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La sfida Italia Germania sulla digitalizzazione: identità digitale, cloud e meno burocrazia per le imprese

Mentre l’Europa accelera sulla transizione tecnologica, Roma e Berlino si trovano ai vertici di una sfida cruciale: trasformare la burocrazia in un ecosistema fluido. Se l’Italia sta scommettendo tutto sulla velocità e sulla centralizzazione grazie alla spinta del PNRR, ormai in esaurimento, la Germania risponde con un metodo più lento, ma radicato in un’architettura federale coordinata.

Il “tesoretto” italiano e il motore del PNRR

L’Italia ha messo sul piatto circa 42,5 miliardi di euro per il digitale (circa il 22% delle risorse totali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Nonostante un passato difficile, oggi siamo tra i Paesi più rapidi nel centrare i target europei. Tuttavia, la sfida resta culturale perché sebbene i servizi pubblici siano eccellenti, l’Italia fatica ancora sul fronte delle competenze digitali dei cittadini, dove restiamo ancora sotto la media UE. Le infrastrutture digitali in Italia registrano dei rallentamenti per l’esito poco fortunato dal Piano Italia 1 Giga. Si sta cercando di porvi rimedio con il Fondo Nazionale Connettività gestito da Invitalia ma i risultati si vedranno nel 2030 e non c’è tempo da perdere.

Architettura: Centralismo contro Federalismo

L’Italia ha scelto la via del coordinamento verticale. Il cuore del sistema è la PDND (Piattaforma Digitale Nazionale Dati, un sistema che permette alle diverse amministrazioni di “parlarsi” e scambiarsi dati in sicurezza), supportata dal Polo Strategico Nazionale (PSN, un’infrastruttura cloud protetta dove vengono migrati i dati sensibili dei cittadini). Sono scelte avvenute in epoca Governo Draghi quando il ministro era Vittorio Colao. Dunque sono state in larga misura anticipatorie rispetto ad altri Paesi europei, tra cui la Germania che sembra muoversi solo oggi ma con un criterio federale aperto.

In Germania domina invece il “Germany Stack”. A differenza dell’approccio italiano, i tedeschi puntano su un’architettura comune dove servizi di base come l’autenticazione o la messaggistica sono condivisi tra i vari Länder (gli Stati federati), cercando un’armonia trasversale che però spesso rallenta l’attuazione a livello nazionale. Dunque non esiste un modello generale e astratto che valga la pena perseguire senza aver adeguatamente riscontrato cosa accade in pratica.

Identità Digitale: il sorpasso dell’IT-Wallet

Sul fronte dell’identità, l’Italia gioca in attacco. Con oltre 41 milioni di identità SPID e 48 milioni di CIE (Carta d’Identità Elettronica), il prossimo passo è l’IT-Wallet. Si tratta di un “portafoglio digitale” integrato nell’App IO che, dopo una fase di test nel corso del 2024, permetterà a tutti di avere sullo smartphone documenti con valore legale (patente, tessera sanitaria, carta d’identità). Si può dire chiaramente che lo SPID ha fatto da apripista ed ha un tasso di successo clamoroso, sebbene non sono mancate incertezze per il suo finanziamento. Le criticità maggiori lato CIE sono legate agli appuntamenti fisici dei cittadini per ottenerla. Grazie ad un percorso integrato di CIE e SPID il portafoglio digitale avrà la strada spianata.

La Germania, pur lavorando sull’EUDI Wallet (lo standard europeo per l’identità digitale che sarà obbligatorio entro il 2026), si concentra su progetti d’avanguardia come il “Law as Code”. Questa iniziativa punta a scrivere le leggi in un formato leggibile dalle macchine, facilitando l’automazione dei processi amministrativi. E’ un buon punto di svolta per lo Stato digitale tanto atteso dai tedeschi. Ma il dibattito si scalda sulla strategia di implementazione:

  • Digital First: È l’approccio italiano e della maggior parte dei tedeschi. Il servizio digitale è la via privilegiata, ma resta disponibile (per ora) l’opzione analogica per chi ha meno competenze.
  • Digital Only: Alcune regioni tedesche, come lo Schleswig-Holstein, spingono per l’esclusività digitale.
  • Once-Only: Questo è il vero traguardo italiano già normato nel CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale). Il principio prevede che il cittadino non debba mai fornire alla PA un dato che lo Stato possiede già.

La sfida delle imprese e della burocrazia

Berlino punta all’obiettivo “Startup in 24 ore”, cercando di eliminare ogni attrito burocratico tramite registri centralizzati. L’Italia ha reso la vita più semplice alle startup innovative con il sistema ComUnica (un’unica interfaccia per comunicare con Camera di Commercio, INPS e INAIL), ma i tempi restano spesso legati alla complessità degli atti notarili online. A questa spinta a fare presto collabora anche l’apertura europea al 28° Regime che cercherà di superare le barriere nazionali e continentali a vantaggio delle imprese e del mercato.

L’Italia già ha blindato i propri asset strategici con il PSN, gestito da un consorzio nazionale (TIM, Leonardo, CDP e Sogei). È un modello di Sovranità Digitale (la capacità di uno Stato di controllare i propri dati senza dipendere da giganti tecnologici stranieri). Anche la Germania è molto attiva, promuovendo l’Open Source (software il cui codice è pubblico e modificabile) per evitare il “lock-in” dei fornitori privati, e introducendo dibattiti serrati sulla verifica dell’identità sui social media.

L’Italia è oggi un leader operativo: abbiamo gli strumenti (SPID, App IO, Cloud) e i fondi. La Germania è un leader metodologico: sta costruendo un sistema istituzionale più solido e moderno sotto il profilo contabile e legislativo.

La vera partita per l’Italia inizierà proprio nel 2026, quando i fondi del PNRR si esauriranno: la sfida sarà mantenere l’imponente macchina digitale accesa e, soprattutto, convincere gli ultimi scettici a usare i servizi che abbiamo costruito.