germania, il dubbio degli esperti rimane: può una filiale europea di una multinazionale americana disobbedire davvero a un ordine del tribunale di Washington? Molti leader tecnologici, tra cui i vertici di Airbus, ammettono di non aver ancora compreso come tecnicamente si possa dichiarare l’immunità dalle leggi extraterritoriali americane pur utilizzando tecnologie nate negli USA.
Mentre AWS espande le sue “zone locali dedicate” in paesi come Belgio, Portogallo e Paesi Bassi, e Microsoft accelera sulla sovranità dei dati sanitari e governativi, l’Europa cerca disperatamente di non restare orfana di autonomia. Il 61% dei direttori informatici europei vorrebbe passare a fornitori locali, ma la realtà è complessa: lo “stack” tecnologico è così integrato con i sistemi americani che migrare altrove non è solo una questione di costi, ma spesso una missione tecnicamente impossibile. La partita per il futuro Airbus del digitale è appena iniziata, e si gioca sul sottile confine tra promesse legali, crittografia impenetrabile e la forza bruta della geopolitica.
La ricetta di Marietje Schaake per una piena sovranità tecnologica
“La sovranità tecnologica non dovrebbe essere un modello di abbonamento” ha affermato Marietje Schaake sul Financial Times il 14 gennaio 2026). Marietje Schaake, ex europarlamentare olandese (2009-2019), oggi policy director internazionale al Cyber Policy Center di Stanford e fellow allo Stanford Institute for Human-Centered AI, è una delle voci più autorevoli in Europa su tecnologia, democrazia e potere delle big tech. Autrice del libro The Tech Coup: How to Save Democracy from Silicon Valley (2024), denuncia da anni come le democrazie occidentali (e in particolare l’Europa) abbiano ceduto troppo controllo a aziende private statunitensi (e in parte cinesi), trasformando funzioni statali in servizi privati. Nel pezzo sul FT, Schaake argomenta esattamente il problema e i rimedi possibili per un disassoggettamento da Bigtech:
- La sovranità tecnologica europea non può ridursi a pagare un abbonamento (subscription) a servizi cloud, infrastrutture digitali, intelligenza artificiale o piattaforme critiche forniti da giganti USA (AWS, Microsoft Azure, Google Cloud, OpenAI, ecc.).
- Questo modello crea una dipendenza strutturale: l’Europa rischia di perdere giurisdizione effettiva, capacità di enforcement delle proprie leggi (pensiamo al GDPR, DMA, DSA, AI Act) e autonomia decisionale quando Washington — specialmente sotto amministrazioni come quella di Trump — minaccia ritorsioni, blocchi o pressioni geopolitiche.
- Invece di essere “clienti premium” di Big Tech americana, gli europei dovrebbero puntare a proprietà, controllo e capacità produttiva autonoma (build our own stack): investimenti pubblici in infrastrutture digitali aperte, procurement che favorisca fornitori europei o alleati affidabili, e un ecosistema tech che non dipenda da licenze revocabili o da termini di servizio che possono cambiare unilateralmente.
La preoccupazione per la perdita di giurisdizione e rappresentanza a favore delle aziende statunitensi è infatti sempre più centrale nel dibattito europeo, soprattutto dopo:
- Le minacce di tariffe e sanzioni USA contro l’UE se continua a multare o regolare le big tech americane.
- Casi concreti come l’uso di Starlink in zone di conflitto (deciso unilateralmente da Elon Musk).
- La weaponization della tecnologia USA in contesti geopolitici.
Dall’analisi dell’intervento di Roberto Baldoni presso il Senato, si possono estrarre le seguenti dichiarazioni e posizioni chiave, che delineano la sua visione sul rapporto tra commercio, tecnologia e sicurezza:
Audizione del professor Roberto Baldoni
- La competizione sistemica: “Mai come in questo momento le autocrazie organizzate stanno mettendo a dura prova il nostro dominio tecnologico.”
- La non neutralità della tecnologia: “La tecnologia non è neutrale. Non incarna soltanto algoritmi e codice: riflette anche i valori, i modelli di governance e le strutture di potere delle società che la ricercano, la progettano, la producono e la utilizzano.”
Sugli standard e la governance globale
- Il potere di chi innova: “Chi vincerà la sfida tecnologica di oggi deciderà gli standard di domani, esportando i propri modelli di governo tecnologico e di sorveglianza.”
Sulla resilienza delle filiere (Supply Chain)
- Autonomia strategica: “Le democrazie devono aumentare la loro presenza nelle supply chain tecnologiche strategiche attraverso attente politiche industriali e economiche interne per aumentare l’autonomia strategica.”
- Il concetto di partner affidabili: Baldoni introduce l’idea dei “Paesi trusted”, ovvero democrazie avanzate che cooperano su basi industriali e tecnologiche condivise.
Sulla cooperazione internazionale e scala industriale
- L’unione fa la forza: “Agire in modo armonico tra democrazie serve a raggiungere la scala che permette di vincere la sfida tecnologica con le autocrazie.”
- Il ruolo degli USA: “Nessuna democrazia può affrontare da sola questa sfida, inclusi gli Stati Uniti.”
Sulla sovranità tecnologica
- Interdipendenza vs Isolamento: “La sovranità tecnologica non è isolamento, ma interdipendenza strategica tra partner fidati.”
- I rischi dell’indipendenza solitaria: Chi cerca l’indipendenza senza la scala adeguata rischia la “marginalizzazione” e una “vulnerabilità crescente”, finendo per dipendere in modo passivo da tecnologie straniere.
- Definizione di tecnologie affidabili: “Le trusted technologies sono il moltiplicatore democratico: coordinamento, interoperabilità e fiducia nelle diversità.”
Mappa Concettuale della Sovranità Digitale (tratto dalla lectio magistralis del Prof. Baldoni)
Il Cambio di Paradigma: Dall’Energia alla Pila Tecnologica
L’evoluzione dell’autonomia strategica ha subito una metamorfosi profonda. Quarant’anni fa, la sicurezza nazionale era un concetto lineare, ancorato alla stabilità dei flussi energetici e alle risorse fisiche. Oggi, ci troviamo nell’era della “Pax Silica”, dove il potere non risiede più solo nel controllo delle materie prime estrattive, ma nella capacità di dominare una “pila” stratificata di tecnologie digitali interdipendenti.
Confronto dei Modelli di Autonomia Strategica
| Caratteristica | Autonomia Strategica Ieri (Modello Energetico) | Autonomia Strategica Oggi (Modello Tecnologico) |
| Asset Strategico | Risorse fisiche (Petrolio, Gas, Carbone) | Codice, algoritmi, semiconduttori, dati |
| Struttura Catena | Lineare, corta, uniforme, fisica | Reticolare, globale, complessa (migliaia di nodi) |
| Natura del Potere | Controllo dei flussi estrattivi | Controllo di protocolli, standard e nodi insostituibili |
| Logica di Dipendenza | Fisica (pressione sui flussi materiali) | Digitale (pressione su software e hardware critico) |
Connessione Strategica: La tecnologia non è neutrale; essa è un veicolo di valori politici. Se le democrazie non presidiano questa pila, gli algoritmi di controllo delle autocrazie sostituiranno i nostri principi di libertà, imponendo una governance basata sulla sorveglianza.
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Anatomia della Pila (The Tech Stack): Gli Strati del Potere
La sovranità moderna si esercita attraverso il presidio di sei livelli critici. Questa struttura non è solo una gerarchia tecnica, ma una mappa della vulnerabilità nazionale.
- Terre Rare: Il punto di strozzamento materiale. Senza il controllo dei minerali critici, l’intera base hardware globale vacilla.
- Microprocessori: Il “cervello” del sistema. Rappresentano il vertice della capacità di calcolo e della potenza industriale.
- Data Center: Il “corpo” fisico del cloud. Se il server non è sotto giurisdizione amica, il dato è intrinsecamente vulnerabile.
- Telco: Le “arterie” della comunicazione. Il controllo delle reti (es. 5G) determina chi può osservare o interrompere il flusso vitale delle informazioni.
- Infrastrutture Cloud: Lo strato di gestione che abilita la trasformazione digitale di ogni settore, dall’agricoltura ai trasporti.
- Modelli di AI: Il vertice applicativo. L’AI non è solo un servizio, ma un “acceleratore di scoperta” capace di trovare nuovi materiali e algoritmi, moltiplicando il potere di chi la controlla.
- Elementi Trasversali: La Cybersecurity (difesa dell’integrità di ogni strato) e la Workforce (il talento STEM) sono i pilastri senza i quali la pila crolla. Se non possiedi la forza lavoro per controllare la tecnologia, sarai controllato da chi la possiede o dalle macchine stesse.
- Interdipendenza Critica: Il legame tra energia e tecnologia è ormai circolare. Senza energia la pila si spegne, ma senza la pila (si pensi alle Smart Grid) l’energia non viene distribuita. Un fallimento tecnologico è oggi un fallimento energetico.
I Chokepoint Strategici: Chi Controlla i Nodi?
All’interno della pila esistono nodi “insostituibili” che generano monopoli naturali o tecnologici. Chi detiene questi nodi esercita un potere negoziale assoluto.
- ASML (Paesi Bassi): Unico attore al mondo capace di produrre macchine per la litografia avanzata. Senza ASML, la produzione globale di chip di ultima generazione si ferma.
- NVIDIA & OpenAI (USA): Detentori dell’hardware e dei modelli dominanti che definiscono gli standard dell’intelligenza artificiale.
- Cina & Terre Rare: Pechino esercita un dominio quasi totale sull’estrazione e lavorazione, tenendo in scacco la base della pila.
- Il Caso Nexperia: Esempio critico di influenza cinese nel cuore dell’Europa (microchip automotive), che dimostra come il controllo degli investimenti esteri sia ormai una questione di sicurezza nazionale.
La Weaponization della Dipendenza: La dipendenza tecnologica viene oggi “armata” (strumentalizzata). Questo avviene in modo diretto (embargo sui chip) o indiretto, come nel caso del US Chips Act o dell’Inflation Reduction Act (IRA), che esercitano pressioni sugli alleati europei affinché delocalizzino la produzione negli Stati Uniti per non perdere competitività.
Valori e Visioni Contrapposte: Tecnologia come Specchio Politico
La competizione tecnologica è una sfida tra sistemi di governance. Le democrazie promuovono autodeterminazione e trasparenza; le autocrazie progettano tecnologie per il controllo puntuale.
“Il rischio esiziale è la perdita della supremazia tecnologica: se i valori democratici vengono sostituiti da algoritmi autocratici, le nostre società passeranno dalla libertà alla sorveglianza codificata. Chi perde questa sfida non perde solo mercati, ma la propria sovranità politica.”
L’Urgenza della Scala: La competizione si vince sui grandi numeri. La Cina sforna 5 milioni di laureati STEM all’anno, contro i 750.000 degli Stati Uniti. Nessuna nazione, nemmeno gli USA, può sostenere questa scala da sola. La cooperazione tra partner è l’unica via per non soccombere alla velocità decisionale delle autocrazie.
Il Pentagono dell’Allineamento
- Protezione della ricerca: Difesa della proprietà intellettuale e delle aziende da interferenze ostili.
- Leadership industriale: Capacità di produrre e finanziare l’innovazione internamente.
- Resilienza supply chain: Diversificazione e fiducia reciproca nei flussi di approvvigionamento.
- Allineamento policy: Superamento delle divergenze normative. L’attuale AI Act europeo è visto da molte aziende come una “palla al piede” rispetto alla deregolamentazione americana; senza allineamento, regaliamo un vantaggio competitivo alle autocrazie.
- Technology governance: Definizione di standard globali basati su valori democratici.
Focus Italia e UE: L’Europa soffre di un’architettura istituzionale frammentata: la sicurezza nazionale è fuori dai trattati, lasciando spazio a 27 politiche divergenti. In questo vuoto, le PMI italiane corrono tre rischi:
- Sostituzione: Essere escluse dalle supply chain degli “alleati di ferro” se non offrono prodotti non fungibili.
- Inconsapevolezza Geopolitica: Entrare in catene di approvvigionamento “untrusted”.
- Modelli di Successo: Casi come IONQ (Quantum USA in Italia) e Roboze (Advanced Manufacturing italiano negli USA) dimostrano che la cooperazione bilaterale può generare ecosistemi sicuri e prosperi.
Per navigare l’economia digitale moderna, i decisori devono interiorizzare tre pilastri:
- La tecnologia non è neutrale: Chi progetta l’architettura digitale scrive le regole della società futura (Libertà vs Controllo).
- L’interdipendenza richiede partner fidati: La sovranità non è isolamento, ma capacità di operare in supply chain sicure con partner che condividono gli stessi valori.
- L’Effetto Boomerang: Non si può regolare ciò che non si produce. La regolamentazione senza produzione industriale diventa un freno punitivo per le proprie aziende, riducendo l’Europa a mero mercato subalterno.
L’indipendenza digitale ed il ruolo del public procurement
Come si spezza questo circolo vizioso? Non serve chiudere le porte alle aziende americane, che restano leader dell’innovazione, ma bisogna cambiare il modo in cui lo Stato spende i nostri soldi.
La Pubblica Amministrazione è il cliente più grande del mercato digitale. Se per gestire i dati sensibili (ospedali, tribunali, tasse) lo Stato scegliesse con decisione le aziende cloud e AI locali, tutto cambierebbe. Queste imprese europee e italiane esistono già, spesso costano meno e offrono servizi ottimi, ma faticano a competere con i giganti mondiali. Se le nostre aziende quasi tutte PMI, iniziassero a vincere gli appalti pubblici, potrebbero finalmente crescere:
- Avrebbero più soldi per assumere giovani talenti.
- Potrebbero investire nello sviluppo di nuovi applicativi ed in server e chip più potenti.
- Creerebbero servizi digitali innovativi e tecnologie nuove nate direttamente qui.
Se lo Stato facesse da apripista, anche i privati (banche e industrie) inizierebbero a ad affidarsi di più alle alternative europee. Non si tratta di fare una guerra commerciale, ma di usare l’intelligenza negli acquisti pubblici per riprenderci il controllo del nostro futuro digitale. Solo così l’Europa potrà smettere di essere un semplice ospite in casa d’altri, mero acquirente di innovazione sviluppata altrove, e diventare finalmente padrona delle proprie infrastrutture.
La private-AI fa capolino a Davos nel discorso di Satya Nadella
La private AI irrompe a Davos. Il CEO di Microsoft, Satya Nadella, ha dichiarato al World Economic Forum di Davos (in una conversazione con Larry Fink di BlackRock) che la posizione dei data center è “la cosa meno importante” quando si parla di sovranità nell’intelligenza artificiale per le aziende. Secondo Nadella, la vera sovranità non dipende da dove si trovano fisicamente i server, ma dal controllo sui modelli di IA addestrati con le conoscenze proprietarie dell’azienda. Se un’azienda non riesce a incorporare le sue informazioni interne (la cosiddetta “conoscenza tacita”) nei pesi di un modello che controlla direttamente, perde valore. In pratica, quel sapere finisce disperso in modelli di qualcun altro, spesso di grandi fornitori esterni.
Ha detto chiaramente: «Se non sei in grado di incorporare la conoscenza tacita dell’azienda in un insieme di pesi in un modello che controlli, per definizione non hai sovranità. Significa che stai disperdendo il valore aziendale in qualche modello altrui». E ha aggiunto: «In realtà, il data center in cui viene eseguito il tutto è la cosa meno importante».Nadella prevede che nel 2026 si parlerà sempre di più proprio di questo tema: la sovranità aziendale nell’era dell’IA. Non si tratta solo di proteggere i dati grezzi, ma di mantenere il controllo strategico sul proprio know-how trasformato in modelli intelligenti.
Nadella sottolinea che la sovranità nell’IA è diversa da quella digitale tradizionale. Non basta tenere i dati “in casa”: serve governare i modelli che li usano. Un recente documento del World Economic Forum definisce la sovranità dell’IA come la capacità di un’economia di modellare, usare e regolare i sistemi di intelligenza artificiale rispettando i propri valori, mantenendo controllo operativo e strategico, resilienza e flessibilità, grazie a investimenti locali ma anche a collaborazioni internazionali affidabili.
Tema approfondito nell’Atlante della Sovranità Digitale Europea
Progetto di risoluzione del Parlamento Europeo per quanto riguarda la sovranità tecnologica dell’Europa e le infrastrutture digitali
( 2025/2007(INI) )
Il Parlamento europeo,
– sulla base del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), in particolare degli articoli 173, 179 e 190,
– con riferimento alla comunicazione della Commissione del 29 gennaio 2025 intitolata «Una bussola per un’Unione europea competitiva» ( COM(2025)0030 ),
– Facendo riferimento alla comunicazione della Commissione dell’11 febbraio 2025 intitolata «Programma di lavoro della Commissione 2025 – Avanzare insieme: un’Unione più audace, più semplice e più veloce» ( COM(2025)0045 ),
– con riferimento al regolamento (UE) 2023/1781 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 settembre 2023, che istituisce un quadro d’azione per il rafforzamento dell’ecosistema europeo dei semiconduttori[1] (Legge europea sui chip),
– con riferimento alla direttiva (UE) 2022/2555 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, recante misure per un livello comune elevato di cibersicurezza nell’Unione[2] (Direttiva NIS-2),
– Facendo riferimento al rapporto dettagliato pubblicato nel marzo 2024 dall’Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza informatica (ENISA) dal titolo “Foresight Cybersecurity Threats For 2030 – Update 2024”,
– con riferimento al regolamento (UE) 2024/2847 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, sui requisiti orizzontali di sicurezza informatica per i prodotti contenenti elementi digitali[3] (Regolamento sulla cyberresilienza),
– con riferimento al Regolamento (UE) 2019/881 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 relativo all’ENISA (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza informatica) e alla certificazione della sicurezza informatica delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e che abroga il Regolamento (UE) n. 526/2013[4] (Legge sulla sicurezza informatica),
– con riferimento al regolamento (UE) 2025/38 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 2024, sulle misure volte a rafforzare la solidarietà e la capacità nell’Unione di individuare, prevenire e rispondere alle minacce informatiche e agli incidenti di sicurezza[5] (Legge sulla solidarietà informatica),
– con riferimento al regolamento (UE) 2025/37 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 2024, che modifica il regolamento (UE) 2019/881 per quanto riguarda i servizi di sicurezza gestiti[6] ,
– Facendo riferimento al Libro bianco della Commissione del 21 febbraio 2024 intitolato “Come può l’Europa soddisfare le sue esigenze in materia di infrastrutture digitali?” ( COM(2024)0081 ),
– Facendo riferimento al rapporto presentato da Mario Draghi il 9 settembre 2024 dal titolo “Il futuro della competitività europea”,
– Facendo riferimento alla relazione presentata da Enrico Letta il 17 aprile 2024 dal titolo “Molto più di un mercato”,
– con riferimento alla comunicazione della Commissione del 2 luglio 2024 intitolata «Stato del decennio digitale 2024» ( COM(2024)0260 ),
– con riferimento alla decisione (UE) 2022/2481 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2022, relativa all’adozione del programma politico 2030[7] per il decennio digitale,
– con riferimento al regolamento (UE) 2024/903 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 marzo 2024, relativo a misure per conseguire un elevato livello di interoperabilità del settore pubblico nell’Unione[8] (Regolamento per un’Europa interoperabile),
– con riferimento alla direttiva (UE) 2019/1024 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa ai dati aperti e al riutilizzo delle informazioni del settore pubblico (rifusione)[9] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2024/795 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 febbraio 2024, che istituisce la piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa (STEP) e modifica la direttiva 2003/87/CE e i regolamenti (UE) 2021/1058, (UE) 2021/1056, (UE) 2021/1057, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) 2021/1060, (UE) 2021/523, (UE) 2021/695, (UE) 2021/697 e (UE) 2021/241[10] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2023/2854 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2023, recante norme armonizzate in materia di accesso e uso equo dei dati e che modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e la direttiva (UE) 2020/1828[11] (Regolamento sui dati),
– con riferimento al regolamento (UE) 2024/1309 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2024, recante misure volte a ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica Gigabit, che modifica il regolamento (UE) 2015/2120 e abroga la direttiva 2014/61/UE[12] (Regolamento sulle infrastrutture Gigabit),
– con riferimento al regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, recante norme armonizzate sull’intelligenza artificiale (regolamento sull’intelligenza artificiale)[13] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2021/1153 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2021, che istituisce il meccanismo per collegare l’Europa e abroga i regolamenti (UE) n. 1316/2013 e (UE) n. 283/2014[14] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2021/694 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2021, che istituisce il programma Europa digitale e abroga la decisione (UE) 2015/2240[15] ,
– Visto il regolamento (UE) 2021/695 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 aprile 2021, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione «Orizzonte Europa», ne stabilisce le norme di partecipazione e di diffusione dei risultati e abroga i regolamenti (UE) n. 1290/2013 e (UE) n. 1291/2013[16] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2021/696 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 aprile 2021, che istituisce il programma spaziale dell’Unione e l’Agenzia per il programma spaziale dell’Unione europea[17] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2023/588 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2023, che istituisce il programma «Diritti, uguaglianza e cittadinanza» per il periodo 2023-2027[18] ,
– Visto il regolamento (UE) 2021/2085 del Consiglio, del 19 novembre 2021, che istituisce imprese comuni nell’ambito di Orizzonte Europa e abroga i regolamenti (CE) n. 219/2007, (UE) n. 557/2014, (UE) n. 558/2014, (UE) n. 559/2014, (UE) n. 560/2014, (UE) n. 561/2014 e (UE) n. 642/2014[19] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2021/1173 del Consiglio, del 13 luglio 2021, che istituisce l’impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni e abroga il regolamento (UE) 2018/1488[20] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2024/1732 del Consiglio, del 17 giugno 2024, che modifica il regolamento (UE) 2021/1173 per quanto riguarda un’iniziativa di avvio EuroHPC per rafforzare la leadership dell’Europa nel campo dell’intelligenza artificiale affidabile[21] ,
– con riferimento alla direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, relativa al codice europeo delle comunicazioni elettroniche (rifusione)[22] ,
– con riferimento al regolamento (UE) 2024/1183 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, che modifica il regolamento (UE) n. 910/2014 per quanto riguarda l’istituzione di un quadro europeo per l’identità digitale[23] ,
– Facendo riferimento alla comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, del 21 febbraio 2025, intitolata “Piano d’azione dell’UE sulla sicurezza dei cavi” (JOIN(2025)0009),
– con riferimento alla comunicazione della Commissione del 29 gennaio 2020 dal titolo «Lancio sicuro del 5G nell’UE – Attuazione del kit di strumenti dell’UE» ( COM(2020)0050 ),
– Facendo riferimento alla Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale, che include l’impegno a perseguire un percorso europeo incentrato sulle persone verso la trasformazione digitale,
– Facendo riferimento alla comunicazione della Commissione del 30 dicembre 2021 intitolata «Criteri per valutare la compatibilità degli aiuti di Stato destinati a importanti progetti di comune interesse europeo con il mercato interno» ( COM(2021)8481 ),
– sulla base dell’articolo 55 del suo regolamento interno,
– riferendosi alla relazione della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (A10-0107/2025),
UN. Considerando che la sovranità tecnologica dovrebbe essere presa in considerazione lungo tutta la catena del valore, dall’eccellenza nella ricerca alla creazione di una migliore concorrenza e di una maggiore sovranità europea;
B. considerando che l’UE dipende per oltre l’80 percento dai paesi terzi per i prodotti digitali, i servizi, le infrastrutture e la proprietà intellettuale;
C. Considerando che alcune aziende tecnologiche hanno concentrato il potere sui principali mercati digitali e il controllo sull’infrastruttura Internet sottostante, compresi i sistemi operativi, l’informatica, l’intelligenza artificiale (IA), i motori di ricerca, le funzionalità dei social media, la pubblicità digitale e i servizi di pagamento;
D. Considerando che la sovranità tecnologica dell’Europa dipende in larga misura dalla capacità dell’Europa di creare le condizioni di mercato necessarie affinché le aziende europee prosperino e competano tra loro, aumentando così la qualità dei rispettivi prodotti;
E. considerando che l’UE rischia di non riuscire a raggiungere gli obiettivi e i traguardi stabiliti nel quadro del decennio digitale, come l’introduzione del cloud computing, dei big data e dell’intelligenza artificiale;
F. Considerando che una piccola parte delle attività globali di ricerca e sviluppo nei settori del software, delle tecnologie Internet e dell’elettronica è attribuibile alle aziende europee, mentre gli Stati Uniti e la Cina sono leader in questi settori;
G. considerando che la bussola digitale della Commissione, il programma politico del decennio digitale e la bussola della competitività contengono il quadro essenziale per rafforzare l’ecosistema digitale europeo, garantire la leadership tecnologica e assicurare la resilienza economica a lungo termine;
H. considerando che l’infrastruttura digitale è costituita da elementi hardware correlati alla connettività, tra cui fibra ottica, 5G e 6G, cavi sottomarini, satelliti e frequenze, nonché da computer, tra cui semiconduttori, data center, computer ad alte prestazioni e tecnologie quantistiche, ed elementi software, tra cui soluzioni di identità, Internet delle cose, sistemi cloud e di intelligenza artificiale, nonché dal livello intermedio, che comprende pubblicità, motori di ricerca, sistemi di pagamento e di comunicazione;
IO. considerando che la competitività dell’UE dipenderà sempre più dalla digitalizzazione di tutti i settori, supportata da un’infrastruttura digitale resiliente, sicura e affidabile; che in tale contesto il mercato unico digitale riveste un’importanza cruciale in quanto può consentire alle imprese di crescere ed espandersi;
J. considerando che il pieno potenziale del mercato unico digitale non è ancora stato sfruttato, poiché il commercio di servizi digitali all’interno dell’UE rappresenta solo l’8% del PIL, una percentuale notevolmente inferiore al 25% del commercio di beni digitali;
K. Considerando che la disponibilità di sistemi di identificazione elettronica e di servizi pubblici digitali nonché l’accesso alle cartelle cliniche elettroniche sono in aumento, sussistono ancora notevoli lacune nella fornitura di servizi pubblici digitali rispettosi della privacy, pienamente orientati all’utente, accessibili e sovrani tra gli Stati membri, dovute alle differenze nell’adozione dell’identificazione elettronica;
L. Considerando che l’eID è attualmente disponibile per il 93% della popolazione dell’UE, ma garantire che il 100% dei servizi pubblici digitali siano disponibili ai cittadini e alle imprese entro il 2030 resta una sfida;
M. Considerando che l’interoperabilità e la creazione di reti migliorerebbero la competitività dell’economia europea e potrebbero trarre vantaggio da strategie quali “Prima scelta: software open source” e “Denaro pubblico – codice pubblico” e dall’implementazione di standard comuni e aperti;
N. Considerando che l’infrastruttura digitale è fondamentale per l’industria dell’UE, compresa l’industria automobilistica, e per il potenziale sviluppo di veicoli connessi e autonomi; che è necessaria un’infrastruttura di dati e comunicazioni solida per supportare un ecosistema sicuro per veicoli connessi e autonomi;
O. considerando che le reti in fibra ottica costituiscono uno dei pilastri dell’infrastruttura digitale dell’UE, consentendo l’accesso a Internet ad alta velocità, alle reti 5G e ai futuri miglioramenti tecnologici;
P. considerando che l’UE è in ritardo nell’implementazione del 5G rispetto ai suoi obiettivi per il 2030, con solo il 64% circa delle famiglie europee collegate alla rete in fibra ottica;
Q. considerando che nell’UE vi è un enorme bisogno di investimenti in connettività all’avanguardia;
R. Considerato che affrontare le sfide legate all’accesso alla terra e alle reti è fondamentale per lo sviluppo efficace delle infrastrutture digitali;
S. considerando che l’iniziativa dell’UE GOVSATCOM mira a fornire agli enti pubblici dell’UE e degli Stati membri responsabili delle infrastrutture e delle missioni di sicurezza critiche servizi di comunicazione satellitare governativi sicuri, affidabili e convenienti nel lungo termine;
T. considerando che i microchip svolgono un ruolo cruciale nell’incremento della competitività e della resilienza tecnologica dell’Europa;
U. considerando che le tecnologie dei semiconduttori sono appena menzionate o non sono affatto menzionate nella bussola della competitività, nell’accordo per l’industria pulita e nel programma di lavoro della Commissione per il 2025, nonostante siano fondamentali per le ambizioni industriali dell’UE;
V. considerando che il Chip Act era un meccanismo di adeguamento ad hoc concepito per affrontare determinate sfide legate alla carenza di semiconduttori; che il suo ambito di applicazione è principalmente limitato ai semiconduttori avanzati; che l’impegno dell’UE nei confronti dei semiconduttori più vecchi è insufficiente; che una revisione del Chip Act è prevista per settembre 2026;
L. Considerando che gli attuali cluster regionali europei nel settore dei semiconduttori svolgono un ruolo e che tale ruolo dovrebbe essere ulteriormente rafforzato;
X. Considerando che i processori, le tecnologie di archiviazione, le unità di elaborazione grafica (GPU) e i chip quantistici sono fondamentali per l’infrastruttura digitale e la sicurezza della catena di approvvigionamento in Europa;
E. Considerando che i servizi cloud sono fondamentali per un’ampia gamma di attività e servizi informatici, che sono diventati un fattore chiave per la competitività;
Z. considerando che i modelli federati potrebbero migliorare la competitività del mercato dell’UE facilitando lo sviluppo di alternative europee significative basate sulle competenze e sulla presenza del mercato locale;
Al.A. Considerando che le grandi infrastrutture di intelligenza artificiale, come le gigafactory di intelligenza artificiale, sono essenziali per consentire lo sviluppo aperto e cooperativo di modelli di intelligenza artificiale altamente complessi;
LONTANO. considerando che la catena del valore dell’intelligenza artificiale è ancora in fase di sviluppo e che lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale ne è solo una parte; che le soluzioni europee di intelligenza artificiale possono essere sviluppate utilizzando l’infrastruttura informatica pubblica e privata europea, stimolando così l’innovazione e che le start-up e le piccole imprese in particolare dovrebbero beneficiare dell’accesso all’infrastruttura informatica pubblica;
Corrente alternata. considerando che i modelli di intelligenza artificiale che possono essere gestiti con hardware ampiamente disponibile consentono a un maggior numero di attori di definire la progettazione e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale a costi moderati, generando così benefici più immediati per le applicazioni e consentendo un uso più democratico dell’intelligenza artificiale;
A.D. considerando che l’introduzione, la commercializzazione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono attualmente spesso dominati da un numero limitato di grandi aziende tecnologiche; che l’introduzione di alcune funzionalità dell’intelligenza artificiale nell’UE non coincide con la loro introduzione nei paesi terzi, il che comporta uno svantaggio competitivo per le aziende e i consumatori europei;
AE. Considerando che i data center sono un elemento essenziale di una società digitale avanzata, in quanto consentono l’elaborazione decentralizzata e l’archiviazione efficace dei dati;
AF. Considerando che la capacità e la disponibilità affidabili di archiviazione dei dati sono essenziali per la resilienza e lo sviluppo dell’Europa; che la maggior parte dei data center in Europa non sono di proprietà di aziende europee;
AGENTE considerando che la costruzione e la gestione di grandi data center richiedono investimenti significativi;
UH. considerando che circa il 9% del consumo globale di elettricità è generato da data center, servizi cloud e connettività;
IA. Considerando che i cavi sottomarini sono infrastrutture critiche per la connettività globale, la stabilità economica e la sicurezza, trasportano il 99% delle comunicazioni internazionali e restano vulnerabili a danni fisici, minacce informatiche e rischi geopolitici;
AJ. Considerando che un’infrastruttura digitale sicura e resiliente è di fondamentale importanza, soprattutto in considerazione del crescente numero di attacchi informatici contro l’UE, i suoi Stati membri, la sua industria e la sua società;
AK. considerando che il kit di strumenti di sicurezza 5G dell’UE è importante per prevenire lo spionaggio informatico e rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento nell’infrastruttura digitale dell’UE;
AL. Considerando che il 21% delle aziende cita la conformità normativa e l’incertezza giuridica come ostacoli agli investimenti digitali;
SONO. considerando che l’approccio “one-in-one-out” garantisce che tutti gli oneri causati dalle iniziative della Commissione siano presi in considerazione e che l’onere amministrativo sia compensato eliminando oneri equivalenti nello stesso settore politico;
A. Considerando che le sfide legate al consumo energetico nei settori dell’intelligenza artificiale, del cloud computing e del calcolo quantistico, nonché dei data center, richiedono l’integrazione della sostenibilità nelle strategie delle infrastrutture digitali;
AO. Considerando che si prevede che il consumo di elettricità dei data center in Europa quasi triplicherà entro la fine di questo decennio, passando dagli attuali circa 62 terawattora (TWh) a oltre 150 TWh, con un conseguente aumento del consumo di elettricità dei data center in Europa dal 2% al 5%;
AP. considerando che il divario di competenze digitali resta un problema importante, con solo il 54% dei cittadini dell’Unione che possiede almeno competenze digitali di base, una percentuale notevolmente inferiore all’obiettivo dell’80% stabilito nel programma politico per il decennio digitale;
Domanda A. considerando che si prevede che la carenza di professionisti delle TIC nell’UE raggiungerà i 12 milioni entro il 2030, il che è notevolmente inferiore all’obiettivo dell’UE di 20 milioni di lavoratori qualificati;
AR. Considerando che sia la relazione sullo stato del decennio digitale 2024 sia la relazione Draghi sottolineano l’urgente necessità di investire nelle competenze digitali e nelle competenze STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) per mantenere le capacità tecnologiche dell’Europa e la sua competitività globale;
COME. Considerando che il 60% delle aziende dell’UE segnala difficoltà nel reclutare lavoratori qualificati in settori quali l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica e le tecnologie pulite, il che rappresenta un ostacolo significativo all’innovazione, alla competitività e alle transizioni verde e digitale;
A. Considerando che gli attuali sviluppi nel mercato del lavoro, compresi i licenziamenti in tutto il mondo e l’instabilità politica al di fuori dell’UE, rappresentano un’opportunità per attrarre nell’UE talenti digitali altamente qualificati;
UA. considerando che per aumentare la competitività e la resilienza sono necessari finanziamenti adeguati; che i fondi pubblici possono fungere da catalizzatore e che gli investimenti privati ??e le forze di mercato competitive sono essenziali per lo sviluppo a lungo termine delle infrastrutture digitali;
AV. Considerando che un ecosistema solido, agile e orientato all’eccellenza per la ricerca e l’innovazione (R&I) è essenziale per garantire la competitività globale dell’UE e la sua leadership nelle tecnologie strategiche quali la tecnologia quantistica e l’intelligenza artificiale;
Rif. Considerando che la standardizzazione è un elemento fondamentale per una vera sovranità digitale e tecnologica dell’Europa; che gli standard stanno acquisendo sempre più importanza a causa della crescente concorrenza tecnologica a livello mondiale, in particolare con gli Stati Uniti e la Cina;
ASCIA. Considerando che l’UE si è impegnata a negoziare accordi commerciali digitali globali che promuovano lo sviluppo di un’infrastruttura digitale sicura, resiliente e competitiva con i paesi partner;
AY. considerando che la Commissione ha annunciato accordi commerciali digitali storici con la Corea del Sud e Singapore, che costituiscono un precedente importante per accordi futuri;
AZ. considerando che il Parlamento e il Consiglio hanno concordato le disposizioni orizzontali dell’UE sui flussi transfrontalieri di dati e sulla protezione dei dati personali e della vita privata nel titolo sul commercio digitale negli accordi commerciali dell’UE, che sono state approvate dalla Commissione e continuano a essere uno strumento importante nel contesto del commercio digitale e dell’introduzione di nuovi accordi commerciali digitali;
Introduzione generale
1. sottolinea che la sovranità europea risiede nella capacità di rafforzare la capacità, la resilienza e la sicurezza riducendo le dipendenze strategiche, impedendo la dipendenza da attori stranieri e da fornitori di servizi esclusivi e proteggendo le tecnologie e le infrastrutture critiche; chiede lo sviluppo di un quadro completo di valutazione dei rischi per monitorare e affrontare le dipendenze lungo la catena del valore digitale; sottolinea che tale quadro dovrebbe fungere da base per garantire la preparazione e la resilienza dell’UE migliorando la politica industriale europea e promuovendo le capacità nazionali di ricerca e sviluppo e produzione nel campo delle tecnologie strategiche;
2. ritiene che la sovranità tecnologica consista nella capacità di progettare, sviluppare e potenziare le tecnologie digitali necessarie per la competitività della nostra economia, il benessere dei nostri cittadini e l’autonomia strategica aperta dell’UE in un mondo globalizzato; ritiene che ciò comprenda anche la capacità dell’UE di prendere decisioni autonome, di cooperare con paesi terzi e entità di fiducia, di diversificare e rafforzare le catene di approvvigionamento e di promuovere il concetto di apertura e interoperabilità per garantire che l’Europa rimanga un centro di investimenti attraente;
3. prende atto della crescente concentrazione di potere nelle aziende di paesi terzi, che limita la capacità dell’Europa di innovare, competere e mantenere il controllo sulla sua economia digitale, sulla sua società e sulla sua democrazia; è preoccupato per l’eccessiva dipendenza da attori esterni all’UE in settori critici quali l’infrastruttura cloud, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale e la sicurezza informatica, dove la concentrazione del mercato e il controllo estero minacciano di minare la competitività, la resilienza democratica e la sicurezza dell’Europa;
4. ritiene che le ambizioni dell’UE nel campo della tecnologia industriale debbano concentrarsi sulle tecnologie strategiche chiave del futuro, come le tecnologie dei semiconduttori o le tecnologie quantistiche, che contribuiscono all’indipendenza strategica aperta dell’UE e sono essenziali per la trasformazione verde, digitale e della difesa dell’Europa;
5. Riconosce i cambiamenti nel panorama geopolitico e le conseguenti opportunità per la domanda di mercato di prodotti e servizi europei; vede ciò come un’opportunità per collocare l’Europa in una posizione di leadership mondiale nelle soluzioni digitali affidabili e sicure;
6. sottolinea la necessità di promuovere un contesto normativo favorevole che incoraggi l’innovazione, gli investimenti e lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia in Europa, tutelando nel contempo gli utenti finali nell’UE dalle conseguenze dell’extraterritorialità;
7. riconosce la necessità di una politica industriale europea completa per l’ecosistema digitale, che comprenda tutti i settori politici pertinenti, quali l’accesso al mercato, la standardizzazione, la ricerca e sviluppo, gli investimenti, il commercio e la cooperazione internazionale; invita la Commissione a sviluppare ulteriormente questa strategia globale con l’obiettivo di ridurre le dipendenze strategiche dannose, rafforzare le catene del valore nazionali e garantire un ecosistema digitale sicuro, affidabile e orientato all’innovazione che rifletta i valori europei;
8. sottolinea che i mercati dei prodotti ad alta tecnologia e dei servizi digitali dipendono fortemente dalle catene di approvvigionamento esterne, il che comporta rischi per la sovranità e la resilienza; sottolinea l’importanza di rafforzare le capacità industriali e le competenze tecnologiche nelle tecnologie emergenti e dirompenti per sostenere l’autonomia strategica aperta dell’UE;
9. Sottolinea che l’aumento globale della sovranità europea in quest’epoca di rapido sviluppo tecnologico richiede maggiori capacità di innovazione e di marketing per sviluppare le competenze necessarie; sottolinea che l’Europa deve trasformarsi in un ambiente imprenditoriale globalmente attraente e agile, riducendo la burocrazia, migliorando la prevedibilità normativa e promuovendo l’imprenditorialità e l’assunzione di rischi;
10. Riconosce che l’autonomia strategica aperta e la resilienza democratica devono essere al centro dell’agenda della Commissione e che un approccio globale deve includere appalti pubblici, finanziamenti e un quadro istituzionale a lungo termine per costruire infrastrutture digitali sovrane in aree critiche;
11. invita la Commissione a effettuare analisi appropriate e a redigere un elenco completo delle dipendenze critiche nelle infrastrutture e nelle tecnologie digitali, valutando almeno i settori dei servizi di archiviazione, dei sistemi di identità e di pagamento, delle piattaforme di comunicazione e dei programmi software, dei protocolli e degli standard che li supportano, e a proporre misure volte a promuovere l’accesso al mercato per prodotti e servizi che hanno un impatto altamente positivo sulla sovranità tecnologica, sulla resilienza e sulla sostenibilità dell’UE; ritiene, in tale contesto, che nei settori in cui sussistono tali dipendenze critiche, si possa incoraggiare l’applicazione di criteri di aggiudicazione specifici negli appalti pubblici; ritiene che tali criteri possano contribuire a incentivare la concorrenza e a rafforzare la sovranità tecnologica dell’Europa facilitando, ove possibile, l’approvvigionamento di prodotti e servizi digitali europei;
Infrastruttura pubblica digitale
12. è fermamente convinto che l’infrastruttura digitale costituisca la spina dorsale dell’economia dell’UE e che pertanto debba esistere uno strato di base di infrastrutture pubbliche digitali che salvaguardi la sovranità e un ambiente di mercato competitivo; osserva che il mercato non è riuscito a creare questo strato di base in molti settori chiave, portando a monopoli e dipendenza da attori di paesi terzi; sottolinea che, per colmare questa lacuna, l’UE dovrebbe assumere un ruolo guida nella creazione di una solida base per l’infrastruttura pubblica digitale, creando strati di tecnologie digitali comprendenti semiconduttori, soluzioni di connettività, infrastrutture cloud, software, dati e intelligenza artificiale; ritiene che l’infrastruttura pubblica digitale europea debba basarsi su modelli economici equi e competitivi e debba inoltre fare affidamento su modelli di governance in cui né le imprese private né i governi esercitino un controllo centralizzato; ritiene che l’infrastruttura debba basarsi su standard comuni e aperti e includere l’interoperabilità e la creazione di reti per impedire il lock-in di utenti e fornitori, nonché per stimolare l’innovazione facilitando l’ingresso di nuovi operatori sul mercato, e che la protezione e la sicurezza dei dati debbano essere garantite anche tramite impostazioni predefinite appropriate;
13. ritiene che l’implementazione dell’infrastruttura pubblica digitale debba concentrarsi sui settori in cui esistono dipendenze critiche, come indicato nell’elenco completo della Commissione; invita la Commissione a elaborare un piano dettagliato e completo per l’istituzione di un’infrastruttura pubblica digitale dell’UE, individuando le tecnologie più adatte all’azione dell’UE, e sollecita la Commissione e gli Stati membri a fornire risorse adeguate per l’implementazione dell’infrastruttura pubblica digitale dell’UE;
14. sottolinea che l’infrastruttura pubblica digitale dell’UE dovrebbe essere promossa attraverso misure coordinate a livello dell’UE per garantire la presenza e la competitività dei fornitori dell’UE e promuovere un ambiente di mercato competitivo; sottolinea che tali obiettivi non possono essere conseguiti solo attraverso la legislazione, ma richiedono ingenti investimenti pubblici; osserva che il futuro quadro finanziario pluriennale (QFP) dovrebbe pertanto includere finanziamenti aggiuntivi a tal fine, concentrandosi sul valore aggiunto dell’UE e con il QFP che finanzi il livello di base dell’infrastruttura pubblica digitale dell’UE;
15. riconosce che l’Unione europea deve impegnarsi a stanziare maggiori fondi nel futuro QFP per conseguire la propria sovranità tecnologica; sottolinea che ciò richiede un quadro finanziario specifico per lo sviluppo e l’implementazione dei livelli di infrastrutture pubbliche digitali elencati nell’elenco completo della Commissione e che devono essere stanziate risorse aggiuntive per garantire un ambiente di mercato competitivo in altri settori digitali;
16. ritiene che i fondi del futuro QFP dovrebbero essere utilizzati principalmente per lo sviluppo concreto delle capacità ai livelli chiave di hardware, software e servizi, ad esempio per il calcolo ad alte prestazioni, il calcolo quantistico, la crittografia e la comunicazione, la connettività, il cloud, i dati, gli ecosistemi web e di intelligenza artificiale e le biblioteche digitali;
17. ritiene che l’infrastruttura pubblica digitale europea debba basarsi sui valori dell’UE e restare aperta a partner esterni all’UE che condividono gli stessi principi; invita la Commissione e gli Stati membri a proseguire gli sforzi nell’ambito del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo dell’infrastruttura pubblica digitale e a dare nuovo impulso in tal senso;
18. riconosce che i servizi di eGovernment rappresentano un fattore chiave per l’erogazione efficiente, sicura e accessibile dei servizi pubblici e ritiene che debbano essere concepiti per agevolare l’identificazione elettronica, la condivisione dei dati governativi e i pagamenti nel settore pubblico, senza distorcere i mercati o compromettere le soluzioni esistenti del settore privato; sottolinea che l’approccio dell’UE ai servizi di eGovernment dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento dell’interazione digitale tra autorità pubbliche e cittadini, nonché tra autorità pubbliche e imprese, garantendo al contempo fiducia, interoperabilità e accessibilità; ritiene pertanto che un accesso sicuro e senza interruzioni ai servizi pubblici richieda un quadro affidabile per l’identificazione elettronica e accoglie con favore l’annuncio di un portafoglio europeo per le imprese, che mira a semplificare notevolmente la creazione di reti tra imprese e autorità pubbliche;
19. invita la Commissione a sviluppare ulteriormente piattaforme di dati gestite nell’interesse pubblico che consentano uno scambio transfrontaliero sicuro di dati tra enti pubblici e privati ??per casi d’uso, in particolare nei settori dell’assistenza sanitaria, della pianificazione urbana e del monitoraggio ambientale; invita inoltre la Commissione a promuovere l’interoperabilità tra piattaforme di dati gestite nell’interesse pubblico e piattaforme di dati settoriali specifiche, al fine di garantire un flusso di dati senza interruzioni, riducendo al minimo gli oneri amministrativi; osserva che ciò potrebbe essere ottenuto utilizzando soluzioni basate sul mercato esistenti che promuovono l’innovazione, mantengono la fiducia e rispettano gli standard di protezione e sicurezza dei dati;
20. osserva che, in base all’attuale quadro giuridico, i cittadini dell’UE hanno il diritto di controllare i propri dati personali e che i dati generati nell’UE devono essere trattati in conformità con il diritto dell’Unione; sottolinea che la protezione della vita privata e dei dati personali è essenziale per creare fiducia nell’economia digitale e garantire che i consumatori europei possano parteciparvi con fiducia, indipendentemente dal luogo in cui i loro dati vengono trattati; sottolinea che le imprese europee, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), devono essere in grado di utilizzare i dati in modo lecito, etico e sicuro per promuovere una crescita sostenibile e la competitività;
Infrastruttura digitale
21. sottolinea che l’infrastruttura digitale costituisce la spina dorsale dell’economia e della società europea e che la sua importanza continuerà a crescere; invita la Commissione a includere un inventario completo dell’infrastruttura digitale nell’elenco richiesto delle dipendenze critiche, al fine di analizzare adeguatamente la situazione, valutare i rischi e coordinare le misure;
22. ritiene che l’attuazione di iniziative di rafforzamento delle capacità in settori critici a livello dell’UE sia fondamentale per rafforzare l’infrastruttura digitale; ritiene che l’attenzione di tali iniziative dovrebbe essere rivolta allo sviluppo di un livello fondamentale di infrastruttura pubblica, come una rete di gigafactory di intelligenza artificiale e un modello europeo per l’indicizzazione del web; ritiene che tale livello consentirà alle aziende di sviluppare i propri modelli aziendali e di promuovere la sovranità tecnologica; sottolinea le soluzioni digitali sviluppate dall’UE, come l’identità digitale europea, che possono fornire all’economia digitale dell’UE infrastrutture innovative;
23. Riconosce l’importanza strategica delle infrastrutture digitali critiche e sottolinea che è necessario rafforzarne la sicurezza e la resilienza; sottolinea che le infrastrutture digitali critiche includono, tra le altre cose, cavi (terrestri e sottomarini), torri di reti cellulari, sistemi di comunicazione satellitare, frequenze e apparecchiature radio, server cloud con informazioni sensibili e centri dati che elaborano informazioni sensibili, nonché determinati elementi software, tra cui software di sicurezza per proteggere reti e centri dati critici;
24. sottolinea che occorre garantire che tale infrastruttura rientri nella giurisdizione dell’UE, il che significa che è pienamente soggetta alla legislazione dell’UE; sottolinea la grande importanza della protezione dei dati e della sicurezza integrata; invita pertanto la Commissione a introdurre una legislazione per attenuare i rischi posti dai fornitori di sistemi ad alto rischio provenienti da paesi terzi, compresi i rischi posti dai fornitori di energia controllati dall’estero;
25. invita la Commissione a concentrare i propri sforzi nell’elaborazione delle future proposte legislative e del prossimo QFP sull’approfondimento del mercato unico, al fine di liberare il potenziale del mercato unico digitale, in linea con le raccomandazioni contenute nella relazione di Enrico Letta intitolata “Molto più di un mercato” e nella relazione di Mario Draghi intitolata “Il futuro della competitività europea”;
26. Prende atto delle raccomandazioni formulate nelle due relazioni secondo cui l’UE ha bisogno di un cambio di paradigma, passando dalla promozione della connettività all’interno dell’UE alla creazione di un mercato interno per le comunicazioni elettroniche e la connettività; sostiene un quadro normativo per le telecomunicazioni semplificato, armonizzato e favorevole all’innovazione che garantisca una concorrenza leale e l’accessibilità delle infrastrutture;
27. accoglie con favore il Libro bianco della Commissione intitolato “Come soddisfare le esigenze dell’Europa in materia di infrastrutture digitali?”, che definisce tre pilastri: la creazione della “rete 3C” (Connected Collaborative Computing), il completamento del mercato unico digitale e la garanzia di infrastrutture digitali sicure e resilienti per l’Europa;
28. ritiene che il Libro bianco e il successivo processo di consultazione facciano parte della preparazione delle iniziative legislative previste per questa legislatura, tra cui la legge sulle reti digitali; invita la Commissione ad adottare una visione più olistica dell’infrastruttura digitale in tale processo e a riconoscere che l’infrastruttura digitale comprende numerosi elementi che vanno oltre la mera connettività; sottolinea che qualsiasi nuova misura di politica digitale deve essere accompagnata da una valutazione d’impatto;
29. Esorta la Commissione a semplificare e armonizzare la normativa sulle telecomunicazioni nell’ambito della futura legge sulle reti digitali e del più ampio pacchetto digitale;
30. invita la Commissione a presentare una proposta di atto giuridico dell’UE sullo sviluppo del cloud e dell’intelligenza artificiale, al fine di rafforzare l’infrastruttura dati europea e promuovere i fornitori europei di cloud; sottolinea che tale atto giuridico dovrebbe mirare a creare attivamente un mercato unico europeo per il cloud e l’intelligenza artificiale;
31. rileva che la creazione di infrastrutture digitali all’avanguardia in tutta l’UE richiede investimenti sostanziali e osserva che sia i finanziamenti pubblici che quelli privati ??sono essenziali per raggiungere tale obiettivo; è preoccupato per la persistente mancanza di capitale di rischio e di finanziamenti per gli investimenti in Europa, che mina la sovranità tecnologica; invita la Commissione ad ampliare significativamente gli strumenti di investimento pubblico-privato, tra cui il capitale di rischio, le piattaforme strategiche e gli strumenti di finanziamento mirati per le start-up e le scale-up nei settori tecnologici critici; sottolinea l’importanza di utilizzare gli appalti pubblici per sostenere l’adozione e la diffusione di soluzioni digitali aperte e interoperabili e per garantire che il capitale privato, la concorrenza e l’innovazione diventino i principali motori della trasformazione digitale in Europa nel medio e lungo termine;
Connessioni ad alta velocità
32. ritiene che la futura legislazione sulle reti digitali debba promuovere l’obiettivo di fornire a tutti i consumatori dell’UE una connessione Internet di alta qualità entro il 2030, in particolare nelle zone remote e rurali, e rimuovere gli ostacoli amministrativi alla diffusione delle reti 5G, 6G e delle connessioni a banda larga ad alta velocità sicure;
33. riconosce la crescente convergenza delle infrastrutture di telecomunicazione per quanto riguarda le tecnologie cloud ed edge e sottolinea il potenziale delle reti di accesso radio aperto per fornire soluzioni tecnologiche avanzate, ridurre i costi e migliorare l’interoperabilità nel settore della connettività; ritiene che il futuro della connettività risieda nella complementarietà di varie tecnologie come 5G/6G, WLAN e satellite, dove un’integrazione senza soluzione di continuità apporta vantaggi sia alle aziende che ai consumatori;
34. osserva che le reti di connettività si stanno rapidamente evolvendo in piattaforme di innovazione, con servizi cloud ed edge al centro della loro trasformazione e sempre più dipendenti dal cloud computing, dall’intelligenza artificiale, dalla virtualizzazione e da altre tecnologie;
35. chiede obiettivi ambiziosi per quanto riguarda lo sviluppo di reti di comunicazione wireless e innovazioni in questo settore, riconoscendo la necessità di un approccio globale che comprenda il cloud computing, l’intelligenza artificiale, l’edge computing e l’informatica quantistica; sottolinea che l’ecosistema dell’innovazione per le comunicazioni elettroniche, in particolare per le telecomunicazioni verticalmente integrate, dovrebbe rimanere basato sul mercato e insiste sul fatto che le future azioni normative dovrebbero basarsi su una valutazione d’impatto approfondita e basata sulla conoscenza della legislazione esistente;
36. osserva che la concorrenza tra operatori di tutte le dimensioni rimane un importante motore di investimento nelle reti di connettività; invita gli Stati membri a garantire che le reti via cavo in rame siano gradualmente eliminate a favore della fibra ottica o delle tecnologie 5G, in particolare quando sono necessari interventi di manutenzione o aggiornamenti regolari della rete, garantendo in tal modo che la transizione sia fattibile e che i fornitori possano pianificare in anticipo in termini logistici e finanziari;
37. sottolinea che tutti i consumatori dell’UE dovrebbero avere accesso a una connettività adeguata, affidabile e conveniente, contribuendo così ad aumentare la domanda di servizi di connettività; invita la Commissione e gli Stati membri ad ampliare e modernizzare le reti digitali, in particolare nelle zone rurali, e a sostenere gli investimenti pubblico-privati ??nella diffusione della banda larga, del 5G e del 6G, rispettando nel contempo gli standard di sicurezza informatica e i principi di sicurezza integrata;
38. è convinto che il prossimo QFP debba includere fondi per l’implementazione su larga scala di infrastrutture di rete per colmare le lacune in questo ambito, in modo da poter raggiungere gli obiettivi del Decennio digitale per il 2030, realizzare una copertura 5G in tutta l’UE per l’uso da parte dei cittadini e garantire l’introduzione di successo degli strumenti dell’Industria 4.0, soprattutto perché le infrastrutture di connettività digitale come le reti in fibra ottica, 5G e 6G sono essenziali per la competitività dell’economia in futuro;
fibra ottica
39. sottolinea l’importanza di accelerare l’implementazione di reti in fibra ottica e di moderni sistemi di comunicazione wireless in grado di fornire servizi digitali rapidi, sicuri e affidabili;
40. osserva che occorre dare priorità al collegamento diretto delle abitazioni, delle imprese e delle istituzioni pubbliche alla rete in fibra ottica, al fine di garantire connessioni ultraveloci e affidabili, e raccomanda, nell’interesse di un’allocazione ottimale delle risorse, che tale ampliamento della rete venga realizzato contemporaneamente ad altre opere pubbliche, ad esempio nei settori delle strade, dell’acqua e dell’elettricità;
41. accoglie con favore l’introduzione del regolamento sulle infrastrutture Gigabit, che risponde alla crescente necessità di una connettività più rapida, affidabile e ad alta intensità di dati; ritiene che la condivisione di condotte e piloni per la costruzione di reti ad altissima capacità sia importante al fine di ottimizzare le risorse e ridurre i costi; esorta gli Stati membri a semplificare le procedure di autorizzazione e ad armonizzare le normative al fine di rimuovere gli ostacoli finanziari e amministrativi alla diffusione delle infrastrutture in fibra ottica;
5G e 6G
42. ritiene che gli investimenti privati ??siano essenziali per lo sviluppo di reti di comunicazioni elettroniche, 5G e 6G, sufficientemente avanzate in termini di trasmissione, velocità, capacità di archiviazione, prestazioni di edge computing e interoperabilità;
43. sottolinea che il regolamento sulle infrastrutture Gigabit deve essere ulteriormente recepito e applicato per creare un punto di contatto centrale per i permessi, per realizzare un processo centralizzato di rilascio dei permessi digitali che riduca i ritardi nello sviluppo delle infrastrutture e per garantire norme uniformi per l’accesso alle infrastrutture, la determinazione dei prezzi e le valutazioni dell’impatto ambientale; chiede pertanto che siano compiuti sforzi significativi in ??questo settore;
44. ritiene che l’UE necessiti di una forte protezione della sicurezza informatica in tutti i settori delle infrastrutture critiche, con misure più rigorose per ridurre il rischio derivante dai fornitori ad alto rischio nelle reti 5G e 6G, garantendo la fitta distribuzione di piccole celle e macrotorri, in particolare nelle aree urbane e rurali con una copertura di rete inadeguata, e assicurando che l’infrastruttura sia sostenibile ed efficiente dal punto di vista energetico, al fine di promuovere la competitività globale dell’Europa nell’economia digitale;
Frequenze
45. invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per un coordinamento più forte delle assegnazioni delle frequenze, in particolare attraverso una tempestiva individuazione e armonizzazione del rilascio di nuove frequenze, a partire dalle frequenze dai 6 GHz in su; chiede una politica delle frequenze che promuova gli investimenti in Europa, anche attraverso l’armonizzazione delle politiche di assegnazione delle frequenze negli Stati membri per accelerare l’introduzione del 5G sulla base delle migliori pratiche, la promozione di licenze di durata maggiore e l’accesso a nuove frequenze, come la banda superiore dei 6 GHz, per soddisfare la domanda futura e abilitare il 6G; ritiene che siano necessari sforzi congiunti da parte di enti pubblici e privati ??per rafforzare la competitività dell’Europa ed evitare di restare indietro rispetto alle reti in più rapida crescita al mondo, in particolare quelle in Cina e Corea del Sud;
Satelliti e sistemi di comunicazione satellitare
46. sottolinea l’importanza delle comunicazioni satellitari per lo sviluppo dell’infrastruttura digitale dell’UE, rafforzandone la resilienza, potenziando le capacità degli attori dell’UE e riducendo la dipendenza dai fornitori di paesi terzi, in particolare nel settore della difesa; sottolinea la necessità di fornire soluzioni di connettività alternative per i consumatori nelle zone remote e rurali;
47. Ha sottolineato il ruolo del programma spaziale dell’UE come uno dei pilastri della sovranità dell’UE, fornendo servizi di posizionamento, navigazione e sincronizzazione all’avanguardia e sicuri da Galileo, EGNOS e servizi di comunicazioni satellitari convenienti per GOVSATCOM; ha osservato che ciò consente all’UE e ai suoi Stati membri di essere più sovrani nelle loro capacità satellitari, anche nei settori della geolocalizzazione, dell’osservazione della Terra, della sorveglianza dello spazio e della connettività; ha accolto con favore in particolare i programmi dell’UE GOVSATCOM e IRIS 2 , che mirano a fornire servizi di comunicazioni satellitari governative sicuri, affidabili e convenienti a breve e lungo termine agli enti pubblici dell’UE e degli Stati membri responsabili delle infrastrutture e delle missioni critiche per la sicurezza;
48. deplora la forte dipendenza da dati non UE per il tracciamento e il monitoraggio di oggetti nello spazio; sottolinea che l’Europa ha urgente bisogno di rafforzare le proprie capacità e infrastrutture di Space Situational Awareness (SSA) per garantire un’autonomia strategica aperta e la sicurezza; invita la Commissione e gli Stati membri ad aumentare significativamente gli investimenti nelle risorse di monitoraggio e tracciamento di proprietà dell’UE e a sviluppare meccanismi efficaci per lo scambio di informazioni tra gli Stati membri che consentiranno all’Europa di monitorare e proteggere in modo indipendente la propria infrastruttura spaziale critica;
49. sottolinea l’importanza del coinvolgimento del settore privato nelle tecnologie di lancio per accelerare ulteriormente la diffusione di IRIS 2 ; sottolinea l’importanza di promuovere un settore europeo dei sistemi di lancio spaziale solido e competitivo attraverso un maggiore coinvolgimento del settore privato e il sostegno alle industrie a monte e a valle; invita la Commissione a promuovere una politica industriale spaziale europea che rafforzi la sovranità sulle tecnologie e sui servizi spaziali riducendo le dipendenze strategiche e migliorando la governance operativa dei programmi spaziali europei;
50. A tal fine, chiede misure concrete per promuovere la fornitura di servizi satellitari in tutta Europa, anche mediante l’istituzione di procedure e condizioni comuni; parallelamente, chiede una concorrenza leale con regole chiare e applicabili per tutte le costellazioni satellitari che accedono al mercato dell’UE;
51. rileva che attualmente sussistono vari problemi di latenza nelle reti satellitari e riconosce che l’integrazione delle reti satellitari 5G e, in futuro, 6G è fondamentale per estendere la portata e l’affidabilità delle reti terrestri;
Sistemi di calcolo ad alte prestazioni (HPC)
52. rileva che negli ultimi anni sono stati compiuti progressi nello sviluppo del calcolo ad alte prestazioni; invita la Commissione a integrare e ampliare costantemente la potenza di calcolo nei centri di calcolo ad alte prestazioni dell’UE, in particolare per migliorare la formazione dei modelli di intelligenza artificiale e garantire la preparazione per i futuri progressi nel calcolo ad alte prestazioni;
53. invita la Commissione a elaborare una strategia coordinata per colmare il divario tra la tecnologia di calcolo ad alte prestazioni all’avanguardia dell’UE e la sua implementazione pratica e scalabile in tutti i settori, anche attraverso la creazione di una rete pubblica di calcolo ad alte prestazioni; osserva che tale strategia dovrebbe promuovere la cooperazione tra enti pubblici e partner del settore privato, comprese le PMI, per garantire che le capacità di calcolo ad alte prestazioni dell’Europa diventino un fattore chiave della competitività economica e della sovranità tecnologica;
54. Ha sottolineato che i centri di calcolo ad alte prestazioni devono essere accessibili agli sviluppatori e agli operatori di modelli di intelligenza artificiale generici, di intelligenza artificiale generativa e di intelligenza artificiale applicata; ha osservato che i centri Euro-HPC dovrebbero essere aperti a questi casi d’uso, in particolare alle PMI, alle start-up e alle giovani aziende in espansione; ha sottolineato che ciò deve essere integrato senza soluzione di continuità da iniziative che consentano lo sviluppo e l’implementazione dell’intelligenza artificiale nell’UE;
55. Accoglie con favore la creazione di nuove fabbriche di intelligenza artificiale; sottolinea che le fabbriche di intelligenza artificiale potenzieranno i supercomputer EuroHPC per fornire capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale e per supportare le start-up e le giovani aziende in espansione nella formazione e nello sviluppo su larga scala di modelli di intelligenza artificiale universali e affidabili;
Hardware per l’elaborazione dei dati: semiconduttori, chip e chip quantistici
56. ritiene che siano necessarie misure urgenti per incrementare la produzione di semiconduttori nell’UE, migliorando la resilienza della catena di approvvigionamento attraverso la formazione di partenariati strategici globali, il sostegno alle start-up e all’innovazione, la promozione della cooperazione transfrontaliera nello sviluppo di semiconduttori avanzati e attraverso incentivi finanziari, supporto normativo e promozione dell’accesso al mercato;
57. sottolinea che è necessaria la certezza del diritto per sostenere lo sviluppo dei semiconduttori, garantendo catene di approvvigionamento sicure per le materie prime essenziali e prevenendo interruzioni dovute alle incertezze degli investimenti;
58. sollecita che la garanzia di un’adeguata fornitura di chip di intelligenza artificiale nell’UE sia considerata una priorità politica assoluta e un obiettivo fondamentale della politica dell’UE in materia di industria digitale; osserva che la domanda di chip di intelligenza artificiale è in aumento a causa dell’espansione delle applicazioni nel cloud computing, nei dispositivi edge, nei sistemi autonomi e nell’intelligenza artificiale generativa;
59. invita la Commissione a rispondere alle nuove realtà geopolitiche e all’uso delle catene di approvvigionamento digitali come strumenti di pressione; esorta la Commissione a trovare una soluzione negoziata al divieto statunitense di esportare chip di intelligenza artificiale verso 16 Stati membri dell’UE;
60. invita la Commissione a porre i chip di intelligenza artificiale avanzati, compresa la loro progettazione e produzione, al centro della revisione del Chip Act; invita la Commissione a presentare quest’anno una versione rivista, che delinei una strategia a lungo termine basata sulle attuali realtà geopolitiche, che rafforzi l’indispensabilità strategica dell’Europa attraverso la leadership tecnologica, un’adeguata capacità produttiva e un solido ecosistema di ricerca e sviluppo, che saranno essenziali per garantire la sovranità dell’Europa in questi tempi sempre più turbolenti; ritiene fondamentale promuovere l’interazione tra ricerca, formazione, fornitori e una solida infrastruttura pubblica per ridurre i tempi tra la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione e la produzione su vasta scala;
61. ritiene che l’UE debba intensificare i propri sforzi per quanto riguarda lo sviluppo di chip quantistici se vuole accelerare i tempi di commercializzazione delle innovazioni industriali nell’UE nel campo della tecnologia quantistica;
62. invita la Commissione a sostenere la produzione di chip ampiamente utilizzati, ad esempio per dispositivi elettronici e veicoli, nell’UE; chiede di sostenere lo sviluppo di chip che riducano il consumo energetico del settore digitale;
63. sottolinea che è necessario sostenere le prestazioni dell’economia circolare e sottolinea che i prodotti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e altri dispositivi elettronici rientrano tra i gruppi di prodotti prioritari del piano di lavoro stabilito in conformità al regolamento (UE) 2024/1781[24] deve essere adottato entro aprile 2025;
64. ritiene che il futuro QFP debba prevedere finanziamenti aggiuntivi per lo sviluppo della capacità di produzione di semiconduttori e per altre tecnologie e processi di semiconduttori di prossima generazione (ad esempio chip fotonici, chip a banda larga, nonché progettazione, produzione, collaudo, assemblaggio e confezionamento avanzato) nell’UE;
Servizi cloud
65. osserva che il mercato necessita di soluzioni sovrane che offrano un livello più elevato di controllo sui dati per determinate categorie di dati sensibili e riconosce i rischi associati alla dipendenza da singoli fornitori dominanti; chiede una strategia per ridurre la dipendenza dai fornitori di cloud esteri, promuovendo al contempo alternative europee;
66. rileva che le discussioni sul sistema europeo per la certificazione della sicurezza informatica dei servizi cloud non hanno prodotto alcun risultato; sottolinea che sussistono questioni di sovranità, in particolare per quanto riguarda l’extraterritorialità delle norme giuridiche vincolanti, che non possono essere risolte attraverso discussioni tecniche; invita la Commissione a proporre una definizione di cloud sovrano e del suo ambito di applicazione nel previsto atto giuridico dell’UE sullo sviluppo del cloud e dell’intelligenza artificiale;
67. osserva che è necessario garantire la sicurezza dell’archiviazione dei dati e della potenza di calcolo, nonché delle infrastrutture di elaborazione distribuita; invita la Commissione a garantire che gli utenti del cloud abbiano la possibilità di scegliere soluzioni che soddisfino le loro esigenze, eliminando rapidamente gli ostacoli al cambio di fornitore e garantendo la diversificazione dei fornitori attraverso strategie multi-cloud, e inoltre a promuovere un mercato europeo del cloud competitivo, in modo da ridurre la dipendenza dai singoli fornitori e rafforzare la sovranità digitale;
68. invita la Commissione a utilizzare iniziative come 8ra e IPCEI-CIS per promuovere infrastrutture cloud ed edge decentralizzate che consentano la sovranità e contribuiscano a ridurre la dipendenza dai fornitori esteri e a garantire la resilienza, aumentando nel contempo la flessibilità operativa in Europa;
sistemi di intelligenza artificiale
69. accoglie con favore l’iniziativa InvestAI, comprese le AI Gigafactories; sottolinea che l’Europa deve diventare un leader mondiale nella formazione di modelli di intelligenza artificiale, nonché nella ricerca scientifica e nell’informatica quantistica; è determinato a sostenere ulteriormente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avviando iniziative come le AI factories per fornire potenza di calcolo alle start-up e alle aziende in espansione e ai ricercatori;
70. invita la Commissione a sostenere ulteriormente la progettazione e lo sviluppo di soluzioni europee di intelligenza artificiale e ad adottare strategie e misure che consentano alle industrie europee di trarre vantaggio dall’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale;
71. sottolinea che l’introduzione ritardata delle innovazioni basate sull’intelligenza artificiale ostacola il progresso tecnologico, la competitività del mercato e la trasformazione digitale nell’UE;
72. Si prevede che il modello di finanziamento pubblico-privato porterà a investimenti privati ??senza precedenti nell’intelligenza artificiale, consentendo così alle startup e all’industria di accedere ai supercomputer;
Tecnologia quantistica
73. sottolinea che è urgente definire una chiara tabella di marcia per lo sviluppo della tecnologia quantistica, compresi l’informatica quantistica e la crittografia quantistica, per garantire che gli investimenti pubblici e privati ??portino ad applicazioni commerciali concrete;
74. invita la Commissione a valutare i quadri normativi nazionali esistenti nel campo delle tecnologie quantistiche e a esaminare in che modo la legislazione vigente si applica a tali quadri, al fine di prevenire la frammentazione del mercato; accoglie con favore l’annuncio di una strategia per le tecnologie quantistiche e di una legislazione in materia di tecnologie quantistiche nell’ambito della bussola della competitività della Commissione;
75. esorta la Commissione a garantire che la legislazione sulla tecnologia quantistica, accompagnata da una valutazione d’impatto, posizioni l’Europa come regione leader per l’eccellenza e l’innovazione quantistica, investendo nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione, mobilitando finanziamenti per espandere l’ecosistema quantistico europeo, la capacità europea e la produzione europea e garantendo che la ricerca quantistica leader in Europa sia commercializzata in Europa; sottolinea che la legislazione dovrebbe generare applicazioni tecnologiche concrete promuovendo politiche che accelerino la maturità tecnologica e facilitino la transizione dalla ricerca al successo commerciale;
76. chiede investimenti mirati, collaborazione industriale e quadri normativi che promuovano lo sviluppo, la diffusione e il lancio sul mercato delle tecnologie quantistiche nei settori chiave;
77. chiede una strategia coordinata dell’UE per la crittografia post-quantistica, al fine di proteggere i dati dalle future minacce informatiche;
centri dati
78. invita la Commissione a promuovere ecosistemi per lo scambio di dati settoriali all’interno delle industrie, favorendo così la cooperazione e stimolando l’innovazione, garantendo al contempo la sovranità dei dati e la conformità alla legislazione dell’UE, come stabilito dal regolamento sui dati; esorta la Commissione a garantire un’applicazione coerente per garantire che gli operatori dominanti del mercato non impongano condizioni inique alle PMI e alle medie imprese per quanto riguarda l’accesso ai dati e lo scambio di essi;
79. ritiene che sia necessario garantire un’infrastruttura di rete che consenta ai centri dati di collaborare in modo efficiente utilizzando connessioni ad alta velocità secondo standard comuni, mantenendo al contempo flessibilità, sicurezza e scalabilità; ritiene che un tale sistema di rete contribuirebbe a garantire una ridondanza distribuita, in modo che i dati e i servizi restino disponibili anche in caso di guasto di un centro dati;
80. invita la Commissione a dare priorità all’interoperabilità tra le piattaforme per consentire un’integrazione fluida dei dati tra aziende e settori, in linea con i requisiti del regolamento sui dati, che impone obblighi di portabilità e interoperabilità dei dati per quanto riguarda i servizi cloud ed edge; sottolinea che tali disposizioni devono essere applicate in modo coerente per impedire il lock-in dei fornitori e garantire che gli ecosistemi industriali europei possano sfruttare l’innovazione basata sui dati senza barriere tecniche o contrattuali;
81. fa riferimento al piano della Commissione di rendere i centri dati climaticamente neutri e altamente efficienti dal punto di vista energetico entro il 2030; ritiene necessario migliorare l’integrazione dei centri dati nel sistema energetico, concentrandosi sul riutilizzo del calore e sulla fornitura di servizi di flessibilità in base alla domanda nelle reti elettriche; osserva che devono essere creati incentivi per la ricerca nel campo del raffreddamento e dei processori efficienti dal punto di vista energetico, con particolare attenzione al sostegno dei centri dati dell’UE; esorta la Commissione a garantire un’attuazione chiara e coerente degli attuali requisiti giuridici per i gestori dei centri dati in tutta la legislazione dell’UE e negli Stati membri;
82. invita la Commissione e gli Stati membri ad aumentare e indirizzare gli investimenti pubblici e a creare incentivi per gli investimenti privati ??nelle infrastrutture digitali, per consentire la crescita e la modernizzazione dei centri dati;
Cavo sottomarino
83. invita la Commissione ad adottare misure coordinate per proteggere i cavi sottomarini e rafforzarne la sicurezza e le capacità di riparazione; sottolinea che è necessario continuare a investire nella posa di nuovi cavi sottomarini per garantire la ridondanza; accoglie con favore il cofinanziamento da parte dell’UE di tali progetti per espandere l’infrastruttura digitale e la connettività in tutti gli Stati membri; invita la Commissione a esaminare le potenziali sinergie tra la manutenzione delle infrastrutture sottomarine digitali ed energetiche;
84. sottolinea l’importanza di migliorare le capacità di riparazione e i meccanismi di risposta dell’UE e dei suoi Stati membri in caso di interruzioni dei cavi sottomarini, essenziali per mantenere comunicazioni sicure e ininterrotte; sottolinea l’importanza della cooperazione internazionale nella riparazione dei cavi dopo atti di sabotaggio e nella promozione degli investimenti necessari e chiede la creazione di una flotta con base nell’UE in grado di effettuare riparazioni rapide, in modo che si possa intervenire rapidamente in caso di interruzione e l’infrastruttura possa essere ripristinata; invita la Commissione a prendere in considerazione misure normative per garantire un accesso equo e la sicurezza, indipendentemente dal fatto che l’infrastruttura in questione sia di proprietà privata o pubblica;
85. Accoglie con favore l’adozione del Piano d’azione per la sicurezza dei cavi, che si baserà su quattro pilastri: prevenzione, rilevamento, risposta e recupero, e deterrenza; sottolinea l’importanza della sua piena e tempestiva attuazione; chiede fermamente, nell’attuale contesto geopolitico, maggiori investimenti nelle tecnologie per rafforzare la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture sottomarine e offshore;
86. invita la Commissione a promuovere la ricerca e l’innovazione per consentire innovazioni tecnologiche avanzate nella sicurezza dei cavi, compresi sistemi di allerta precoce e analisi delle minacce supportate dall’intelligenza artificiale;
87. esorta la Commissione a rivedere gli strumenti disponibili per mobilitare meglio gli investimenti privati ??a sostegno dei progetti di cavi di interesse europeo (CPEI); invita la Commissione a includere i progetti di cavi sottomarini nell’elenco degli importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI); sottolinea che la procedura di richiesta e gestione degli IPCEI deve essere snellita e semplificata;
Sicurezza informatica
88. sottolinea il lavoro legislativo svolto nell’ultima legislatura, volto a migliorare significativamente la sicurezza informatica nell’UE; accoglie con favore, in particolare, l’adozione del regolamento sulla resilienza informatica, della legge sulla solidarietà informatica e della direttiva NIS-2; sottolinea che tali misure devono essere attuate e applicate in modo uniforme e tempestivo;
89. invita la Commissione a presentare una relazione di valutazione della legislazione in materia di sicurezza informatica e a proporre un atto legislativo per rivedere tale legislazione al fine di rafforzare il quadro per la sicurezza informatica europea, con particolare attenzione all’interazione tra sovranità e sicurezza; invita inoltre la Commissione a migliorare la protezione delle infrastrutture strategiche e critiche e a prevenire le interferenze straniere da parte di attori soggetti a legislazione extraterritoriale, nonché ad accelerare l’adozione di sistemi europei di certificazione della sicurezza informatica; chiede che il mandato dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza informatica (ENISA) sia rafforzato affinché possa coordinare le risposte alle crisi, monitorare la certificazione della sicurezza informatica delle infrastrutture critiche e garantire l’attuazione uniforme delle norme di sicurezza informatica in tutto il mercato interno;
90. sottolinea l’importanza della futura strategia di sicurezza interna dell’Unione europea per rafforzare la sicurezza informatica e proteggere le infrastrutture critiche;
91. rileva con preoccupazione che, secondo la seconda relazione sui progressi degli Stati membri nell’attuazione del kit di strumenti per la sicurezza informatica 5G dell’UE, 14 Stati membri non hanno ancora attuato restrizioni sui fornitori ad alto rischio, con conseguenti significative lacune in materia di sicurezza; chiede la piena attuazione del kit di strumenti per la sicurezza 5G dell’UE per ridurre la dipendenza dai fornitori di sistemi ad alto rischio; invita la Commissione a rendere il kit di strumenti giuridicamente vincolante, in particolare per quanto riguarda i fornitori di sistemi ad alto rischio nelle infrastrutture critiche;
semplificazione
92. osserva che l’UE deve disporre di valide alternative commerciali per raggiungere una vera sovranità tecnologica; sottolinea che l’UE necessita urgentemente di un programma completo per la semplificazione e la deregolamentazione per promuovere un ambiente favorevole all’innovazione che sostenga alternative competitive di origine UE agli attori digitali dominanti; sottolinea che l’eccessiva burocrazia, i quadri normativi frammentati, un mercato unico digitale incompleto e procedure di conformità eccessivamente complesse incidono in modo sproporzionato sulle start-up dell’UE, sulle giovani imprese in espansione e sulle PMI, riducendone così la competitività globale; osserva che l’UE dovrebbe pertanto dare priorità all’armonizzazione della legislazione e all’approfondimento del mercato unico digitale per garantire che la legislazione sia proporzionata e orientata all’innovazione e non ostacoli lo sviluppo di soluzioni tecnologiche all’interno dell’UE;
93. sottolinea che le nuove proposte legislative devono essere allineate ai principi di una migliore regolamentazione, in modo che qualsiasi nuova misura nella politica digitale che incida sulla competitività sia accompagnata da una valutazione d’impatto, che comprenda un esame della competitività e dell’impatto sulle PMI e sulle piccole imprese a media capitalizzazione, valutando se un particolare strumento giuridico sia necessario e proporzionato e non imponga oneri inutili alle imprese, in particolare alle PMI, e valutando quindi anche l’impatto sulla competitività, sulle prospettive di investimento e sul benessere dei consumatori;
94. sottolinea che la semplificazione della legislazione dell’UE non deve compromettere nessuno dei diritti fondamentali dei cittadini e delle imprese e, pertanto, non deve compromettere la certezza del diritto; ritiene che le proposte di semplificazione non debbano essere presentate frettolosamente o senza un adeguato esame, consultazione e valutazione d’impatto;
95. accoglie con favore l’impegno della Commissione ad attuare pienamente il principio di riduzione degli oneri amministrativi per le imprese nella legislazione dell’UE; invita pertanto la Commissione a intensificare i propri sforzi mirando a ridurre ulteriormente i costi e gli oneri amministrativi per le imprese rispetto ai benefici che deriverebbero dai nuovi requisiti normativi introdotti a livello dell’UE nello stesso settore politico, al fine di rimuovere gli ostacoli all’ingresso sul mercato e aiutare le imprese europee a espandersi e crescere;
96. invita la Commissione a utilizzare il pacchetto digitale per garantire la semplificazione, l’attuazione uniforme e l’applicazione della legislazione dell’UE nel settore digitale, armonizzando le definizioni e le procedure di rendicontazione, esplorando le opportunità per ridurre gli obblighi di rendicontazione e colmare il divario tra industria e governo;
97. ritiene che incoraggiare le imprese e gli innovatori a rimanere nell’UE sviluppando un ambiente imprenditoriale attraente e agile sia fondamentale per rafforzare la sovranità tecnologica; sottolinea in tale contesto che occorre evitare l’eccessiva regolamentazione e gli eccessivi oneri amministrativi e che le norme dell’UE dovrebbero essere chiare, coerenti, prevedibili, proporzionate e tecnologicamente neutre, affinché l’ambiente normativo rimanga competitivo su scala mondiale; ritiene che anche i nuovi metodi di appalti pubblici e lo sviluppo di sandbox e banchi di prova normativi dovrebbero contribuire a un quadro favorevole all’innovazione;
98. accoglie con favore la proposta della Commissione relativa a un 28° quadro giuridico, che riconosce che un pacchetto unico e armonizzato di norme a livello dell’UE rappresenterà una svolta per gli investimenti e l’innovazione digitali; ritiene che la riduzione della frammentazione giuridica nei 27 sistemi giuridici nazionali stimolerà gli investimenti privati, ridurrà i costi di conformità e accelererà la diffusione di infrastrutture, prodotti e servizi digitali di prossima generazione; invita la Commissione a garantire che tale quadro affronti specificamente le barriere giuridiche nel settore digitale, quali le procedure di autorizzazione e i flussi di dati transfrontalieri, al fine di creare un autentico mercato unico digitale;
99. esorta la Commissione a creare un punto di contatto centrale per semplificare la procedura di richiesta di accesso del settore privato ai meccanismi di finanziamento dell’UE e per garantire che le imprese private, le PMI e le start-up possano partecipare più facilmente ai programmi di investimento digitale;
energia
100. sottolinea che i data center eserciteranno una pressione aggiuntiva sulle reti elettriche, rendendo essenziale rafforzarle attraverso investimenti lungimiranti; sottolinea che i data center possono anche contribuire alla stabilizzazione della rete partecipando alla flessibilità della domanda; chiede misure volte a incentivare tale partecipazione sulla base dell’attuazione della riforma rivista del mercato elettrico dell’UE;
101. invita la Commissione e gli Stati membri a proporre e attuare strumenti che garantiscano un’adeguata pianificazione del crescente fabbisogno energetico dei centri dati e promuovano ubicazioni strategiche in prossimità delle fonti energetiche disponibili, in modo da ridurre al minimo la dipendenza dall’infrastruttura di rete generale;
102. osserva che la fibra ottica è più efficiente dal punto di vista energetico rispetto alle reti in rame convenzionali; sottolinea l’importanza di ridurre il consumo energetico nella trasmissione dei dati e di garantire stabilità ed efficienza a lungo termine;
103. invita la Commissione a garantire un approvvigionamento affidabile e sufficiente di energia pulita e di tecnologie climaticamente neutre per sostenere l’infrastruttura digitale del futuro;
Competenze
104. rileva che per raggiungere gli obiettivi strategici dell’UE è urgentemente necessario un maggior numero di professionisti digitali qualificati; invita gli Stati membri a elaborare strategie e incentivi nazionali per trattenere i talenti nell’UE e attrarre i migliori professionisti digitali del mondo, rafforzando così la capacità di innovazione e la leadership tecnologica dell’UE;
105. sottolinea l’importanza di colmare il divario di competenze digitali e STEM per migliorare la resilienza tecnologica, la capacità di innovazione e l’autonomia strategica aperta; invita gli Stati membri a rafforzare gli investimenti nell’istruzione, nella formazione e nella riqualificazione digitale, in particolare nei settori essenziali per le transizioni verde e digitale; sostiene la priorità degli investimenti per affrontare la carenza di competenze digitali, in particolare nell’intelligenza artificiale, nella sicurezza informatica, nell’analisi dei dati e nelle tecnologie pulite, per sostenere l’innovazione e la sovranità tecnologica;
106. chiede strategie coordinate a livello nazionale per migliorare l’accesso a un’istruzione STEM di alta qualità, promuovere l’apprendimento permanente e attrarre talenti nel settore delle TIC e nei settori correlati; chiede partenariati tra istituzioni pubbliche, industria e fornitori di istruzione per garantire l’allineamento tra i programmi di studio e le mutevoli esigenze del mercato;
107. chiede maggiori sforzi per migliorare le competenze digitali in tutti i gruppi demografici, con particolare attenzione all’istruzione precoce STEM, all’istruzione e formazione professionale e all’apprendimento permanente nelle tecnologie digitali; raccomanda di allineare le strategie nazionali in materia di istruzione e formazione all’obiettivo del decennio digitale dell’UE di garantire che l’80% della popolazione possieda competenze digitali di base entro il 2030, con particolare attenzione alle misure di parità di genere per aumentare la rappresentanza delle donne nei settori delle TIC e STEM; invita le istituzioni dell’UE ad adottare misure concrete per garantire il rispetto degli impegni stabiliti nella Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale, sia all’interno dell’UE che nel contesto della cooperazione dell’Unione con i paesi terzi;
108. sostiene la creazione di un quadro comune di certificazione dell’UE per le competenze digitali e tecniche, al fine di migliorare il riconoscimento e la trasferibilità delle qualifiche tra gli Stati membri;
109. sottolinea che la Banca europea per gli investimenti e le istituzioni nazionali per lo sviluppo dovrebbero essere incoraggiate a sostenere la fidelizzazione dei talenti digitali investendo congiuntamente in start-up europee di tecnologie all’avanguardia, per garantire che le innovazioni finanziate dall’UE restino nella regione e contribuiscano alla sovranità tecnologica dell’Europa;
Ricerca e innovazione
110. sottolinea l’importanza di colmare il divario tra ricerca e commercializzazione e invita la Commissione a migliorare la valorizzazione delle innovazioni nell’UE;
111. ritiene che la capacità dell’Europa di tradurre la ricerca in soluzioni commercializzabili sia fondamentale per sviluppare le competenze necessarie e ridurre la dipendenza dalle tecnologie non europee;
112. sottolinea che i fondi devono essere assegnati strategicamente per accelerare lo sviluppo e il lancio sul mercato di soluzioni che rafforzino la resilienza tecnologica dell’Europa e stimolino l’innovazione; sottolinea l’importanza di una struttura di finanziamento più flessibile e basata sull’eccellenza, in particolare quando si tratta di migliorare la traduzione della ricerca in applicazioni industriali; chiede maggiori investimenti nella ricerca e nell’innovazione per rafforzare le conoscenze e le capacità tecnologiche dell’Europa e insiste sul fatto che i finanziamenti dell’UE per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione (R&S) devono essere basati sulla libera concorrenza e sull’eccellenza;
113. sottolinea che sono necessarie strategie a sostegno dell’innovazione industriale, tra cui investimenti mirati in tecnologie strategiche chiave in cui l’Europa può essere leader mondiale, come l’informatica quantistica, al fine di creare un ecosistema di innovazione;
114. ritiene che gli investimenti privati ??in R&S siano di fondamentale importanza e invita l’UE a creare incentivi per mobilitare efficacemente i finanziamenti privati ??per lo sviluppo di tecnologie critiche, anche attraverso partenariati pubblico-privati;
115. sottolinea l’urgente necessità di incentivi più forti per mobilitare capitali del settore privato per soluzioni basate sulla tecnologia; invita gli Stati membri ad attuare incentivi fiscali mirati, semplificazioni normative e strumenti di condivisione del rischio per attrarre capitali privati ??nel settore tecnologico e nell’economia digitale; sottolinea la necessità di ottimizzare i flussi di capitali transfrontalieri all’interno del mercato unico per facilitare l’accesso ai finanziamenti per le start-up europee innovative;
Standard
116. è fermamente convinto che la promozione dell’interoperabilità e delle norme dell’UE sia di fondamentale importanza per favorire la competitività nel settore tecnologico, poiché ciò garantisce che i prodotti possano essere interconnessi e interagire, promuovendo così l’innovazione e i mercati aperti; sottolinea che sia l’interoperabilità sia le norme tecnologiche comuni aprono la strada a un mercato interno funzionante;
117. sottolinea che la Commissione deve rafforzare il suo impegno nelle strutture di normazione globali esistenti e concentrarsi sull’adozione internazionale delle norme europee attraverso un approccio dal basso verso l’alto, al fine di evitare la centralizzazione;
Partnership
118. accoglie con favore l’impegno dell’UE a negoziare accordi commerciali digitali globali che faciliteranno lo sviluppo di un’infrastruttura digitale sicura e competitiva con i paesi partner; invita la Commissione a intensificare gli sforzi per negoziare accordi commerciali digitali con altri paesi partner;
119. invita la Commissione a promuovere la cooperazione tecnica nei consessi multilaterali quali il G7, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) al fine di elaborare standard globali per la governance digitale, la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, i flussi transfrontalieri di dati e le tecnologie emergenti;
120. esorta la Commissione a portare avanti i negoziati per una soluzione duratura alla moratoria dell’OMC sul commercio elettronico, al fine di impedire l’introduzione di tariffe digitali e garantire che il commercio digitale internazionale rimanga aperto, prevedibile e favorevole all’innovazione;
121. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.
L’Unione Europea è attualmente fortemente dipendente dalle tecnologie straniere. Ciò riduce la sua flessibilità strategica e la sua competitività economica. Inoltre, espone dati sensibili dell’UE, in particolare a causa della legislazione extraterritoriale statunitense. Questa situazione potrebbe persistere, date le ambizioni della nuova amministrazione Trump: 500 miliardi di dollari saranno investiti nel settore chiave dell’intelligenza artificiale (IA) entro il 2029.
Tuttavia, l’Unione presenta innegabili vantaggi, una forte capacità di ricerca e un ecosistema di start-up e aziende innovative, come è stato chiaramente dimostrato all’AI Action Summit di Parigi, svoltosi nel febbraio 2025.
Questo rapporto analizza le principali debolezze delle infrastrutture strategiche europee. Formula poi raccomandazioni per raggiungere rapidamente la sovranità tecnologica, basata sulla competitività e sulla protezione dei mercati strategici.
Il concetto di sovranità tecnologica dell’Europa e di infrastruttura digitale
La sovranità tecnologica mira a garantire l’indipendenza e la sicurezza dell’UE proteggendo la sua infrastruttura strategica e riducendo la sua dipendenza dai fornitori di tecnologia di paesi terzi.
È definita dalla capacità dell’UE di progettare, sviluppare, costruire, controllare e proteggere un’infrastruttura digitale, ovvero tutto l’hardware e il software utilizzati nei data center, nei computer ad alte prestazioni e nei computer quantistici, nel cloud, nell’intelligenza artificiale, nei semiconduttori, nella sicurezza informatica e nelle reti di comunicazione.
1. L’Unione dipende dalle tecnologie straniere, il che comporta per essa rischi significativi.
1.1 L’Unione continua a dipendere fortemente dal cloud, poiché la maggior parte dei dati è archiviata e ospitata al di fuori del suo territorio.
Il mercato cloud europeo è indubbiamente dominato dagli operatori statunitensi. Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud detengono insieme una quota di mercato pari a circa il 69% dell’infrastruttura cloud in Europa. I provider europei, come OVHcloud e Deutsche Telekom, rimangono al di sotto del 13%. In definitiva, il 92% dei dati provenienti dall’Occidente è archiviato negli Stati Uniti, su infrastrutture di proprietà e gestite da provider statunitensi.
Questa concentrazione porta con sé due problemi:
• Dipendenza dalle infrastrutture: l’Unione non è in grado di rispondere da sola alle sue crescenti esigenze.
• Vulnerabilità legali: il FISA consente alle agenzie di intelligence di accedere ai dati delle aziende tecnologiche statunitensi. Ai sensi del Cloud Act, le autorità statunitensi possono accedere ai dati ospitati da aziende statunitensi, anche se tali dati sono fisicamente archiviati al di fuori degli Stati Uniti.
1.2 I bassi livelli di investimento e l’eccessiva regolamentazione aggravano il ritardo dell’Unione nel campo dell’intelligenza artificiale.
Nel 2021, la quota dell’UE negli investimenti globali in IA era solo del 7%, rispetto al 40% degli Stati Uniti e al 32% della Cina. Nel 2023, l’Europa ha investito circa 5 miliardi di euro in IA, rispetto ai 20 miliardi di euro investiti dagli Stati Uniti. Il piano statunitense “Stargate” prevede investimenti per 500 miliardi di euro in un periodo di quattro anni.
Al vertice d’azione sull’intelligenza artificiale di Parigi è emerso chiaramente che l’Unione è percepita come un fattore di ostacolo a causa delle sue normative.
1.3 Semiconduttori: un settore strategico in ritardo.
L’Europa non dispone di fabbriche in grado di produrre tecnologie avanzate per i semiconduttori (<10 nm). La quota europea nella produzione mondiale di semiconduttori è solo del 10%. Questa quota è significativamente inferiore a quella di Taiwan, che produce il 54% dei semiconduttori mondiali (principalmente TSMC), e della Cina, che ne rappresenta il 16%. Allo stesso tempo, secondo la federazione sindacale IndustriALL, l’UE ha utilizzato il 16% dei semiconduttori mondiali nel 2021. Questa dipendenza rende l’UE vulnerabile alle tensioni geopolitiche e alle interruzioni dell’approvvigionamento.
La legge sui chip apre la strada a sostanziali sussidi per le aziende straniere che insediano i loro impianti di produzione in Europa. Se il continente europeo fungesse semplicemente da base industriale per tecnologie concepite e gestite altrove, ciò non garantirebbe né l’indipendenza tecnologica né l’acquisizione di know-how.
1.4 È essenziale controllare l’infrastruttura di comunicazione per semplificare e proteggere il traffico dati.
Le debolezze dell’Europa sono evidenti in tre ambiti chiave:
• Motivazione : Nel suo Libro bianco del 21 febbraio 2024, la Commissione rileva un’offerta inadeguata di fibra ottica e ritardi nello sviluppo di reti 5G indipendenti.
• Sott’acqua: il 95% delle comunicazioni globali avviene via cavo. L’Europa ha un leader di mercato in Alcatel Submarine Networks (ASN), che detiene circa un terzo della quota di mercato globale. Tuttavia, le interruzioni verificatesi nel Mar Baltico dimostrano una mancanza di resilienza.
• Spazio : mentre la società statunitense Starlink ha già più di 4.000 satelliti in orbita, l’Europa sta ancora progettando costellazioni per l’orbita terrestre bassa (LEO).
Queste dipendenze rendono l’UE vulnerabile ad attacchi informatici, sabotaggi e interferenze straniere. Nel 2020, un’azienda su otto è stata colpita da attacchi informatici e il numero continua ad aumentare. Secondo il rapporto Hiscox, entro il 2023 questa percentuale aveva raggiunto il 58% in Germania e il 53% in Francia.
1.5 Calcolo quantistico e calcolo ad alte prestazioni (“HPC”): l’Unione presenta vantaggi innegabili.
L’UE ha lanciato il programma “Quantum Flagship”, con un budget di un miliardo di euro e una durata di dieci anni. Parallelamente, 32 paesi europei hanno lanciato l’iniziativa EuroHPC, per la quale sono stati stanziati sette miliardi di euro. L’obiettivo è facilitare l’accesso a una potenza di calcolo avanzata per le aziende europee.
In Europa, l’azienda olandese ASML produce sistemi litografici utilizzati nel calcolo ad alte prestazioni e in applicazioni avanzate, tra cui il calcolo quantistico. Ciò consente all’UE di rimanere un attore chiave e di mantenere una posizione strategica nella filiera produttiva.
2. L’Unione può riconquistare la propria sovranità tecnologica concentrandosi sulla ricerca, sulla R&S e sugli investimenti.
2.1 Invece dei sussidi pubblici, si dovrebbe dare priorità agli investimenti privati ??in R&S e nello sviluppo delle imprese europee.
L’UE eroga fondi pubblici a migliaia di aziende attraverso piccoli aiuti di Stato. Distribuendo i sussidi su troppi progetti diversi, nessuno di essi riesce a raggiungere una vera massa critica. Fusioni e acquisizioni strategiche dovrebbero essere incoraggiate per creare attori europei solidi. A tal fine, fusioni e acquisizioni dovrebbero essere esplicitamente incluse nel quadro dei Progetti Importanti di Comune Interesse Europeo (IPCEI).
Inoltre, Stati Uniti e Asia sono riusciti a dominare l’industria dei semiconduttori grazie al capitale privato. I fondi pensione europei dispongono di asset per un totale di 3.000 miliardi di euro, ma secondo la Banca Centrale Europea, solo lo 0,02% del loro patrimonio è allocato al capitale di rischio, rispetto a quasi il 2% dei fondi pensione statunitensi.
Raccomandazione n. 1: Gli investitori istituzionali privati ??dovrebbero essere incoraggiati a investire in un portafoglio diversificato di aziende tecnologiche europee ad alto potenziale semplificando il quadro normativo del Fondo europeo di investimento a lungo termine (ELTIF 2.0), promuovendo fusioni e acquisizioni e proponendo incentivi fiscali laddove l’Unione abbia l’autorità di farlo.
2.2 L’aggiudicazione degli appalti pubblici diventerà uno strumento per lo sviluppo della sovranità tecnologica dell’Europa, riservando una parte degli appalti pubblici alle imprese europee.
Gli appalti pubblici, già utilizzati in settori come la difesa, rappresentano uno strumento strategico per promuovere la ricerca e lo sviluppo creando un ambiente competitivo. In Cina, tutti gli appalti pubblici nei settori strategici vengono assegnati ad aziende nazionali. Negli Stati Uniti, questa percentuale è del 70%. A titolo di confronto, le aziende europee in alcuni Stati membri dell’UE ricevono solo l’8-12% degli appalti pubblici.
Attualmente non esiste un equivalente nell’UE per il “Buy American Act” e lo “Small Business Act”. Pertanto, la relazione Draghi raccomanda di introdurre una quota minima esplicita per la produzione locale negli appalti pubblici, al fine di fungere da primo cliente per le nuove tecnologie.
Raccomandazione n. 2: È necessario riformare il funzionamento degli appalti pubblici in Europa affinché gli Stati membri abbiano la possibilità di riservare contratti strategici alle aziende europee che soddisfano i criteri di sovranità.
Per i dati sensibili, dovrebbe essere introdotto un criterio europeo di sicurezza informatica che tenga conto della sovranità. Il sistema di certificazione della sicurezza informatica dell’Unione Europea (EUCS), ancora in fase di discussione, non fornisce garanzie sufficienti in merito all’hosting di dati europei sensibili, nemmeno al livello di certificazione “elevato”. Per garantire che i provider di hosting non siano soggetti a normative extraeuropee, la certificazione EUCS dovrebbe essere allineata alle garanzie richieste per la certificazione francese SecNumCloud, in particolare per quanto riguarda i criteri di immunità dei dati in relazione alla legislazione extraterritoriale e alle normative sulla governance aziendale.
Raccomandazione n. 3: Il livello “elevato” di certificazione secondo EUCS dovrebbe essere allineato ai requisiti per la certificazione SecNumCloud.
2.3 L’uso di fondi pubblici dovrebbe essere ridotto promuovendo i partenariati pubblico-privato.
Come sottolinea il rapporto Letta, i partenariati pubblico-privato consentono di fornire investimenti privati ??riducendo al contempo l’impatto sulle finanze pubbliche. Purtroppo, la Direttiva Solvency II sui fondi pensione e la Direttiva IORP II sulle assicurazioni sulla vita contengono norme di vigilanza troppo stringenti per i settori strategici ed emergenti.
Raccomandazione n. 4: È necessario riformare la legislazione europea che rende meno attraenti le attività considerate rischiose e nuove, poiché prevede elevati requisiti di capitale proprio e un principio di vigilanza eccessivamente rigoroso.
2.4 L’onere normativo deve essere ridotto attraverso drastiche semplificazioni.
Le normative rappresentano un ostacolo agli investimenti per oltre il 60% delle imprese dell’Unione. Il 55% delle PMI afferma che l’onere normativo rappresenta il principale ostacolo. Gli stessi problemi sono stati evidenziati nei recenti rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta.
Raccomandazione n. 5: Seguendo il principio di attuazione statunitense “one-in, two-out”, per ogni nuova regolamentazione per i settori strategici, altre due dovrebbero essere abrogate.
2.5 Il rafforzamento delle infrastrutture digitali sarà realizzato attraverso una politica energetica sostenibile e competitiva.
Un’energia sostenibile e competitiva è fondamentale per agevolare gli investimenti nelle infrastrutture digitali, che richiedono un elevato consumo energetico.
Raccomandazione n. 6: Il mercato europeo dell’elettricità dovrebbe essere riformato ponendo fine al meccanismo dell’ordine di merito, in cui il prezzo si basa sulla risorsa più costosa, e reintroducendo un quadro che consenta un’elettricità competitiva e affidabile derivante dall’energia nucleare.
Ai sensi dell’allegato I, articolo 8 del regolamento interno, la relatrice dichiara di aver ricevuto contributi dalle seguenti istituzioni o persone nella preparazione del progetto di relazione:
| Istituzione e/o persona |
| Roberto Viola, Direttore Generale della DG Connect (Commissione Europea) |
| Servizio di ricerca parlamentare europeo (EPRS) |
| Jean-Paul Smets, CEO di Rapid.Space |
| Christian Harbulot, fondatore dell’École de Guerre Économique (EGE), autore di La Guerre Économique au XXIe siècle, marzo 2024 |
| Marc Darmon, Presidente del Comité Stratégique de Filière ‘Industrie de Sécurité’ |
| Bruno Giorgianni, Segretario del Comitato Esecutivo, Vicepresidente Senior, Affari Pubblici presso Dassault |
| Thomas Balladur, co-fondatore e CEO di Interstis |
| Thomas Fauré, fondatore del social network sicuro Whaller |
| Olivier de Maison Rouge, autore e avvocato specializzato in intelligence economica |
| Marc Watin-Augouard, esperto di sicurezza informatica |
| Léonidas Kalogeropoulos, Responsabile della Mediazione e degli Argomenti e Direttore Esecutivo dell’Open Internet Projet (OIP) |
| Thomas Volmer, responsabile delle politiche globali di distribuzione dei contenuti presso Netflix e Teodora Raychinova, responsabile senior delle politiche pubbliche presso Netflix |
| Anton’Maria Battesti, Direttore delle Politiche Pubbliche Francia presso Meta e Simone Gobello, Responsabile delle Politiche Pubbliche presso Meta |
L’elenco sopra riportato è redatto sotto la sola responsabilità del relatore.
Laddove le persone fisiche siano nominate, identificate in base alla funzione o entrambe, la relatrice dichiara di aver fornito agli interessati la dichiarazione sulla protezione dei dati n. 484 del Parlamento europeo ( https://www.europarl.europa.eu/data-protect/index.do ), che stabilisce le condizioni per il trattamento dei loro dati personali e i diritti associati a tale trattamento.
| Data di accettazione | 3.6.2025 | |||
| Risultato della votazione finale | +:–:0: | 63510 | ||
| Membri presenti al momento della votazione finale | Wouter Beke, Tom Berendsen, Paolo Borchia, Markus Buchheit, Borys Budka, João Cotrim De Figueiredo, Pilar del Castillo Vera, Elena Donazzan, Matthias Ecke, Christian Ehler, Sofie Eriksson, Jan Farský, Niels Fuglsang, Lina Gálvez, Alexandra Geese, Jens Geier, Bruno Gonçalves, Nicolás González Casares, Christophe Grudler, Niels Flemming Hansen, Eero Heinäluoma, Ivars Ijabs, Diana Iovanovici ?o?oac?, Fernand Kartheiser, Seán Kelly, Sarah Knafo, Ond?ej Knotek, Micha? Kobosko, Eszter Lakos, Morten Løkkegaard, Marina Mesure, Dan Nica, Angelika Niebler, Ville Niinistö, Alessandro Nikolic, Miros?awa Nykiel, Daniel Obajtek, Nikos Pappas, Tsvetelina Penkova, Pascale Piera, Virgil-Daniel Popescu, Jüri Ratas, Julie Rechagneux, Aura Salla, Elena Sancho Murillo, Jussi Saramo, Paulius Saudargas, Benedetta Scuderi, Diego Solier, Anna Stürgkh, Beata Szyd?o, Dario Tamburrano, Bruno Tobback, Isabella Tovaglieri, Filip Turek, Kris Van Dijck, Mariateresa Vivaldini, Andrea Wechsler, Angelika Winzig, Elena Yoncheva, Auke Zijlstra | |||
| Rappresentanti supplenti presenti al momento della votazione finale | Mohammed Chahim, Annalisa Corrado, Mélanie Disdier, Michalis Hadjipantela, Katri Kulmuni, Dario Nardella, Fernando Navarrete Rojas, Massimiliano Salini, Susana Solís Pérez, Irene Tinagli, Francesco Torselli, Marie-Pierre Vedrenne, Jörgen Warborn, Iuliu Winkler | |||
| Membri presenti al momento della votazione finale ai sensi dell’articolo 216, paragrafo 7 del Regolamento | Anja Arndt, Pär Holmgren, Irena Joveva | |||
| 63 | + |
| ECR | Elena Donazzan, Fernand Kartheiser, Daniel Obajtek, Diego Solier, Beata Szyd?o, Francesco Torselli, Kris Van Dijck, Mariateresa Vivaldini |
| ESN | Anja Arndt, Markus Buchheit, Sarah Knafo |
| NI | Diana Iovanovici ?o?oac? |
| DPI | Wouter Beke, Tom Berendsen, Borys Budka, Pilar del Castillo Vera, Christian Ehler, Jan Farský, Michalis Hadjipantela, Niels Flemming Hansen, Seán Kelly, Eszter Lakos, Fernando Navarrete Rojas, Angelika Niebler, Miros?awa Nykiel, Virgil-Daniel Popescu, Jüri Ratas, Massimiliano Salini, Aura Salla, Paulius Saudargas, Susana Solís Pérez, Jörgen Warborn, Andrea Wechsler, Iuliu Winkler |
| Rinnovare | João Cotrim De Figueiredo, Christophe Grudler, Ivars Ijabs, Irena Joveva, Micha? Kobosko, Katri Kulmuni, Morten Løkkegaard, Anna Stürgkh, Marie-Pierre Vedrenne |
| S&D | Mohammed Chahim, Annalisa Corrado, Matthias Ecke, Sofie Eriksson, Niels Fuglsang, Lina Gálvez, Jens Geier, Bruno Gonçalves, Nicolás González Casares, Eero Heinäluoma, Dario Nardella, Dan Nica, Tsvetelina Penkova, Elena Sancho Murillo, Irene Tinagli, Bruno Tobback |
| Verdi/ALE | Alexandra Geese, Pär Holmgren, Ville Niinistö, Benedetta Scuderi |
| 5 | – |
| DPI | Angelika Winzig |
| PfE | Filip Turek |
| La sinistra | Nikos Pappas, Jussi Saramo, Dario Tamburrano |
| 10 | 0 |
| NI | Elena Yoncheva |
| PfE | Paolo Borchia, Mélanie Disdier, Ond?ej Knotek, Aleksandar Nikolic, Pascale Piera, Julie Rechagneux, Isabella Tovaglieri, Auke Zijlstra |
| La sinistra | Marina Mesure |
Spiegazione dei simboli utilizzati:
+ : per quello
– : contro di esso
0 : astensione
- [1] GU L 229 del 18.9.2023, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/1781/oj .
- [2] GU L 333 del 27.12.2022, pag. 80, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2022/2555/oj .
- [3] GU L 2024/2847 del 20.11.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/2847/oj .
- [4] GU L 151 del 7 giugno 2019, pag. 15, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2019/881/oj .
- [5] GU L 2025/38 del 15.1.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/38/oj .
- [6] GU L 2025/37 del 15.1.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/37/oj .
- [7] GU L 323 del 19.12.2022, pag. 4, ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2022/2481/oj .
- [8] GU L 2024/903 del 22.3.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/903/oj .
- [9] GU L 172 del 26 giugno 2019, pag. 56, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2019/1024/oj .
- [10] GU L 2024/795 del 29.2.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/795/oj .
- [11] GU L 2023/2854 del 22.12.2023, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/2854/oj .
- [12] GU L 2024/1309 dell’8.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1309/oj .
- [13] GU L 2024/1689 del 12.7.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj .
- [14] GU L 249 del 14.7.2021, pag. 38, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/1153/oj .
- [15] GU L 166 dell’11.5.2021, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/694/oj .
- [16] GU L 170 del 12.5.2021, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/695/oj .
- [17] GU L 170 del 12.5.2021, pag. 69, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/696/oj .
- [18] GU L 79 del 17.3.2023, pag. 1, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2023/588/oj .
- [19] GU L 427 del 30.11.2021, pag. 17, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/2085/oj .
- [20] GU L 256 del 19.7.2021, pag. 3, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2021/1173/oj .
- [21] GU L 2024/1732 del 19 giugno 2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1732/oj .
- [22] GU L 321 del 17.12.2018, pag. 36, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2018/1972/oj

