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Data Center: Alessio Butti a Confassociazioni

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Durante l’evento di Confassociazioni alla Camera dei Deputati dal titolo “Data Center Sovrani” è intervenuto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti con un video da remoto a testimonianza dell’impegno profuso nel coniugare la sovranità digitale di una nazione e la disponibilità materiale di infrastrutture tecnologiche avanzate, come i data center.

Il Senatore Butti ha evidenziato come la massiccia richiesta di capacità computazionale ed energetica necessaria per l’intelligenza artificiale presenti tre principali sfide legate alla sicurezza informatica, all’impatto ambientale e al controllo economico esercitato da pochi grandi operatori privati.

Per affrontare tali criticità, il governo promuove una strategia nazionale volta ad attrarre investimenti esteri attraverso regole trasparenti, coordinando lo sviluppo digitale con la pianificazione energetica e la tutela del territorio. L’obiettivo finale consiste nel coniugare la competitività industriale con la salvaguardia dell’interesse pubblico, evitando nuove forme di dipendenza estera sia a livello nazionale che europeo.

L’Analisi del Sottosegretario Alessio Butti su Data Center e Sovranità Digitale

Presenziando in sala al confronto sui temi della transizione energetica e delle infrastrutture digitali, emerge immediatamente la percezione di come la politica industriale della tecnologia abbia abbandonato le astrazioni teoriche per calarsi nella cruda concretezza geopolitica. L’apertura dei lavori, scandita dai saluti istituzionali rivolti al Ministro Gilberto Pichetto Fratin, all’Onorevole Luca Squeri, ai relatori e alla platea di esperti, ha fatto da proscenio all’intervento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti.

Il Sottosegretario ha posto una domanda provocatoria ma ineludibile, destinata a segnare il perimetro dell’intero dibattito: “A quale sovranità possiamo legittimamente ambire per alimentare le tecnologie più strategiche?”. L’interrogativo non rappresenta una semplice finzione retorica, bensì lo snodo geoeconomico attorno a cui si gioca la competitività futura del Paese.

Questa impostazione pragmatica trae origine da un preciso contesto diplomatico.

Di rientro dalla sua recente missione negli Stati Uniti alla guida della delegazione governativa italiana, Butti ha richiamato il confronto avuto a Washington con Etan Klein, Chief Technology Officer del governo americano.

Da questo dialogo al vertice affiora la tesi centrale dell’analisi: la sovranità digitale non si edifica sui proclami regolatori, ma sulla “materialità” delle infrastrutture. Esiste un paradosso strutturale che l’analisi politica non può ignorare: l’ambizione europea e italiana di conquistare l’autonomia tecnologica deve inevitabilmente misurarsi con la realtà strategica di un mercato dominato dai grandi hyperscaler statunitensi. L’innovazione richiede silicon, energia, cavi e cemento; sono questi fattori fisici a definire e limitare la reale portata della sovranità statale.

Spostare il baricentro dal piano dottrinale alla dimensione infrastrutturale impone di analizzare senza retorica la consistenza tangibile della capacità computazionale che sostiene il Paese.

La capacità di calcolo non costituisce più un mero fattore di abilitazione tecnica, ma si è affermata come la vera valuta geopolitica del ventunesimo secolo. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa, dell’informatica quantistica (quantum computing) e della robotica avanzata è strettamente vincolato alla disponibilità di imponenti volumi di calcolo e di risorse energetiche dedicate.

La “materialità” richiamata dal Sottosegretario Butti si articola in una catena del valore fisica e rigida, la cui fragilità o assenza paralizza qualsiasi ambizione di sviluppo:

  • Processori ad altissime prestazioni per l’addestramento di modelli complessi;
  • Reti di trasmissione dati ad altissima capacità e a bassissima latenza;
  • Approvvigionamento elettrico costante e ad alta densità;
  • Sistemi di raffreddamento di nuova generazione;
  • Data center progettati secondo i più moderni standard strutturali ed ambientali.

Senza questi presidi materiali, la ricerca scientifica si arresta, la digitalizzazione avanzata della sanità pubblica rimane inattuata e la crescita industriale perde terreno rispetto ai competitor globali. Il data center smette così di essere un semplice immobile adibito a server farm per assurgere a perno economico e militare.

“I data center sono diventati una componente essenziale della competitività economica, ma anche al tempo stesso una componente strategica della sicurezza nazionale.”

Questa duplice identità colloca le infrastrutture di calcolo al centro della sicurezza dello Stato. Tuttavia, la loro proliferazione sul territorio genera vulnerabilità sistemiche che richiedono una severa analisi d’inchiesta sulle dipendenze e sulle criticità d’impatto.

L’impetuosa corsa all’installazione di nuova capacità computazionale sta accendendo un dibattito politico fortemente polarizzato sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea. La concentrazione di impianti ad alto assorbimento energetico impatta direttamente sulle reti pubbliche, sull’uso del suolo e sulle risorse idriche locali.

Nella sua diagnosi, Butti ha schematizzato la materia individuando tre nodi critici fondamentali.

  1. Sicurezza e Resilienza

Aggregare massicce quantità di dati e potenza di calcolo in singoli nodi fisici crea “bersagli ad alto valore” esposti ad attacchi informatici statali e non statali, sabotaggi fisici, guasti alla rete elettrica o eventi climatici estremi. La continuità operativa dei servizi essenziali di uno Stato dipende in modo diretto dalla resilienza e dalla ridondanza geografica di queste strutture.

  1. Impatto Ambientale e Risorse Nazionali

I data center di nuova generazione assorbono quantitativi di energia elettrica paragonabili a quelli di intere città e richiedono, nei sistemi a ciclo aperto, imponenti volumi d’acqua per il raffreddamento. L’esplosione dei carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale accentua queste pressioni. Ne deriva l’obbligo inderogabile di subordinare l’autorizzazione di nuovi impianti a rigorosi piani energetici territoriali.

  1. Controllo di Mercato vs. Interesse Pubblico

Le infrastrutture di calcolo avanzate sono oggi realizzate e gestite quasi esclusivamente da un ristretto oligopolio di grandi colossi privati esteri. Sebbene il capitale privato e la tecnologia di questi attori siano indispensabili, poiché nessun singolo Paese europeo possiede le risorse per scalare autonomamente l’intera filiera, la delega incondizionata a poche corporation crea un forte asimmetria di potere.

La risposta strategica avanzata da Butti non risiede nel protezionismo, bensì nella promozione di “modelli federati” e nell’incentivazione dei piccoli e medi operatori locali. Sul piano tecnico-politico, le architetture federate consentono di distribuire la capacità di calcolo su nodi interconnessi ma autonomi, abbattendo il rischio di dipendenza esclusiva da un unico fornitore (vendor lock-in) e garantendo che il controllo dell’infrastruttura primaria rimanga radicato nella giurisdizione nazionale.

Riconoscere la natura di queste vulnerabilità è il passo preliminare per valutare la reale capacità dello Stato di passare dalla diagnosi del problema alla regolamentazione dei procedimenti autorizzativi.

La Strategia Nazionale per l’attrazione degli Investimenti

Di fronte alle spinte contrapposte tra esigenze industriali e timori delle comunità locali, la governance pubblica deve evitare scorciatoie ideologiche. Per l’Italia, la vera sfida d’esecuzione consiste nello sfidare la velocità autorizzativa dei mercati storici FLAP-D (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) senza al contempo svendere la sovranità sui dati o derogare alla tutela del territorio.

In questa cornice si inserisce la Strategia nazionale per l’attrazione degli investimenti dei data center, elaborata dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale. L’impianto politico mira a creare un ambiente normativo certo e prevedibile per i capitali internazionali, ponendo tuttavia paletti precisi per tutelare l’interesse pubblico. La bussola dell’azione governativa, come evidenziato nel discorso, risiede nel “conservare sempre la capacità di scegliere”: un principio operativo che rifiuta la subordinazione tecnologica a un singolo operatore o a una sola giurisdizione estera.

Per i settori critici dello Stato, la linea d’azione fissa criteri stringenti ed espliciti:

  • Sicurezza e Localizzazione: Definizione di vincoli perentori sulla residenza fisica dei dati e delle macchine che gestiscono la sanità, la difesa, la finanza e le reti energetiche.
  • Interoperabilità e Controllo: Adozione di standard aperti e architetture multilivello volte a prevenire il vendor lock-in e il condizionamento da parte di leggi extraterritoriali straniere.
  • Continuità Operativa: Protocolli di sicurezza e ridondanza volti a garantire l’erogazione ininterrotta dei servizi statali anche in scenari di crisi geopolitica o sistemica.

Queste prescrizioni stringenti definiscono le regole d’ingaggio per gli investitori private, proiettando la pianificazione infrastrutturale verso le direttrici operative e la collocazione geografica dell’Italia.

Lo sviluppo dei data center non può avvenire in modo disordinato. L’integrazione tra la pianificazione digitale e la programmazione energetica si articola in quattro direttrici programmatiche ben definite:

  1. Impiego prioritario di fonti rinnovabili abbinate a sistemi di accumulo elettrochimico per garantire continuità di carico;
  2. Adozione obbligatoria di tecnologie per il recupero e la ripartizione del calore di scarto a beneficio di reti di teleriscaldamento o processi industriali vicini;
  3. Riqualificazione ed uso prioritario di aree industriali dismesse (brownfield), salvaguardando il suolo agricolo e riutilizzando connessioni elettriche preesistenti;
  4. Distribuzione policentrica delle infrastrutture sul territorio nazionale per evitare la saturazione delle reti regionali e valorizzare la collocazione geografica dell’Italia.

Sotto il profilo geopolitico, l’Italia non è semplicemente un territorio da edificare, ma rappresenta lo snodo naturale dei cavi sottomarini in fibra ottica e dei corridoi energetici che collegano l’Europa al bacino del Mediterraneo, al Nord Africa e al Medio Oriente. Sfruttare questo posizionamento strategico significa trasformare l’approdo dei dati in sovranità contrattuale.

In conclusione, il monito del Sottosegretario Alessio Butti evidenzia la reale dimensione della posta in gioco. L’Italia e l’Europa non possono rassegnarsi al ruolo di meri portatori di consumo o di “ospiti” passivi di infrastrutture computazionali ideate, finanziate, controllate e governate altrove. La sfida cruciale per le istituzioni risiede nella capacità di attrarre capitali e tecnologie globali senza cedere le chiavi della governance digitale, facendo della capacità di calcolo un motore strutturale di crescita senza trasformarla in una nuova forma di dipendenza coloniale o tecnologica.