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Presentazione dell’Apple Watch: prime impressioni

La sensazione diffusa è quella di chi dice “Non mi serve un Apple Watch”. Prodotto per il momento IMMATURO perchè, nonostante il titanico sforzo di Apple si fa fatica ad individuarne un’utilità marginale diversa, ancorchè non superiore, a quel computer che abbiamo in tasca. Certamente è un prodotto innovativo soprattutto per I MERCATI che apre. Non uno solo, ma piu’ mercati. Già solo la personalizzazione dei cinturini (quelli di Apple sono geniali). Le varie App che usciranno a dare veramente senso all’acquisto, saranno determinanti per una diffusione di questo nuovo device. ?#?Samsung? ha ragione di mordersi i polsi (i.e. le mani). Intendo dire che il diretto competitor ha semplicemente portato lo schermo del telefonino sul polso. La Mela ha tagliato il cordone ombelicale e ha gettato una serie di ponti importanti con i partner che possono trascinare il prodotto. Lo si vede già dalla presentazione: il co branding apre all’immaginario. Ad esempio sono visibili con chiarezza il marchio ?#?Nike? e ?#?WaltDisney? che giocano in doppia altre partite importanti con la ?#?apple?. Il problema principale è capire a che serve questo device. Io non l’ho capito. Mi sarei posizionato solo sul mercato di fascia alta, senza arrivare al lusso (ricordate ?#?vertu?) Riconosco infine un’esasperata ingegneria di prodotto intesa come fa Apple, come ricerca della perfezione. Penso proprio che a Steve Jobs questo Watch sarebbe piaciuto. http://ow.ly/BjADn

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10 set 2014,

Tim, Vodafone, Wind, H3g: La grande guerra degli operatori telefonici – di Dario Denni

 

 

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Gli ultimi 5 anni sono stati difficili per il mercato della telefonia mobile. Gli operatori italiani o, per meglio dire, gli operatori che offrono servizi in Italia (visto che Wind è russa, Vodafone inglese, H3G cinese) hanno combattuto tra loro una guerra fratricida. Dopo l’iniezione di nuove SIM necessarie per far navigare i Tablet-pc come l’iPad, il mercato è tornato a crescere facendo salire il livello di competizione al punto che la concorrenza è degradata ad una semplice guerra di tariffe infra-operatore (ossia tra reti diverse) e addirittura intra-operatore – ossia all’interno della stessa rete tra proprietario infrastrutturato e l’operatore mobile virtuale (cioè quello che compra traffico e lo rivende con un suo brand e una sua scheda). Per il resto si sono tutti allineati a una selling proposition uniforme che non mi sembra abbia portato alcun vantaggio. Se mi seguirete in questo lungo post, cercherò di non annoiarvi troppo con acronimi e numeri.

Dunque: tradizionalmente il mercato della telefonia ha ricevuto delle forme di incentivi per l’infrastrutturazione. Vale a dire che si è cercato di garantire un ritorno del capitale a chi – dopo aver investito fior di quattrini per l’acquisto delle frequenze – era chiamato anche a mettere le antenne ed i tralicci e l’informatica necessaria per farli funzionare. Un delicato sistema di pesi e contrappesi ha dato vita a una serie infinita di compromessi. Storica fu l’abolizione dei costi di ricarica barattata con il rinnovo gratuito della durata delle licenze. Ma andiamo avanti.

  • PROFITTI, EXTRAPROFITTI e SUSSIDI INCROCIATI
  • LA MESSAGGISTICA ISTANTANEA e LE OFFERTE FLAT
  • VENDITORI DI TRAFFICO TELEFONICO O DI TELEFONI CELLULARI?
  • LE OFFERTE PREDATORIE COME SEGNALE DI DECLINO
  • IL RUOLO DEL MARKETING NELLA FORMAZIONE DEI CLIENTI DI TELEFONIA
  • MA COME RISOLLEVARE I PREZZI DOPO LA GRANDE SVENDITA?

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18 giu 2014,

Te la do io l’America! Ecco come cambia la netneutrality dopo il caso FCC Netflix

 

La Commissione europea ha superato la neutralità della rete, un principio ormai obsoleto e dannosissimo per l’evoluzione dell’infrastruttura di nuova generazione. Ecco perché in un nuovo intervento della serie di approfondimenti avviati da Formiche.net sulle sorti della televisione in Rete.

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13 mar 2014,

The reasons why we can’t recognize Google as a defensor of Made in Italy

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Non possiamo nascondere un certo imbarazzo di fronte ad iniziative umanitarie non richieste che arrivano dall’estero, senza alcuna sollecitazione, a sostenere il nostro sistema. Lo abbiamo visto per la TAV, quando la Svizzera recentemente ha proposto di sostenere lei le spese per la realizzazione dell’infrastruttura sul nostro territorio. Lo vediamo oggi con la multinazionale americana Google che vuole aiutarci a difendere i prodotti fatti in Italia.

Diciamo da subito di essere dichiaratamente contrari ad iniziative di questo tipo.

 

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23 gen 2014,

Ecco la verità su AGCOM e DDAONLINE

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Non è bello, non mi piace e non ho nemmeno voglia di fare da controcanto alle critiche infondate che sono piovute contro il regolamento AGCOM sul diritto d’autore on line. Continua a farsi sentire una frangia violenta di scrittori, per lo piu’ legulei, capaci di invertire il senso delle parole e di dare ai fatti interpretazioni malevole che mi spingono tutte le volte a chiedermi perché chi ha la responsabilità editoriale di quel giornale, sito o blog, lascia che siano pubblicate falsità e sciocchezze create probabilmente ad arte per attrarre lettori ed avere visibilità.

Ed è così che un semplice rinvio del dibattito sul regolamento alla Camera, diventa una notizia se viene fatta passare come un’inammissibilità di interventi e repliche. Così come, allo stesso modo, le congratulazioni della Commissione Europea, che ben possono arrivare per molti canali, diventano un intrigo internazionale. Infatti esce fuori una lettera contenente i rilievi europei alla delibera che all’epoca era solo in bozza e i detrattori la trasformano in un orpello per chiedere un’ulteriore notifica della versione finale a Bruxelles. Un atto non dovuto e che semplicemente non esiste. Altrimenti nel caso sarebbe l’Europa a chiederlo e non certamente un quisque de populo.

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16 gen 2014,

Migrazione da Telecom Italia a Tiscali : ADSL e Voce fatturati due volte

Ho fatto il passaggio a Tiscali 7 mesi fa, a giugno. E’ migrata la ADSL dopo 3 settimane dal contratto. E’ arrivato il router. Pinga e sale. E’ arrivato pure SMS di conferma “il tuo numero è con noi” ad agosto.

Ieri – dopo 7 mesi – mi è arrivata una bolletta astronomica di Telecom Italia. Chiamo il 191: a Telecom risulta che sto ancora con loro.

Allora navigo MyTIscali senza trovare un form di segnalazioni per risolvere online. Dunque chiamo l’helpdesk Tiscali e sto due ore (2ORE!) perchè mi risponda qualcuno al 130 a cui risulta che ho il servizio ADSL con loro ma solo la voce non è migrata.

Telecom non chiude ancora il contratto perchè Tiscali non ha segnalato.  Ma che aziende. Che migrazioni.

UAU. Non volevo proprio… ma devo davvero chiamare qualche amico per risolvere il problema?

P.S. Il servizio help desk di Tiscali online, 130 e social (Twitter e Facebook) è penoso. Al telefono aspetti 2 ore. Il sito Tiscali non ha moduli  form online di segnalazione. I social non rispondono e comunque non c’è privacy a twittare un tuo problema.

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10 gen 2014,

Chi è Marco Fossati?

Vi propongo i link a due articoli che ho scritto per accendere un faro sulla figura e sulle strategie di Marco Fossati.

Gli ultimi tre mesi di Marco Fossati: dal dado Star a F2i attraverso Telecom Italia – di Dario Denni

Da qualche mese abbiamo un nuovo protagonista nel panorama delle TLC italiane: il suo nome è Marco Fossati. Rimasto per anni silente mentre vedeva erodersi il suo capitale investito, nel giro di poche settimane si è però dimostrato capace di salire in quota critica come azionariato di Telecom Italia spingendosi fino a chiedere la revoca del Consiglio di Amministrazione con tanto di fissazione di Assemblea e di cospirazione con altri investitori internazionali contrari alle scelte del management in primis, nonché di TELCO e del modus operandi di coloro che lo hanno incomprensibilmente escluso dal collocamento dei convertendo. Procediamo per gradi.

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Da Telecom Italia a F2i: tutte le strategie di Marco Fossati – di Dario Denni

TELECOMS – Le ultimissime notizie sugli scenari azionari internazionali di Telecom Italia hanno portato alla ribalta Marco Fossati, investitore italiano da sempre molto critico con il management che guida l’azienda, responsabile a suo dire dell’erosione del valore delle sue azioni e che per questo dovrà sottoporsi in Assemblea ad una mozione di sfiducia che rischia di travolgere per la prima volta l’intero CDA.

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13 dic 2013,