La Sala del Refettorio della Camera dei Deputati ha ospitato un momento di snodo cruciale per la definizione delle politiche digitali nazionali ed europee. Al centro della riflessione, la presentazione della ricerca “Modelli di intelligenza artificiale generativa e assetti di mercato” promossa dalla Fondazione Astrid e curata da un collettivo di esperti composto da Rossana Arcano, Carlo Cambini, Paolo Lupi, Antonio Manganelli, Antonio Perrucci e Giovanni Trotta. Non si è trattato di una mera analisi editoriale, ma di un atto di denuncia tecnica e politica sul posizionamento dell’Italia e dell’Unione Europea in una fase di transizione senza precedenti. L’intelligenza artificiale generativa emerge non solo come un volano economico, ma come una forza pervasiva in grado di riconfigurare i rapporti di forza tra Stato e mercato, impattando direttamente sull’autonomia dei sistemi democratici.
L’inerzia attuale, caratterizzata da un divario crescente tra capacità regolatoria e capacità industriale, configura un rischio esistenziale per la coesione sociale del continente. Rimanere spettatori passivi della rivoluzione algoritmica significa accettare una dipendenza tecnologica che erode progressivamente la sovranità politica e la trasparenza dei processi decisionali. In un contesto dove l’innovazione corre a velocità asimmetriche, la discussione ha beneficiato della prospettiva istituzionale della Vicepresidente della Camera, Anna Ascani, la quale ha inquadrato la sfida come una necessità impellente di autodeterminazione strategica.
Sommario
La Visione Politica e Geopolitica: L’Intervento di Anna Ascani

L’analisi della Vicepresidente Anna Ascani ha evidenziato con estrema lucidità la precarietà della posizione europea nello scacchiere globale, dominato dal duopolio tra Stati Uniti e Cina. I dati relativi alla produzione di modelli fondamentali nel 2024 delineano una gerarchia di potere allarmante: a fronte di 40 modelli sviluppati negli USA e 15 in Cina, l’Europa ne ha espressi soltanto tre.
«L’Europa non può permettersi di restare un vaso di coccio tra vasi in ferro, né può limitarsi a una leadership soltanto regolatoria.»
Questa asimmetria non è un mero dato statistico, ma il riflesso di una debolezza strutturale che trasforma l’Unione in un “vaso di coccio” stretto tra giganti tecnologici. Casi emblematici come la contesa legale tra Elon Musk e Sam Altman o l’ascesa di Anthropic dimostrano come il controllo dei modelli di frontiera sia diventato l’asset geopolitico primario.
«L’Europa non può limitarsi a regolamentare l’innovazione prodotta altrove. Deve contribuire a svilupparla investendo nella ricerca, nelle competenze e nelle infrastrutture necessarie a costruire una vera sovranità tecnologica europea».
In questo scenario, la sola leadership regolatoria, pur incarnata da pilastri quali l’AI Act, il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA), risulta insufficiente se non supportata da una politica industriale aggressiva. Il richiamo di Mario Draghi sulla stagnazione europea come conseguenza del ritardo tecnologico è stato il sottotesto costante della discussione: senza investimenti massicci in ricerca e competenze, le norme rischiano di diventare un esercizio burocratico su tecnologie prodotte altrove.
«Dobbiamo trovare il modo di infrangere l’oligopolio monopolistico di fatto delle Big Tech, perché il rischio è di delegare ad altri ruoli, decisioni, azioni che spettano e devono spettare a noi, di creare una dipendenza che non salvaguarda le persone e i loro diritti»
Da qui la centralità della proposta del Premio Nobel Giorgio Parisi, volta alla creazione di un “CERN dell’intelligenza artificiale” europeo. L’obiettivo è trasformare l’IA in un vero e proprio “bene pubblico europeo”, garantendo che lo sviluppo tecnologico rispetti i canoni di trasparenza e pluralismo che caratterizzano l’ordinamento dell’Unione. L’intero discorso della Vicepresidente si configura come un monito affinché l’Italia e l’Europa non restino semplici spettatori o regolatori di tecnologie altrui, ma diventino protagonisti attivi per salvaguardare i propri assetti economici e democratici.
L’Impatto Economico e la Catena del Valore: La Prospettiva di Giacomo Lasorella

Il contributo tecnico del Presidente dell’AGCOM, Giacomo Lasorella, ha declinato la rivoluzione dell’IA in termini di valore aggiunto e dinamiche di mercato. Con un impatto potenziale stimato tra i 2.600 e i 4.400 miliardi di dollari annui e un’influenza sul 40% delle ore lavorate globalmente, l’IAG si configura come un paradigma trasversale. Sull’impatto nel mondo del lavoro: «Questi sistemi non operano tanto come strumenti di sostituzione del lavoro umano quanto come tecnologie di affiancamento e di potenziamento»
Le evidenze empiriche suggeriscono che l’IA non opererà come un mero sostituto del lavoro umano, ma come un moltiplicatore di produttività: l’aumento del 14% registrato nei servizi di assistenza clienti, con benefici maggiori proprio per i lavoratori meno esperti, indica una via per l’inclusione digitale attraverso l’affiancamento algoritmico. «La tecnologia non è neutrale e il governo dell’intelligenza artificiale è una condizione della qualità della nostra democrazia, oltre che della competitività della nostra economia» ha dichiarato Lasorella.
«La finestra di opportunità per costruire capacità per gestire alleanze istituzionali e acquisire piena legittimità per contribuire al governo di intelligenza artificiale è adesso, quindi adesso occorre evidentemente prepararsi».
Tuttavia, Lasorella ha messo in guardia contro i rischi di “chiusura del mercato” (market foreclosure) derivanti dal potere delle Big Tech, che presidiano l’intera filiera: dalle infrastrutture cloud alla fornitura di dati, fino allo sviluppo dei modelli. Un esempio critico di questa trasformazione è il passaggio dai tradizionali motori di ricerca (Search Engines) ai cosiddetti “Answer Engines“, sistemi che forniscono risposte dirette agli utenti sostituendo l’interazione con i siti sorgente.
«Le autorità indipendenti sono chiamate a un ruolo nuovo, non soltanto guardiane delle regole, ma promotrici attive di un ecosistema dell’innovazione che sia al tempo stesso competitivo e della fiducia dei cittadini.»
Per contrastare i rischi di disintermediazione e tutelare il settore dell’informazione, l’AGCOM ha già attivato canali di segnalazione alla Commissione Europea ai sensi dell’Articolo 35 del DSA, monitorando le piattaforme di dimensioni molto grandi. La vigilanza attiva e proporzionata deve dunque mirare a mantenere bassi i costi di inferenza e a garantire che le partnership strategiche non si traducano in barriere insormontabili per le imprese europee. «C’è un grande bisogno di coordinamento tra garanti. E’ importante che ci sia una sinergia tra tutti questi soggetti e non si affrontino le situazioni da soli»
Il discorso di Lasorella completa quello di Ascani spostando l’attenzione sulla dimensione operativa e regolatoria, ribadendo che l’Europa deve agire ora per non restare schiacciata dai grandi modelli sviluppati altrove.
Governance e Sovranità: Verso un Modello di Vigilanza Attiva
La convergenza tra le analisi politiche ed economiche suggerisce la necessità di un nuovo modello di governance che superi la visione settoriale. Le autorità indipendenti non devono limitarsi a una funzione reattiva, ma devono agire come promotrici di un ecosistema competitivo. Questo richiede un coordinamento serrato e sistemico tra AGCOM, il Garante per la Privacy, l’Antitrust, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e l’AgID. Solo una sinergia tra queste istituzioni può affrontare la complessità di una tecnologia che è, per sua natura, un “Digital Omnibus”.
La sfida regolatoria più complessa riguarda l’evoluzione verso sistemi “agentici”, modelli capaci di operare in modo autonomo e proattivo all’interno dell’ecosistema mediatico. Tali sistemi mettono in crisi le attuali regolamentazioni basate sul rischio statico, poiché l’autonomia dell’agente sposta l’asse della responsabilità verso una dimensione sistemica. In questo quadro, la sovranità tecnologica non è una chiusura autarchica, ma la condizione necessaria per preservare la qualità della democrazia e il pluralismo informativo in un contesto geopolitico segnato da tensioni crescenti.
Governare uno strumento che Papa Francesco ha definito “affascinante e tremendo” impone una consapevolezza diffusa che vada oltre la competenza tecnica. La sfida finale per l’Italia e per l’Europa è quella di orientare il progresso tecnologico affinché resti al servizio della persona, della pace e della giustizia sociale, garantendo che l’innovazione non sia un fine in sé, ma un mezzo per il rafforzamento dei diritti fondamentali.

