Come scrive Mila Fiordalisi su Wired, ‘Italia continua a zoppicare nella corsa verso la Gigabit Society, restando divisa in territori a tre velocità dove le aree periferiche rimangono puntualmente escluse dagli investimenti dei privati. Nonostante gli sforzi del PNRR, la piena connettività a 1 Gbit/s appare ancora come una chimera per milioni di cittadini. Per tentare di rimediare ai ritardi cronici e al recente stralcio di oltre 700mila civici dal “Piano Italia 1 Giga” è stato lanciato il nuovo Fondo Nazionale per la Connettività gestito da Invitalia.
Questo nuovo piano mette sul piatto circa 700 milioni di euro per intervenire nelle zone d’ombra del mercato, ma la cifra appare decisamente sottodimensionata rispetto alla reale entità del problema. Se da un lato la mappatura Infratel identifica ben 4,5 milioni di indirizzi ancora fuori dai giochi, il nuovo bando ne prevede il cablaggio obbligatorio per appena 402mila, lasciando scoperta una fetta enorme della popolazione.
Sommario
Fibra ottica dopo il PNRR: tra numeri e cantieri infiniti, l’Italia rincorre il futuro trascinando i problemi di sempre
Tutto ha inizio con la gestione delle zone d’ombra: nel contributo di RegTech News Invitalia va in soccorso del Piano Italia a 1 Giga e lo trascina fino al 2030, viene spiegato come l’ingresso di Invitalia rappresenti un tentativo estremo di salvare gli obiettivi europei, allungando però inevitabilmente i tempi di realizzazione. Questo passaggio di consegne nasce da una situazione di forte tensione, descritta in Disastro Italia 1 Giga: la fibra non arriva, cittadini infuriati. Il Governo passa la palla a Invitalia, dove emerge chiaramente il divario tra le promesse del PNRR e l’effettiva posa della fibra sul territorio.
Nonostante il cambio di governance, le modalità operative hanno subito sollevato nuovi dubbi. L’articolo CONNETTIVITÀ: INVITALIA PUBBLICA BANDO FNC, MA È POLEMICA SU “CONSULTAZIONI LAMPO” analizza le perplessità degli operatori riguardo alla velocità e alla trasparenza delle procedure adottate per il nuovo bando. Per chi volesse approfondire le possibili soluzioni e i correttivi necessari, l’analisi prosegue con i Consigli per il Piano di Invitalia “Fondo Nazionale Connettività”, che offre spunti tecnici per evitare di ripetere gli errori del passato.
In definitiva, la fotografia attuale suggerisce che, nonostante i nuovi fondi, le barriere strutturali rimangano intatte. Come illustrato in Piano gigabit al 2030, restano i problemi di sempre, l’Italia rischia di arrivare all’appuntamento della Gigabit Society con il fiato corto, ostacolata da burocrazia e mappature imprecise.
I numeri “cabalistici” del nuovo piano Fondo Nazionale Connettività
A complicare ulteriormente il quadro si sono aggiunte le tensioni geopolitiche internazionali, che hanno innescato un brusco aumento dei costi di trasporto e delle materie prime, come asfalto e bitume. Questo rincaro grava pesantemente sulle imprese di telecomunicazioni impegnate negli scavi per le reti ottiche, mettendo a rischio l’equilibrio economico dei contratti e la stessa chiusura dei cantieri nei tempi previsti. In definitiva, tra risorse insufficienti, target ridimensionati e costi in ascesa, l’ambizione di una società digitale uniforme continua a scontrarsi con una realtà fatta di frammentazione e ostacoli imprevisti.
Mentre l’inchiostro dell’articolo di Andrea Biondi e Carmine Fotina sul Sole 24 Ore era ancora fresco, il bando Fondo Nazionale per la Connettività (FNC) di Invitalia ha già chiuso i battenti (scadenza 11 maggio 2026). Le prime indiscrezioni confermano in pieno le perplessità sollevate sulle consultazioni lampo di febbraio: un adempimento formale e velocissimo, i cui esiti restano incerti e i cui numeri sembrano usciti da un trattato di alchimia medievale piuttosto che da una mappatura tecnica e da una programmazione credibile.
Come titola Il Sole 24 Ore, la nuova fase della banda ultralarga parte da 403mila civici. Ma è un numero approssimato per eccesso e lontano dalle necessità emerse in fase di mappatura. Analizzando il dettaglio, emergono cifre che lasciano perplessi:
- 402.896 civici obbligatori: il minimo contrattuale per incassare i contributi pubblici (fino al 70%).
- Fino a 368.186 civici facoltativi: quelli che danno punteggio tecnico in gara, ma non sono vincolanti.
- Il divario: Il totale massimo “premio” è di circa 771.000 civici, ma il bacino ammissibile dalle mappature Infratel 2025 sarebbe di 1,8 milioni di indirizzi.
Numeri che sembrano incerti a distanza di anni dal walk in degli operatori. Tra mappature che cambiano, civici che spariscono e coordinate di scarsa qualità, il copione sembra l’unica cosa certa, nel solco degli errori del PNRR, un’abitudine che potrebbe non cambiare mai.
Il contesto PNRR si ripete: non si può bere dall’idrante
Il fondo da circa 700-733 milioni di euro rappresenta la “frattaglia” rimasta dopo lo stralcio di migliaia di civici dal precedente Piano Italia 1 Giga. Tutto si è svolto in tempi record: bando pubblicato il 9 aprile e chiuso in un mese, esattamente come le consultazioni di febbraio di cui non si sa ancora nulla di concreto in merito alle risultanze dei contributi inviati dagli operatori.
Gli operatori hanno dovuto presentare progetti complessi senza sapere quanto le loro osservazioni fossero state accolte. Ora si scopre che il target obbligatorio è meno della metà del bacino dichiarato: il resto dipenderà dalla buona volontà degli operatori e dalla giungla di permessi, burocrazia locale e contenziosi.
La domanda sospesa
Se già sulla fibra nelle zone a fallimento di mercato i numeri sembrano “magia”, resta l’incognita sugli altri capitoli del PNRR: sanità digitale, scuole e transizione ecologica. Una governance frammentata (tra Dipartimento Digitale, Infratel, Invitalia e Regioni) continua a produrre piani ambiziosi sulla carta ma cantieri incerti sul territorio. Un territorio già vessato da tasse che aggrediscono gli operatori locali come il CUP.
Il bando è chiuso e tra poche settimane sapremo chi ha vinto i sette lotti geografici. Solo allora inizierà la vera partita dell’esecuzione. Fino ad allora, il sospetto resta: si continua a usare l’idrante europeo per bere, senza aver mai riparato la bottiglia. Per non parlare dell’interesse di Poste Italiane come nuovo attore protagonista sulla scena delle TLC in Italia. E’ da ritenere che oltre il Polo Strategico Nazionale, ci sia anche un focus specifico sullo sviluppo infrastrutturale del Paese. La fibra è la precondizione dei mercati ancillari e sarà così a lungo.
Ulteriori stanziamenti: ecco il “Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione” per l’anno 2026
Nella Gazzetta Ufficiale n. 120 del 26 maggio 2026 è stato pubblicato il decreto del Dipartimento per la Trasformazione Digitale che assegna le risorse del “Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione” per l’anno 2026, con uno stanziamento complessivo di oltre 35 milioni di euro.
La somma viene suddivisa in due macro-aree di spesa:
- La quota principale, pari a circa 31,6 milioni di euro, è destinata a finanziare progetti e acquisti per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, il potenziamento e l’interoperabilità delle banche dati pubbliche e l’attuazione dell’agenda digitale. Questi fondi sosterranno anche l’innovazione delle imprese, le reti ultraveloci fisse e mobili, la diffusione delle competenze digitali tra i cittadini e lo sviluppo delle tecnologie emergenti, con un focus specifico sull’intelligenza artificiale. Una parte di questo importo finanzierà inoltre la partecipazione dell’Italia a iniziative e tavoli di lavoro internazionali sulle politiche digitali.
- La restante parte, pari a circa 3,5 milioni di euro, viene riservata alle spese di assistenza tecnica, all’acquisto di beni e servizi correlati e all’organizzazione di eventi divulgativi legati alle attività del fondo.
L’attuazione di questi interventi avverrà tramite accordi e convenzioni tra il Dipartimento e le amministrazioni pubbliche, enti o società pubbliche, oppure attraverso interventi diretti e procedure di gara pubblica. Tutti i progetti dovranno essere realizzati mettendo al centro la sicurezza informatica e rispettando pienamente le competenze dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

