Elon Musk lo conosciamo, è un campione di imprese impossibili che hanno successo. Anche se la missione principale di SpaceX è quasi fantascientifica sembra realizzabile perchè lo dice Elon con forza e sappiamo quanto riesce ad essere persuasivo.
Se non lo dicesse lui, sicuramente l’idea di colonizzare Marte per rendere l’umanità una specie multiplanetaria ed evitare l’estinzione non avrebbe speranza di successo alcuno. Questo dimostra che i piani di Elon Musk hanno una forte componente personale, di persuasione fondata su una serie di successi indiscutibili, con cifre immense messe a disposizione dall’amministrazione americana per sostenere un business che a differenza di tutti gli altri non sembra doversi scontrare con la dura realtà economica.
Tanto per essere chiari, lo sforzo non è solo andare su Marte ma andare su Marte per costruire una città e la questione non è banale visto che sul Pianeta Rosso nessun umano ha ancora messo piede. Principalmente servono soldi, anzi servono tantissimi soldi. Per questo motivo, più di dieci anni fa è nato Starlink come driver di cassa. Fondamentalmente il primo uso che garantisce una credibilità all’intero progetto e che sta funzionando molto molto bene. L’idea di Musk era semplice: vendere un servizio ordinario come la connessione internet Wi-Fi per finanziare il costosissimo sogno spaziale. Almeno cosi ci raccontano. E’ una specie di project financing, come il business dell’olio che rompe le strade e chiama una società ad asfaltare del medesimo gruppo, per usare un parallelismo letterario. Tutto è spinto ai limiti.
Sommario
La connettività Starlink tiene in piedi tutto
I documenti finanziari presentati da SpaceX per il suo sbarco in borsa dimostrano che l’intera azienda si regge su questo progetto e non deve stupire. Di materiale per ora non c’è niente se non Starlink, i suoi infiniti satelliti, dual use, particolarmente insidiosi in campi di guerra e di pace. Nel primo caso guidano droni. Nel secondo si inseriscono nella filiera delle telecomunicazioni per distruggere le rendite di posizione. Ma tornando a SpaceX è divisa in tre settori (spazio, intelligenza artificiale e connettività), anche se è un unicum quando si tratta di accedere ai finanziamenti pubblici: non è un cerbero a tre teste. Di testa ce ne sta una sola, quella di Elon Musk. Ecco cosa conta. Conta che è proprio Starlink a trainare il business. Con 11 miliardi di dollari di fatturato nell’ultimo anno, la divisione internet copre più del 60% delle vendite totali ed è l’unica parte dell’azienda a essere stabilmente in attivo. Quindi tutto sta procedendo esattamente come l’hanno pensato.
SpaceX prevede di fissare il prezzo della sua offerta pubblica iniziale (Ipo) a 135 dollari per azione, debuttando al Nasdaq il prossimo 12 giugno. L’azienda ha optato per un prezzo fisso anziché per la classica forchetta di valutazione dopo una serie di incontri preliminari. Secondo fonti vicine all’operazione, la società prevede di vendere 555,6 milioni di azioni per un controvalore di 75 miliardi di dollari; a questa quotazione, la capitalizzazione di mercato di SpaceX raggiungerebbe i 1.750 miliardi di dollari, superando Tesla e posizionandosi come la settima azienda più grande degli Stati Uniti.
Il successo si basa su un meccanismo perfetto, collaudatissimo di finanza di progetto: i razzi di SpaceX portano in orbita i satelliti di Starlink e i guadagni generati dagli abbonamenti internet finanziano la costruzione di altri razzi. Essendoci peraltro un monopolio dei lanciatori, capirete che si può iniziare a guadagnare bene pure con i potenziali competitor che faranno grande fatica a rinfrancarsi da chi si mette al cancello della stazione spaziale e decide chi può entrare, chi no, e a che prezzo.
Si è vero che inizialmente, SpaceX guadagnava solo trasportando merci nello spazio per conto di governi e privati, ma questo mercato era troppo piccolo. Nessuno ha creduto mai che Starlink servisse a quello. Musk ha capito che il mercato globale di internet era così gigantesco che sarebbe bastato conquistarne una minima parte per ottenere cifre superiori all’intero budget della NASA. Ma non si sputa certo nel piatto dove si mangia. Le applicazioni tecnologiche sovente nascono per fini militari, il GPS stesso è nato cosi, Internet è nato cosi. Poi chiaramente si estendono ad usi civili. E l’effetto scala e moltiplicatore è esponenziale. Solo che noi non sappiamo farlo, non sappiamo replicare quel fenomeno a casa nostra. Quindi indubbiamente ci manca qualche ingrediente per fare la torta. E non ce l’abbiamo. Storicamente abbiamo rinunciato allo Spazio per motivi di cassa, forse. O per far quadrare i conti che non quadrano mai con quelle spese enormi.
Come funziona Starlink e perché è in orbita bassa
Proviamo a semplificare i concetti. Internet via satellite non è una novità. Starlink ha solo pensato di ridurre la latenza rimanendo nella cosiddetta “orbita bassa” ossia stando più vicino. Per chiarire, la connessione internet via satellite si divide in tre livelli proprio a seconda della distanza dalla Terra, e ognuno ha caratteristiche molto diverse per dimensioni, velocità e utilizzo. Chiaramente anche di costo.
I satelliti più lontani sono quelli geostazionari, che si trovano a ben 36.000 chilometri di altezza. Quindi sono lontanissimi e sono pure belli grandi, diciamo quanto un furgone merci, e spesso ne basta uno solo per coprire un terzo del pianeta. Ora capite che vengono usati da tempo per la televisione, il meteo e i telefoni satellitari direi di vecchia generazione. Tuttavia, a causa dell’enorme distanza, il segnale impiega molto tempo a fare avanti e indietro. Questo ritardo si chiama “latenza” ed se è esagerata, rende impossibile fare videochiamate o usare servizi internet in tempo reale. In ogni caso ha una sua utilità ma sicuramente ridotta. In passato si sono anche caratterizzati per costi inaccessibili.
A una distanza intermedia, tra i 2.000 e i 36.000 chilometri, troviamo i satelliti a orbita media. Hanno le dimensioni di un’automobile e vengono utilizzati quasi esclusivamente per il funzionamento del GPS e dei sistemi di navigazione, senza avere un ruolo importante nella connessione internet per i normali utenti. Proprio perchè sono ancora lontani, la latenza anche in questo caso è un problema per i servizi internet più sensibili.
La vera rivoluzione arriva con Musk che capisce bene che per internet è meglio mettere i satelliti a orbita bassa, che si trovano a poca distanza dalla Terra, tra i 300 e i 2.000 chilometri. Essendo così vicini, il ritardo del segnale è minimo, offrendo una velocità molto interessante e comunque una latenza decisamente accettabile, speso simile a quella delle reti fisse in rame o mobile della vecchia generazione. Questi satelliti sono piatti e compatti, grandi come una scrivania e quindi entrano benissimo a decine dentro un solo razzo, abbattendo i costi di lancio che sono la vera parte del problema. Il motivo peraltro del successo di Musk è il dominio sui lanciatori.
SpaceX afferma che Starlink ha ora più di 12 milioni di “clienti attivi con internet ad alta velocità” in oltre 160 paesi, territori e altri mercati, rispetto ai 9 milioni di dicembre 2025.
Usi civili di Starlink: le tariffe in Italia
Questi satelliti girano velocissimi intorno alla Terra e comunicano tra loro nello spazio attraverso dei laser, creando una vera e propria rete nel cielo, proprio come avviene a Terra per il wireless, la rete di comunicazioni è interessantissima e funziona egregiamente. In questo modo i satelliti iniziano a scambiarsi i dati direttamente nello spazio e solo dopo decidono di inviarli a terra nel punto più vicino, riuscendo a portare internet in mezzo agli oceani, nelle zone colpite da disastri naturali o nei villaggi più isolati, comprese le aree bianche in Italia dove internet fisso non arriva.
Per l’utente finale il funzionamento è semplice ma non banale, non basta comprare l’antenna e pagare Musk. Si deve installare una piccola parabola fuori casa che si collega a un router Wi-Fi interno. Va tutto alimentato con la corrente. Tracciando un percorso, la richiesta di dati parte dallo smartphone o dal computer, arrivano alla parabola sul tetto, si irraggiano fino ai satelliti in orbita e riscendono in una stazione di terra collegata alle normali reti internet, compiendo tutto il percorso in un tempo ragionevole, in millisecondi, cosi come si misura la latenza.
Dopo aver fatto il debutto dentro il mercato della connettività non restava che aggredire il mercato della telefonia vocale ed ecco che questi satelliti possono iniziare a parlare direttamente con i migliori smartphone capaci di connettersi col satellite, senza bisogno di parabole o modifiche al telefono. In pratica, i satelliti funzionano come delle antenne telefoniche nello spazio, garantendo linea e messaggi anche dove i cellulari non prendono campo o dove i ripetitori a terra sono stati distrutti da un’emergenza. Ora pensiamo solo a Starlink. Domani Amazon avrà la sua costellazione. Potrebbe immergere il costo della fonia entro l’abbonamento prime. E’ facile scalare globalmente quando si ha un ecosistema solido, chiuso, verticale, invincibile. Per questo il reale competitor di Musk, in questo momento, è lo sfidante Bezos. Ma sta ancora molto indietro però.
In assenza di alternative concorrenziali, Starlink può permettersi in Italia un aggiornamento delle tariffe verso l’alto. Con il nuovo listino, il piano da 100 Mbps passa da 29 a 35 euro mensili. L’offerta da 200 Mbps sale invece da 39 a 45 euro al mese, mentre il piano Max arriva a 65 euro rispetto ai precedenti 59 euro.
Il dibattito sulle frequenze radio 2GHz: orizzonte maggio 2027
La Commissione Europea si appresta a varare un piano per ridisegnare l’assegnazione dello spettro satellitare mobile in vista della scadenza, nel maggio 2027, delle licenze attualmente in mano alle statunitensi Viasat ed EchoStar. Nel tentativo di bilanciare la sicurezza strategica con l’apertura del mercato, la proposta prevede di riservare due terzi dello spettro alle aziende del vecchio continente, tra cui il futuro sistema satellitare europeo IRIS2, nato proprio per fare concorrenza a Starlink, aprendo però il restante terzo ai colossi americani come SpaceX e Amazon, oltre che a operatori britannici e norvegesi.
Questa spartizione ha innescato un acceso dibattito interno a Bruxelles. Mentre l’ala più protezionista spingeva per un’esclusività totale europea in nome della sovranità tecnologica, la linea della responsabile tecnologica dell’UE, Henna Virkkunen, orientata a non escludere i grandi attori internazionali, sembra destinata a prevalere. Dal canto suo, la Commissione ha ribadito che la connettività satellitare rappresenta un pilastro fondamentale per la resilienza e la difesa dell’Unione nell’attuale scenario geopolitico, e i dettagli definitivi del piano verranno formalizzati dopo l’imminente riunione dei commissari.
La Commissione europea intende però ridisegnare l’assegnazione delle frequenze mobili destinate agli operatori satellitari (nella banda dei 2 GHz), ponendo un forte accento sulla sovranità tecnologica continentale. Secondo fonti interne, il piano prevede di riservare complessivamente i due terzi dello spettro a operatori europei, lasciando la parte restante accessibile a colossi extra-UE, tra cui Starlink di SpaceX e Amazon Project Kuiper.
Vendi il sogno di Marte e incassa ora
In passato, molte aziende che avevano tentato di lanciare reti di satelliti erano fallite o non avevano sviluppato verticalmente una tecnologia proprietaria capace di dominare, di imporsi, di scalare. Per evitare la bancarotta, gli ingegneri di SpaceX hanno dovuto tagliare drasticamente i costi applicando una filosofia aziendale basata su cinque regole: semplificare, eliminare, ottimizzare, accelerare e automatizzare. Ma non è stata una passeggiata di salute, conoscendo Musk, la porta è sempre aperta, in uscita. Chiunque non accetta le regole del magnate tecnocratico, è fuori. E l’ottimizzazione è anche efficientamento. Un esempio concreto è stato il passaggio dal lancio dei satelliti uno alla volta al rilascio di interi blocchi tutti insieme. Grazie a queste innovazioni, il costo di produzione dei dispositivi è crollato del 59% in pochi anni.
I numeri di questa crescita sono impressionanti: in breve tempo gli abbonati a Starlink sono passati da 2 a oltre 10 milioni, e i satelliti in orbita sono ormai quasi 10.000, con lanci che avvengono ogni tre giorni. L’Italia guarda con interesse, da compratore. E cosi anche gli altri Paesi europei. Tutti spettatori di uno spettacolo, a pagamento. Sebbene i documenti per la borsa parlino di futuri mercati miliardari sulla Luna e su Marte, e leghino lo stipendio di Musk alla nascita di una colonia umana di un milione di abitanti, per ora il vero motore di SpaceX rimane la vendita della connessione internet sulla Terra. E sarà cosi a lungo. Ma servono sempre capitali forti per sostenere il progetto. Avanti tutta con la quotazione.
Dentro il pacchetto c’è pure lo Spazio, Data Center, AI e Social Networks
Quando si analizzano i conti di SpaceX, emerge chiaramente come la connettività di Starlink sia la vera locomotiva economica dell’azienda, e infatti solo di connettività nel 2025 ha incassato ben oltre 11 miliardi di dollari, lasciando a quota 4 miliardi le attività legate ai lanci spaziali. Insomma mi sembra chiaro che la spinta è solo da una parte. E siccome il vero razzo di SpaceX è Starlink, Elon Musk ha pensato bene di mettere dentro il paniere anche l’intelligenza artificiale e i data center. Perfino il social network.
Pensate a Colossus il super data center di Elon. Pensate a XAI che adesso è una divisione, che si occupa di intelligenza artificiale con la piattaforma AI Grok e i relativi centri dati a terra. Tutto messo insieme fa una gran bella figura per chi si vuole quotare. SpaceX potrebbe trarre un doppio vantaggio: da un lato darebbe una spinta decisiva a xAI, la compagnia di intelligenza artificiale di Musk oggi in difficoltà rispetto ai rivali; dall’altro, se decidesse di vendere la potenza di calcolo spaziale ad altre aziende, si trasformerebbe in un fornitore di infrastrutture indispensabile per l’intero settore, seguendo il modello di colossi come Nvidia o TSMC. I primi passi in questa direzione si sono già visti con Anthropic, che ha siglato un accordo miliardario per sfruttare il supercomputer terrestre Colossus di xAI.
Questi numeri stanno accendendo il dibattito a Wall Street su come classificare SpaceX nei listini azionari in vista della quotazione che sarà imminente e di dimensioni mai viste prima. Visto che la maggior parte dei guadagni arriva da internet, l’azienda potrebbe essere inserita nel settore dei servizi di comunicazione, insieme a giganti come Alphabet, Meta e Netflix. Tuttavia, per la sua natura legata ai razzi e alla difesa, potrebbe anche finire nel settore industriale, dove si trovano aziende come Boeing o Northrop Grumman. E’ una speculazione da analisti ma la verità è la prima. Se non ci fosse Elon Musk a dare credibilità alla ricetta, sarebbe una maionese impazzita e non un’amalgama ben riuscita di soldi e business.
Perché i data center sulla Terra non sono sexy come quelli su Marte
La situazione si fa ancora più interessante guardando al futuro dell’intelligenza artificiale. Di solito le società che gestiscono i centri dati terrestri vengono inserite nel settore immobiliare. Elon Musk, però, ha svelato un piano rivoluzionario: spostare i centri dati direttamente nello spazio. Non si fa mai trovare nello stesso posto. Secondo la sua visione, entro pochi anni il modo più economico per fare calcoli complessi sarà lanciare satelliti per l’intelligenza artificiale alimentati dall’energia solare. E’ esattamente quello che ha fatto con Tesla. Mentre tutti fanno data center sulla Terra, lui li fa nello Spazio. Su Marte, dove non ci sono (ancora) regole. Mentre le auto andavano a benzina, lui sceglie l’elettrico e vince la scommessa. I data center su Marte saranno alimentati dal Sole. Tutto futuribile ma non è un inganno se lo dice Elon.
Elon Musk sostiene che entro due o tre anni i data center orbitali (ODC) diventeranno la soluzione più economica per elaborare l’intelligenza artificiale, una previsione che il CEO di OpenAI, Sam Altman, bolla come ridicola. Il successo di questa scommessa dipenderà dal crollo dei costi di lancio e dall’efficienza dei satelliti, che SpaceX intende produrre in serie sfruttando la base dei vecchi Starlink, avendo già richiesto i permessi per lanciarne fino a un milione. Se il progetto funzionasse, i guadagni sarebbero enormi, considerando che la spesa globale per i data center supererà gli 800 miliardi di dollari quest’anno e che i ricavi dei laboratori di IA sono in fortissima crescita, trainati da realtà come Anthropic e OpenAI che puntano a quotazioni azionarie da mille miliardi di dollari.
Nel documento ufficiale per lo sbarco in borsa, SpaceX si definisce a tutti gli effetti un’azienda di centri dati spaziali. Sfruttando i propri razzi per i lanci e la propria tecnologia, l’azienda promette di abbattere i costi rispetto alle strutture terrestri. Se questo progetto andrà in porto, SpaceX potrebbe sfuggire alle regole tradizionali del mercato immobiliare, offrendo una tecnologia che non consuma terreno e che punta a produrre molta più energia di quanta sia disponibile sulla Terra. Dunque cosa si contesta ai data center tradizionali? 1) sono sulla Terra 2) consumano territorio 3) acqua 4) energia 5) impatto sociale ecc. SpaceX li farà nello spazio per azzerare tutti questi punti critici.

