Giovanni Floris a Ballarò dimostra di non sapere cos’è la banda larga e la rete di nuova generazione

Non so se avete visto cosa è successo a Ballarò stasera. Sono talmente basito, deluso, allarmato e disgustato che dopo mesi che non scrivevo un post su questo blog, sono costretto a riaprirlo solo per esporvi questo fatto.

Si parlava di liberalizzazioni, di come separare la rete dai servizi.

Il sottosegretario all’economia ha parlato di acqua, energia, trasporti e… Banda Larga come esempi in cui è meglio per la concorrenza e per i consumatori se chi gestisce la rete (ferrovie, acquedotti, reti elettriche e di telecomunicazioni) sia un soggetto diverso e separato da chi ci fa passare sopra i servizi (vagoni, acqua, elettricità, servizi TLC).

A questo punto Giovanni Floris, che conduce da anni la trasmissione, ha chiesto: ?”La banda larga è quella regalata a Mediaset e Rai?”. Dimostrando in questo modo di non sapere cosa è la banda larga.

Il sottosegretario all’economia ha quindi ribattuto: “No Floris, la banda larga è il problema legato a Telecom Italia e la rete ottica di nuova generazione”.

Floris, completamente disinteressato al problema della fibra ottica, ha chiesto se ci rientrava comunque il problema delle frequenze regalate a Mediaset.

Sono basito.

Quando Vespa fece gli svarioni su Internet abbiamo tutti sollevato un vespaio.

Una rete come la Rai, una trasmissione come Ballarò, un conduttore di pregio come Floris, la sua redazione, non possono ignorare un interesse della collettività: la necessità della infrastrutturazione ottica del Paese, la necessità di investire in innovazione, la difficoltà a fare certi investimenti infrastrutturali, le possibili soluzioni per incentivare i servizi, diffondendo Internet sul territorio nazionale.

Dovremmo assolutamente far capire a Floris che è la banda larga. Io domani mattina mi attiverò per questo.

11 gen 2012, | Filed under Cultura, Telecomunicazioni
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Una mia dichiarazione a Il Sole24Ore sulla migrazione delle reti telefoniche su protocollo Internet

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(cliccare sull’immagine per ingrandire la foto)

Le reti telefoniche sposano internet
Daniele Lepido
MILANO

Cornette digitali crescono: i network telefonici sposeranno integralmente internet e rilanceranno, all’insegna dell’interoperabilità, le piattaforme Voip e le chiamate via-web, fino ad oggi mai troppo gradite ai big delle tlc.
Nel Consiglio di ieri la Commissione infrastrutture e reti dell’Agcom ha approvato una delibera contenente interventi regolamentari relativi proprio alla interconnessione Ip (Internet protocol) e alla interoperabilità per la fornitura di servizi Voip, un «provvedimento importante per contribuire a compiere un salto di qualità al sistema delle telecomunicazioni italiane», spiega l’Autorità in una nota.
Il provvedimento, adottato dopo una consultazione pubblica alla quale hanno partecipato gli operatori telefonici e l’Associazione italiana degli internet provider (Aiip), accelera l’evoluzione delle attuali reti telefoniche basate sulla tecnologia così detta Tdm (Time division multiplexing, un sistema per far condividere uno stesso canale di comunicazione a più utenti) verso architetture di nuova generazione basate appunto su protocollo Ip.
«Un provvedimento centrale – spiega al Sole 24 Ore il commissario dell’Agcom Nicola D’Angelo, relatore del testo insieme con Stefano Mannoni – che avrà effetti positivi sulla qualità dei network e dei servizi per famiglie e aziende, avvicinando il mondo del web alle piattaforme telefoniche anche grazie a una tempistica particolarmente celere».
E infatti la delibera prevede il passaggio all’interconnessione all-Ip come unica modalità a partire dal 1° gennaio 2013, con l’utilizzo di specifiche di interconnessione Etsi/Itu (gli organismi di standardizzazione internazionale), che consentono la fornitura di servizi a qualità garantita. Ma anche una riduzione del numero dei bacini di raccolta/terminazione per l’interconnessione alla rete di Telecom, i quali passano da 660 a 16 (corrispondenti a 32 nodi di interconnessione, due per ogni area) grazie alle maggiori performance delle reti digitali.
«Il passaggio integrale delle reti telefoniche su protocollo internet – sostiene Dario Denni, segretario generale dell’Aiip – è una vera rivoluzione copernicana dei network perché permetterà, soprattutto ai piccoli operatori che già offrono servizi Voip più vantaggiosi rispetto alla voce tradizionale, di allargare le proprie offerte e di conquistare altre fette di mercato con pacchetti Voip di qualità e a costi inferiori».
Intanto, come previsto (si veda il Sole 24 Ore di ieri), la discussione all’interno dell’Agcom sulle tariffe di terminazione è stata spostata a dopo l’audizione parlamentare che il presidente Calabrò terrà alla Camera il prossimo 8 novembre, mentre la prima data disponibile in agenda per (ri)iniziare un nuovo percorso di décalage su questo “pedaggio”, come indicato dalla Commissione europea, sarà tra due settimane, al Consiglio del 17 novembre.

04 novembre 2011
Fonte Banche Dati Sole

Dario Denni interviene a Neutral Access 2010: La Knowledge Economy dall’Enciclopedie a Wikipedia, dal rame alla fibra

Il mio intervento all’Università di Urbino lo scorso anno chiarisce gli ostacoli all’infrastrutturazione ottica del nostro Paese.

Il futuro dell’e-book

In Italia dal dopoguerra ad oggi si legge il solito numero di libri.

Dico “legge” e non “vende”, perchè l’analisi qui non può essere solo economica. Anche quando il supporto era la pietra l’aspetto culturale era prevalente.

C’è piu’ cultura in un libro rilegato in pelle nel mio Dante per ipad?

Perchè vedete, non ci sarà ebook a togliere verità a un geroglifico, tanto per intenderci. La stele di rosetta rimarra’ come fatto linguistico per sempre (salvo distruzione).

Io ho maturato un convincimento.

Se l’ebook  si limita ad essere una riproposizione in forma digitale del cartaceo, o della pietra, di futuro ne vedo… ma ne vedo ben poco.

Se invece si candida ad essere una forma del contenuto arricchita di quello che la carta non veicola o non esalta, allora probabilmente di futuro ce ne sarà ma fintanto che ci andrà di interagire con quel contenuto. Di assimilarlo in un certo modo.

Assimilare significa infatti rendere simili a sè stessi. Se non ci sforziamo ad essere digitali non saremo mai in grado di assimilare pienamente un ebook.

25 feb 2011, | Filed under Cultura, Economia, Generale
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Si all’Agenda Digitale, ma senza strumentalizzazioni – di Dario Denni

E’ stata presentata oggi a Roma un’iniziativa privata che va sotto il nome di Agenda Digitale.

Chiunque cerchi di dissociarsi da essa cade nel fastidiosissimo equivoco di sembrare in opposizione con la digitalizzazione del Paese o, peggio ancora, contro il piano strategico europeo che invece è un faro regolamentare per tutti gli addetti al settore delle telecomunicazioni.

Entrando nel merito dell’iniziativa portata avanti da 100 famosi firmatari, mi sento di dover procedere anzitutto a raccogliere e condividere la bocciatura del Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, al quale è stata annunciata in maniera a dir poco brutale, ossia con una pagina urlata sul quotidiano nazionale più diffuso, il Corriere della Sera.

Partendo da questo punto – che indica da subito una manifesta incapacità propositiva in termini di comunicazione e di dialogo – si trova nell’immediato un motivo per cercare nelle pagine del sito Internet dedicato all’iniziativa, le prime risposte ad alcune domande che nascono spontanee a chi si trova a dover fronteggiare un assalto mediatico così inaudito, rivolto alla politica del Governo in materia.

Ed è così che, navigando le pagine di agendadigitale.org si scopre che tra i promotori dell’iniziativa ci sono gli amministratori delegati delle più importanti aziende di TLC in Italia, ed accanto a loro un testimonial del calibro di Fiorello. A seguire imprenditori ed ex imprenditori, tutti uniti a manifestare un dissenso verso le politiche del Governo.

L’iniziativa ha fatto subito il giro dei blog di alcuni giornalisti e avvocati che direttamente o indirettamente lavorano a questa causa.

L’accusa è grave. Secondo i firmatari dell’Agenda Digitale, l’Italia e quindi il Governo, non sta facendo abbastanza per la digitalizzazione del Paese. E’ proprio quanto si legge in un articolo a firma di uno dei promotori di Agenda Digitale, che arriva ad accusare il Ministro Romani “per la sua inconsistente attività nei panni di Sottosegretario alle Comunicazioni, per le comiche assicurazioni sugli investimenti promessi, sempre poi rapidamente smentite dai fatti, o per la generale incapacità della politica nostrana a mostrare capacità di indirizzo nelle scelte di sviluppo tecnologico del Paese

Mai occasione fu piu’ gradita ai parlamentari recentemente usciti dalla maggioranza, per richiamare il conflitto di interessi. E come era facile prevedere, l’occasione è stata subito  colta al balzo da alcuni parlamentari dell’opposizione, che sono stati capaci perfino di citare il “Caso Ruby” .

Cos’altro aggiungere?

Non possiamo nemmeno stupirci se questa iniziativa – prestandosi a simili strumentalizzazioni – abbia portato il dibattito altrove, spostando il focus lontano anni luce dai problemi del Paese.

La causa – sia chiaro – è certamente una giusta causa: dotare l’Italia di un’agenda digitale.

Ma chi l’ha detto che non si sta facendo?

Perchè vedete, una cosa che secondo me sembra sfuggita ai firmatari, è che la regolamentazione non si fa sui blog.

E’ sufficiente a questo punto riportare il dibattito nelle sedi competenti, dove peraltro è sempre stato, senza alterare il delicato equilibrio raggiunto grazie alla caparbietà del Ministro Romani nei tavoli tecnici ancora in corso sul tema, e nelle istituzioni pubbliche, lasciando ogni ulteriore analisi introspettiva ai consigli di amministrazione delle società firmatarie.

Critica ragionata a Stefano Rodotà e al suo articolo su WIKILEAKS apparso su Repubblica del 8/12/2010

Secondo Stefano Rodotà, la vicenda che ruota attorno al sito WIKILEAKS apre la via ad un nuovo modello democratico basato sulla trasparenza. E ovviamente io non sono d’accordo. Il segreto e la trasparenza sono due concetti ben distinti. In queste poche righe cercherò di spiegare perchè.

Wikileaks pone un tema di sicurezza nazionale. Si passa attraverso una nuova gestione documentale di materiale riservato che deve cambiare e rafforzarsi. Ma cio’ che è segreto nulla ha a che fare con la trasparenza.

Rodota’ cerca furbescamente di far passare l’idea di uno Stato/Amministrazione dove il concetto di trasparenza e’ rilevante. Peccato pero’ che non possiamo parlare di trasparenza sui documenti riservati della diplomazia internazionale.

Proprio per questo sto polemizzando con Rodotà che da giurista non contribuisce affatto a chiarire il quadro ma lo mistifica. Trovo che sia sbagliata l’idea di uno Stato che per essere democratico deve necessariamente rinunciare al segreto in nome di una fantomatica trasparenza. Acconsentire alla pubblicazione di tutto o per dirla con Rodotà “smetterla di arroccarsi dietro al segreto” è quantomai sbagliato e qualunquista.

Il Segreto c’è ed è un istituto pubblicistico ben preciso che risponde a varie ragioni di ordine pubblico.

Detto questo il dibattito prende due direzioni. La prima è quella che preferisco lasciare ai fautori della democrazia diretta. Non credo in una democrazia elettronica basata sulla partecipazione del cittadino a scelte che non gli competono.

Credo in Internet come strumento di controllo ma non di intrusione, come strumento partecipativo in termini di iniziative democratiche dal basso. Ma la vita reale ci mostra un quadro completamente diverso. Essere trasparenti non significa mettere on line documenti riservati.

Essere trasparenti, peraltro, è una condotta riferibile alla pubblica amministrazione nei suoi rapporti con il cittadino e le aziende. Non riguarda in nessun caso lo Stato/Nazione e giammai i rapporti tra Stati.

Ecco la seconda direttiva di natura sicuritaria: i segreti di Wikileaks non sono mere puttanate ma pericolosissime informazioni potenzalmente capaci di aprire un terzo conflitto mondiale.

Immaginiamoci a titolo di esempio, una ricognizione militare segreta sulla Corea. Che risvolti aprirebbe conoscere azioni militari? Siamo ancora convinti che aumenterebbe la democrazia la diffusione di queste notizie? E se poi dovessero dimostrarsi addirittura false o tradotte male?

Questo ci dice che i problemi che ha aperto la vicenda di WIKILEAKS non si prestano a soluzioni facili ma tutt’altro devono avviare un dibattito sereno e competente sul futuro di Internet e delle libertà.

INTERNET CHIAMA ITALIA 2010

Così come non esiste una ricetta garantita che consente al cuoco di avere il riscontro del pubblico e un locale di successo, allo stesso modo avere una buona riuscita nel proprio lavoro non significa necessariamente saper lavorare bene e non si determina solo con l’impegno. A volte tutto questo non basta.

Però questa volta, come in una grande congiuntura astrale, abbiamo sovvertito la legge di Murphy e tutto quello che poteva andare bene è andato benissimo, direi quasi in maniera eccellente.

Perfino il TG1 ha ripreso l’evento organizzato dall’Associazione Italiana Internet Provider per aprire il dibattito sulla rete di nuova generazione in fibra ottica nazionale.

Un successo che ascrivo a tutte le persone con cui ho il piacere e l’onore di collaborare da quasi 5 anni e che rappresentano l’anima nobile delle Telecomunicazioni in Italia.

Stiamo parlando di 50 imprese sane, senza indebitamenti, senza lavatrici, senza paradisi, senza denari pubblici.

Grazie quindi a tutti gli amici di AIIP, a tutte le persone che mi vogliono bene, agli amici relatori che mi hanno onorato della loro presenza, a chi ha avuto la pazienza di correggere bozze, fare video editing, relazionarsi con la stampa e con la logistica. A tutti il mio piu’ sentito ringraziamento.

Internet non può attendere. Internet Chiama Italia.

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(il frame del servizio del TG1 riprende la mia intro dal palco)