Le flotte aziendali. Questo è l’obiettivo. Altrove non c’è spazio di crescita, per ora. Il rapporto Impacts of Automated Ridehailing Services in the EU esplora il futuro della mobilità automatizzata nell’Unione Europea, analizzando come i servizi di ridehailing senza conducente trasformeranno l’economia e la società entro il 2050.
Lo studio stima che l’adozione di questi veicoli genererà circa 18 miliardi di euro di valore aggiunto e sosterrà quasi 474.000 posti di lavoro specializzati nei settori della produzione e della gestione operativa. Oltre ai benefici finanziari, l’integrazione di sistemi a guida autonoma promette di migliorare drasticamente la sicurezza stradale e di ridurre le emissioni di carbonio, promuovendo una mobilità più sostenibile.
L’analisi esamina scenari specifici per nazioni come Germania, Francia e Spagna, (Italia non pervenuta!) evidenziando la necessità di un quadro normativo armonizzato a livello europeo. Infine, il documento sottolinea l’importanza di rafforzare la fiducia del pubblico e la competitività industriale per consolidare la leadership tecnologica dell’UE nel settore dei trasporti.
Sommario
La Connected and Automated Mobility (CAM)
L’introduzione della Connected and Automated Mobility (CAM) segna l’inizio di una trasformazione strutturale che trascende la mera innovazione tecnologica per configurarsi come un cambio di paradigma sistemico nel Mercato Unico Europeo. Secondo le proiezioni del Joint Research Centre (2025), l’automazione dei veicoli passeggeri è destinata a generare un valore aggiunto cumulativo stimato in 1,5 trilioni di euro tra il 2020 e il 2050. In questo contesto, il segmento specifico del ridehailing automatizzato agirà da catalizzatore, contribuendo a un output lordo annuo di 50 miliardi di euro entro la metà del secolo. Questa transizione non è solo un’opportunità di crescita, ma un imperativo strategico per preservare la competitività industriale dell’UE di fronte all’avanzata delle potenze tecnologiche globali.
L’industria automobilistica europea sta convergendo verso la visione CCAM (Connected, Cooperative and Automated Mobility) definita dall’ERTRAC per il 2050, spostando il baricentro dal valore dell’hardware verso architetture di veicoli definiti dal software (SDV – Software-Defined Vehicles). La centralità del prodotto fisico viene sostituita da un ecosistema basato su intelligenza artificiale (AI), infrastrutture di cloud/edge computing e connettività V2X.
Questa evoluzione permette di integrare la mobilità in un tessuto urbano intelligente, dove la tecnologia non è fine a se stessa ma è guidata da obiettivi sociali: inclusione, equità e sicurezza. Il ponte logico tra questa visione e la realtà operativa risiede nella solidità del quadro normativo, elemento determinante per la scalabilità commerciale delle soluzioni SAE Livello 4+.
La scalabilità commerciale delle tecnologie di Livello SAE 4+ all’interno del Mercato Unico richiede un’armonizzazione normativa che superi l’attuale dicotomia tra omologazione e dispiegamento. Sebbene l’UE abbia adottato nell’agosto 2022 il primo quadro mondiale per l’approvazione del tipo di veicoli completamente automatizzati, le condizioni operative per il dispiegamento su strada rimangono soggette a una frammentazione critica tra gli Stati membri. Un ostacolo strategico primario è rappresentato dalla classificazione dei sistemi di guida automatizzata (ADS) come “sistemi AI ad alto rischio” ai sensi dell’EU AI Act, una designazione che introduce oneri di conformità significativi e potenziali frizioni per gli investimenti.
L’approccio europeo, basato sulla validazione progressiva e sull’istituzione di “Living Labs” per test in contesti reali, mostra un ritmo prudente rispetto ai modelli competitivi internazionali:
- Stati Uniti: Un quadro normativo flessibile ha permesso a operatori come Waymo di gestire una flotta di oltre 2.500 veicoli commerciali, superando i 10 milioni di viaggi pagati in città come San Francisco e Phoenix.
- Regno Unito: Con l’Automated Vehicles Act 2024, Londra ha stabilito un percorso legale certo per la rimozione del conducente umano, con una piena implementazione prevista entro la fine del 2027.
- Cina: Il passaggio rapido da piloti municipali a standard nazionali rigorosi sta facilitando una scalabilità industriale senza precedenti.
L’incertezza normativa in Europa non influisce solo sulla tempistica del lancio dei servizi, ma determina la distribuzione dei flussi di capitale. Senza un allineamento prestazionale, l’UE rischia di rimanere confinata in una fase di sperimentazione perpetua, precludendosi i benefici economici derivanti dall’adozione di massa.
Scenari di adozione e Flotte
La pianificazione strategica al 2050 richiede una metodologia basata su scenari per mitigare le variabili legate alla prontezza tecnologica e all’accettabilità sociale. Il “tipping point” per l’introduzione sostanziale di veicoli SAE Livello 4 (>1% del parco circolante) è previsto intorno al 2035.
- Scenario Centrale (Baseline): Prevede un quadro di riforme di supporto e un progresso tecnologico moderato. In questo scenario, la flotta di ridehailing automatizzato nell’UE raggiungerà 91.700 veicoli entro il 2035, per poi espandersi a 588.500 unità entro il 2050. A metà secolo, questa flotta coprirà il 2,2% del chilometraggio totale annuo dell’UE (pari a circa il 40% del mercato taxi e PHV).
- Scenario Ottimista: Ipotizza una regolamentazione proattiva e un forte shift comportamentale, con la flotta che potrebbe toccare gli 880.000 veicoli entro il 2050.
- Vincoli di Sistema: È fondamentale notare che, anche negli scenari più aggressivi, il ridehailing (automatizzato e manuale) rimarrà sotto il 7% del chilometraggio totale dei veicoli, in linea con le politiche UE che privilegiano il trasporto pubblico e la mobilità attiva per ridurre l’occupazione di suolo e il traffico individuale.
Questa crescita non rappresenta un semplice aumento volumetrico, ma la creazione di un ecosistema di valore che alimenta direttamente il PIL attraverso la produzione e i servizi.
Il contributo del ridehailing automatizzato all’economia dell’Unione Europea si manifesta attraverso un incremento progressivo del Valore Aggiunto Lordo (GVA). Partendo da un impatto interinale di 3,1 miliardi di euro nel 2035, il settore è proiettato a generare 17,7 miliardi di euro di valore aggiunto annuo entro il 2050.
La scomposizione tecnica del valore rivela una distinzione critica tra cicli di investimento e flussi ricorrenti:
- Componente Manifatturiera (€6,9 miliardi di GVA al 2050): Questa quota deriva dalla produzione dei veicoli base e delle tecnologie specializzate. Entro il 2035, dei 3,9 miliardi di output lordo manifatturiero, circa 3,5 miliardi saranno generati dalla produzione dei veicoli, mentre 400 milioni deriveranno specificamente dall’hardware AV (LiDAR, sensori, GPS) e dallo sviluppo software. Si tratta di guadagni legati alla catena di fornitura industriale.
- Componente Operativa (€10,8 miliardi di GVA al 2050): Rappresenta la spina dorsale della sostenibilità economica a lungo termine. Include la gestione delle flotte, il monitoraggio remoto, la manutenzione specializzata e la ricarica energetica.
Mentre i ricavi manifatturieri sono legati alla vendita del bene (“una tantum”), i servizi operativi garantiscono entrate annuali ricorrenti che stabilizzano l’impatto economico settoriale, creando un volano per l’occupazione specializzata.
Occupazione e Sicurezza stradale
L’automazione non deve essere interpretata come un processo di sostituzione della manodopera, ma come una metamorfosi delle competenze verso profili ad alta intensità tecnologica. Entro il 2050, il settore del ridehailing automatizzato supporterà 473.900 posti di lavoro nell’UE.
La distribuzione geografica e funzionale riflette la forza dei mercati nazionali integrati:
- Core Industries: La produzione richiederà circa 224.900 addetti, focalizzati su ingegneria dei veicoli elettrici, sistemi di controllo e software AI.
- Operazioni e Servizi: Circa 249.000 posti saranno destinati alla gestione operativa, con l’emergere della figura chiave del tele-operatore per la supervisione remota della flotta.
- Impatto nel Mercato Unico: Le nazioni leader includono la Germania (90.000 posti), la Francia (56.000), la Spagna (32.000) e i Paesi Bassi (6.000), evidenziando come il valore si propaghi attraverso le catene di fornitura di componenti critici come sistemi frenanti, powertrain e sensori.
Il successo di questa transizione occupazionale dipenderà dalla capacità dei governi di implementare programmi di reskilling per allineare la forza lavoro alle necessità della mobilità software-driven.
Il valore della CAM supera le metriche puramente fiscali, intervenendo direttamente sulla salute pubblica e sugli obiettivi del Green Deal Europeo.
- Sicurezza Stradale: L’errore umano è responsabile del 95% degli incidenti stradali. Studi condotti su operazioni reali (Waymo) indicano che i veicoli automatizzati riducono del 92% le collisioni che causano lesioni gravi rispetto ai conducenti umani. Questo si traduce in un risparmio sociale annuo di 348 milioni di euro entro il 2050, riducendo drasticamente i costi per la sanità pubblica e i servizi di emergenza.
- Sostenibilità Ambientale: Con una flotta interamente elettrica e l’ottimizzazione degli stili di guida (frenate fluide e velocità costanti), si stima di evitare l’emissione di 595 milioni di kg di CO2 all’anno entro il 2050. Si osserva tuttavia un fenomeno di “rendimenti decrescenti” nel lungo periodo: il tasso di risparmio di CO2 rallenta verso la metà del secolo poiché anche il resto della flotta convenzionale europea sarà ampiamente elettrificato, riducendo il differenziale di emissioni tra AV e veicoli manuali.
Per capitalizzare il potenziale macroeconomico della CAM e non cedere la leadership tecnologica a attori extra-UE, i decisori politici devono adottare una strategia coesa basata su quattro pilastri:
- Quadro Legislativo Armonizzato: Superare la frammentazione nazionale per abilitare operazioni transfrontaliere fluide, trasformando l’UE in un unico mercato scalabile. È necessaria una regolamentazione “performance-based” che semplifichi l’accesso al mercato.
- Integrazione nella Mobilità Urbana (SUMP): La CAM deve essere integrata nei Piani di Mobilità Urbana Sostenibile per completare il trasporto pubblico, evitando che i servizi automatizzati aumentino la congestione o sostituiscano la mobilità attiva.
- Agenda della Competitività (Roadmap “One Europe, One Market”): Allineare le norme CAM alle strategie industriali UE per ridurre la complessità burocratica e trattenere il valore aggiunto e la proprietà intellettuale all’interno dell’Unione.
- Trasparenza e Accettabilità: Stabilire standard UE per la rendicontazione dei dati sulla sicurezza, garantendo un accesso trasparente per valutazioni indipendenti. La fiducia dei cittadini è il presupposto indispensabile per l’adozione su larga scala.
La CAM rappresenta il pilastro fondamentale per un’Europa sicura, prospera e tecnologicamente sovrana entro il 2050. La sfida attuale è trasformare il vantaggio manifatturiero storico in una leadership digitale e operativa permanente.
Ulteriori analisi tecniche e metodologiche sono disponibili presso i portali ufficiali del settore, come progresschamber.org.

